sabato 18 agosto 2018

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La piuma bianca

La corsa di Glen Fiddich

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Due uomini, un vecchio ed un giovane, una corsa tra i boschi, uno strano senso di appartenenza reciproca, il desiderio vivere senza lasciare tracce. Niente sarà mai più reale dell'immaginazione tra le ombre dei boschi fitti della contea di Late Rya


di Sergio Mangiameli

Glen Fiddich era un corsaiolo, non un corridore. Correva a piedi senza orologio tra le ombre dei boschi fitti della contea di Late Rya, scansando abeti umidi di muschi spessi due dita, e scisti lucidi, levigati dalla fantasia del tempo. Amava l’afrore degli alberi quasi addosso; non gareggiava mai, perché voleva sentirsi come le bestie selvatiche di Late Rya.
Una mattina di marzo avvertì fiato dietro. Non si voltò, capì. In uno spiffero di spazio, il tempo gli stava portando Jim, che lo passò in scioltezza da sinistra. Era magro, in forma, giovane. Jim sorrise e si pose davanti a Glen, con un’andatura trainante. «Ti prendo, anche se sei più giovane». «Forse…», non smise di sorridergli.
Al primo haystack-stone, che stava lì eretto pietra su pietra da centodieci anni, Glen tentò l’allungo, ma Jim fu più agile e chiuse la luce, esattamente come l’ultima ciappa in cima al pagliaio. Cinque metri prima della curva di Old Chest, Jim sembrò distrarsi un attimo sulla lunga cicatrice del Vecchio per opera di un fulmine che non aveva voluto essere dimenticato, e Glen lo affiancò. Si guardarono e si fermarono insieme, d’accordo, come fossero arrivati.
L’uomo, col respiro accelerato, fissò il giovane: «L’hai passato anche tu, questo, vero?». Senza un bruscolo di affanno, invece, Jim continuò a sorridere: «Sì, Glen. Non c’è niente di quel che provi, che io non abbia vissuto». «Il senso di scontatezza, Jim. Vorrei essere come loro, che perdono tracce, che vivono qui e però non si lasciano scorgere, e che, questo, mai nessuno di loro l’ha provato…».
«Niente abbiamo in più senza un contrappeso. L’immaginazione, Glen. E’ la chiave della porta del nostro sorriso».
Sembrava un masso a forma di gatto, coi baffi lunghi e gli occhi gialli. Non si muoveva di un soffio e li stava osservando.
«Devi fare una sola cosa, adesso, Glen».
«…»
«Anche se sei stanco, se dormi poco, se ti sembra di esser finito al centro del nulla, continua a correre qui a Late Rya. Scorgerai un segnale che solo tu vedrai, ti verrà come un fiato dietro e lo lascerai passare perché non è una gara, questa: è la vita. Niente sarà mai più reale dell’immaginazione. Andiamo, adesso».
Glen riprese a correre, convinto che dietro Jim lo stesse seguendo. Poi capì.
Lo immaginò a parlare in silenzio con un gatto selvatico. Continuò tra muschi gonfi, luci spezzate, fin quando avesse avuto cuore, con un pensiero: «Ciao papà».



© Riproduzione riservata
Pubblicato il 08 marzo 2018



Sergio Mangiameli

Il senso di appartenenza, come ostinato segnavia, con l’ambiente naturale. Sono presente su Facebook


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