Blog Il paese agrigentino è meno noto della vicina Racalmuto, la Regalpetra sciasciana, grazie allo scrittore nota nel mondo. Eppure a Grotte sono nati personaggi come Agnello, operatore culturale molto attivo che fu l'anima della prima vita del prestigioso premio letterario. Oggi quella storia Agnello l'ha raccolta nel volume "Il mondo letterario sciasciano al premio Racalmare" con foto sue, di Giuseppe Leone e di Angelo Pitrone
Così come ogni genio ha avuto accanto un’ombra, un fido collaboratore di cui s’è persa memoria, una compagna intelligente e prodiga non solo di cure ma anche di preziosi suggerimenti, allo stesso modo ogni città o borgo diventati capitali della cultura solo per aver dato i natali a quel genio, ha accanto città o paesi poco noti pur disponendo di eruditi, di intellettuali e poeti attivissimi ma ignoti o dimenticati.
Un esempio? Racalmuto, la Regalpetra di Leonardo Sciascia, grazie a lui nota in tutto l’orbe, confina con Grotte, molto meno nota pur vantando una vitalità intellettuale che nulla ha da invidiare alla cittadina limitrofa e universalmente citata. Spietato arbitrio dei confini, ottusa tirannia dell’anagrafe, fortuita scelta del caso che ci assegna un “involontario soggiorno sulla terra”!
Eppure Grotte ha dato i natali a scrittori e operatori culturali, tra i quali Gaspare Agnello, operosissimo organizzatore culturale e vecchio militante socialista (quando in Italia esisteva ancora il socialismo, ed era – per dirla con Lucio Dalla – “ottimista e di sinistra”). E fra le tante iniziative che hanno visto Agnello in prima linea c’è il premio Sciascia-Racalmare, oggi presieduto da Salvatore Ferlita e all’origine benedetto dallo stesso Sciascia (ma allora si chiamava solo Racalmare), che portò a Grotte e premiò Manuel Vazquez Montalban, Luisa Adorno e naturalmente Bufalino e Consolo.
Le foto di quegli anni d’oro ora Gaspare Agnello le ha raccolte in un bel libro, Il mondo letterario sciasciano al premio Racalmare, in cui si può vedere Sciascia regalare al microfono le sue sentenze memorabili, Bufalino concionare con la consueta eleganza, Consolo ed Elvira Sellerio accomunati da un silenzio assorto e compiaciuto, la Adorno conversare con l’indimenticabile Cecilia Kin, scrittrice e italianista russa devota a Sciascia, Montalban intrattenere il pubblico e gli amici scrittori col sorriso sornione di un Pepe Carvalho (e ci sono pure io, vergognosamente giovanissimo, a disquisire a fianco di Sciascia, e all’ombra del sorriso paterno di Natale Tedesco).
Le foto sono di Giuseppe Leone, Angelo Pitrone e dello stesso Agnello. Al quale, e a Grotte e al suo premio, non resta che augurare lunga vita, fuori dall’ombra e sempre a debita distanza dal campanile, che coi suoi rintocchi monotoni come le ciarle paesane può far appisolare Grotte come Racalmuto come ogni altro dei meravigliosi borghi d’Italia.
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