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Il condominio ed “El cercator d’ombre”

Blog Cronaca comico-drammatica di una ordinaria "convinvenza" fra condomini in un condominio palermitano tra antipatie reciproche e dispute fisiche su dove posteggiare l'auto negli spazi comuni

Egregio condomino
La S.V. è invitata a partecipare all’Assemblea  condominiale per il giorno 15 cm, alle ore 15,30 in prima convocazione o per giorno 16 c.m. alle ore 20,30 in seconda convocazione presso i locali comuni dello stabile, per discutere e deliberare sul seguente  

ORDINE DEL GIORNO

 Approvazione bilancio consuntivo; approvazione bilancio preventivo; determinazioni da assumere in ordine alla vertenza morosità condominio/signor  Filippo Nisticò; sostituzione citofoni interni e bottoniera citofoni esterni; varie ed eventuali.

Visto l’importanza dei punti all’o. d. g., si invitano i Sig.ri  Condomini ad intervenire con puntualità alla riunione e, se impossibilitati, a  farlo a mezzo delega, il cui modello è allegato di seguito
per distintamente salutare

L’amministratore
Geometra Primavalle Calogero

“Chi camurria!” sbottò la signora Calabria polverizzando la stretta busta commerciale contenente l’avviso della riunione condominiale. Inforcati gli occhiali da vicino, scorse con fastidio i vari punti all’ordine del giorno: oltre i citofoni gracchianti la cui sostituzione avrebbe riportato l’amata privacy perché da un po’ di tempo tutto quello che c’era da dire i condomini  lo comunicavano via etere gridando da basso a finestre e  balconi (che fa scendi ? – mamma aprii….. – quanto pane devo prendere?) c’era da cambiare la bottoniera esterna che era diventata orrido totem di targhette ricavate da  pezzettini di carta vergati ognuno diverso dall’altro, scritte ora al computer ora a mano e tutte rigorosamente  appiccicate  con il nastro adesivo sopra l’alloggio di plastica un tempo trasparente ma ora diventato opaco ed appiccicoso. L’avviso condominiale la metteva di pessimo umore, non solo perché foriero di spese inderogabili ma anche perché occasione d’incontro con i suoi vicini di casa. Il vicino detto anche condomino è l’individuo che si è sempre costretti a salutare anche quando non vuoi e che ti fa già antipatia per assioma matematico, sin dalle prime frequentazioni. E’ quello che quando occasionalmente ti precede di qualche minuto nel rientro a casa, avendoti visto con la coda dell’occhio, accelera il passo e, dopo averlo aperto, si lascia sbattere con bieco godimento il portone alle sue spalle, abbandonandoti fuori a frugare nella borsa alla ricerca delle chiavi mentre i manici intrecciati dei sacchetti della spesa scavano per il peso trincee dolorose nelle tue dita già livide. Se trova l’ascensore disponibile a piano terra, l’infame si fionda nella cabina e quasi sperando in una parziale smolecolarizzazione al grido sommesso di “vai vai vai” diventa più leggero e schizza felice al decollo esibendosi  in solitari e a volte sboccati autocompiacimenti per averti battuto in volata.

Ma se l’ascensore è impegnato o tarda a scendere, camaleonticamente arrendevole, ti accoglie sorridendo amicale. Entrambi coscienti, l’uno di averti chiuso il portone in faccia, l’altra di aver  sùbito un onta lavabile solo col sangue, incontrandosi sfoderano reciproci sorrisi di convenienza. Egli diventa addirittura cortese tenendoti aperta la porta dell’ascensore con cavalleresca premura, tu gli sorridi amabile col fiele tra i denti. Comincia così la salita interminabile nel budello del palazzo, viaggio interpuntato da banalità e luoghi comuni: il tempo, il traffico, il caro vita, i cani della signora del secondo piano che ammorbano ascensore e scale con l’odore di pelo bagnato… I due viaggiatori parlano occultando i veri pensieri; basterebbe un po’ di Pentotal spruzzato in aria per sentirli confessare: «Mio caro signor Tusa, spero che l’ascensore si sbrighi a salire perché non ce la faccio più a respirare il suo alito pestilenziale! Ha mai pensato di ricavarne un beneficio economico creando una linea spray di  insetticida?». E lui «Signora, ma quanto è fatta! Come fa suo marito a curcarisi cu lei?». Passa il secondo piano, poi lentamente il terzo ed un cigolio atterrisce i due che pensano all’unisono: «Speriamo che l’ascensore non si blocchi», e lui mentalmente aggiunge: «perché non ci si potrebbe “catamiare” ca panza di chista” mentre lei mentalmente prega: «Signore Iddio non sono mai stata assidua alla tua casa, ma fammi arrivare salva alla mia e liberami da questo cretino». L’ascensore giudiziosamente arriva al piano ed allora i due si sorridono questa volta sinceramente dicendosi: «Grazie e arrivederci! Saluti a suo marito» e lei «a sua moglie».

Il condominio riunisce in comunione abitativa individui diversi per nascita, crescita, gusti, lavoro, ma che hanno come fattore comune un similare status economico; essi trascorrono  gran parte della propria esistenza sui diversi strati di una torta le cui porzioni più o meno grandi  non sono asportabili e, con l’andare del tempo, acquistano un retrogusto rancido. Esiste il condominio meridionale chiassoso, disordinato con roba stesa a tutte le ore e con un giardino  mezzo rinsecchito dal sole  di cui nessuno si preoccupa; in questo si sa tutto di tutti ed ogni accadimento viene commentato interpretato assolto o condannato  come  nei migliori tribunali popolari.

Poi c’è il condominio continentale, ordinato, asettico, impersonale. In questo dove si sa sempre  tutto di tutti ma non lo si dà a vedere, dietro un “non zo’…, non lo conosco micaa…” si consolidano  e si radicano i comodi costumi di  indifferenza ed egoismo.

Negli appartamenti-fette di torta si allocano i congiunti. La famiglia  è una istituzione sociale formata in modo canonico da un marito, da una moglie e da un sottoinsieme matematico di figli. Se il sottoinsieme figli è vuoto, avremo una famiglia anomala dove i due attori recitano sempre il ruolo di fidanzatini; se invece il sottoinsieme figli esiste, al suo interno conterrà un numero finito di elementi che nella media sono due ma possono arrivare eroicamente a tre o addirittura a quattro.

Gli elementi del sottoinsieme figli, in prima fase riempiono la vita di gioia e ad essi vanno dedicate tutte le cure per una sana crescita fisica e psicologica. Dapprima ululanti, man mano che crescono, diventano esseri pensanti e si stabilizzano dall’adolescenza in poi, come i peggiori nemici di chi li ha generati. L’insieme famiglia  può presentare anche un altro sottoinsieme,  di solito mal tollerato, costituito dai genitori di uno dei due capofamiglia (peggio quelli di lui) , in coppia o soli.

La famiglia, nucleo di violenza, si asserraglia durante le pause di lotta con il mondo esterno, nella tana dove può, dismettendo la maschera sociale, svelarsi per quello che è, dando così libero sfogo al personale ego. Tutti quegli atti che in presenza di estranei  vengono controllati, nell’ intimità familiare vengono fuori con  una minore e maggiore fantasia in base alle variabili legate allo sviluppo culturale, all’estro  o alla pazzia di ogni componente. Nel condominio l’assetto è mutevole in quanto a mobilità e i traslochi in uscita ed in entrata preoccupano ed incuriosiscono sempre chi resta. Alcune famiglie vanno  via perché migliorano o peggiorano la loro condizione economica: difficilmente una famiglia si estingue in toto e normalmente si riduce per mortalità di uno dei coniugi o naturale abbandono del nido da parte dei figli.

Quello che invece non cambia mai è la presenza del El cercator d’ombre. Contrariamente a quanto si possa presumere El cercator d’ombre non è un cacciatore di fuorilegge su cui pendono grosse taglie in dollari, piuttosto il condomino che ama in modo viscerale  la propria autovettura. La spolvera di dentro e di fuori proteggendola da tutto quello che potrebbe nuocerle.

Anche se poco competente in astronomia egli sa tutto sulla posizione del condominio rispetto all’asse di rotazione terrestre, alla luna, al sole, alla galassia. Su un planisfero saprebbe con prontezza indicare in quale posizione si trova il suo posto auto; in ogni stagione è in grado di anticipare con millimetrica  esattezza, il percorso della luce ed il  più conveniente riparo dal sole. Con attente osservazioni e turni da garitta militare dietro le tende del salotto si allerta quando i caldi raggi ultravioletti cominciano ad offendere l’amato cofano. Odia  profondamente il sole e non gli interessa niente che la vita sulla Terra dipenda dalla sua presenza; per lui, al contrario degli antichi che al sole attribuivano significati di sovranità, potere e di fecondità il sole rappresenta il progressivo degrado  delle  superfici da proteggere.

Purtroppo in ogni condominio non esiste solo un cercatore d’ombre e così i due o tre individui che a tale attività si dedicano soprattutto nelle calde estati siciliane, devono tenere conto della prontezza dell’altro ed ogni scorrettezza è ammessa. E’ una partita senza regole e privilegi: giovani ed anziani a confronto, vegliano pronti a scattare a duello. Capaci di scendere più volte alle due o alle tre del pomeriggio estivo con 45 gradi conducono la quotidiana battaglia fin quando dura il giorno e stremati si abbandonano al sonno solo quando le ombre del giorno si allungano e la luce cede spazio alla sera per una momentanea tregua di riposo notturno.

L’evento spiacevole che rimase famoso nel condominio della signora Calabria fu quello legato all’alterco verbale finito  poi alle mani tra il prof. Privitera, docente di storia e letteratura greca ed il Signor Nasta, pensionato dell’Archivio di Stato. Il Professore Privitera  un giorno portò all’interno del condominio una  seconda auto comprata per la moglie e la sistemò nel suo posto macchina stretta stretta alla prima auto di famiglia. Il signor Nasta assegnatario del posto auto limitrofo, affacciato per caso vide la cosa e si precipitò subito così com’era in pigiama, giusto per chiarire subito la vicenda; arrivato in cortile fece al professore le sue vivaci rimostranze sottolineandogli  che le due macchine così vicine risultavano antiestetiche e che non c’era spazio per alcuna manovra; il professore guardandolo dall’alto in basso replicò secco che non ci poteva fare niente se lui non sapeva guidare e che comunque lo spazio c’era ed era ampio e lo poteva misurare con la lunghezza delle sue corna. Si sa le parole sono come le ciliegie e una tira l’altra proprio come i pugni che il signor Nasta cominciò a vibrare con ritmo da eccellente percussionista sul cofano dell’infelice Fiesta. Nacque una furibonda colluttazione seguita dalle finestre e dai balconi del condominio, anche dagli inquilini che, non avendo il prospetto sul cortile, furono cortesemente invitati da chi invece affacciava sull’arena improvvisata.

Le ultime parole che si udirono dal portellone del 118 che si chiudeva sull’attacco anginoso del signor Nasta (fortunosamente già in pigiama per il ricovero) furono: «Cuinnutu… LLa mettere fuora come facemu tutti. E anzi sai che ti dico: speriamo che sa futtunu subito!». L’ambulanza mise in moto ma non riuscì a scansare la granagliola di pietre che dalla vicina ed ornamentale aiuola, il professore Privitera  prelevava e lanciava con ispirata forza ciclopica.

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