martedì 13 novembre 2018

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Galati Mamertino dove le antiche tradizioni trainano il futuro

Itinerari

La bellezza della natura rigogliosa del borgo nebroideo, ancora popolata da numerose specie selvatiche, si lega a un progetto di sviluppo sostenibile che parte dall'enogastronomia e coinvolge agricoltura e turismo. Qui tanti giovani sono tornati ai mestieri "di una volta" con l'obiettivo di strappare i campi all'oblio e preservare il loro scrigno di biodiversità, puntando all'eccellenza


di Giusy Messina

C'è Angelina, 73 anni, che insegna i saperi della sua rinomata “La Bettola” alla figlia Santina, nella cucina della sua nuova trattoria; c'è Mario, che ha lasciato Milano per allevare il maialino nero dei Nebrodi, e Gherson, che tra boschi, timidi caprioli e voli d'aquile, fa da guida alla scoperta di una Sicilia che sembra uscita da un mondo di favole, e poi c'è ancora Antonio, che con i cantori dai capelli d'argento tramanda i canti della tradizione popolare nebroidea. Loro e tanti altri, legati dal coraggio di rischiare e dalla tenacia di restare.

Il centro storico di Galati Mamertino

A Galati Mamertino, nel cuore dei Nebrodi, uno dei 23 comuni del Parco naturale, ci sono tutti gli ingredienti per “cucinare” la nuova “ricetta” del territorio. Ne sono convinti il giornalista galatese Nino Amadore, corrispondente da Palermo del Sole 24Ore, e Pino Drago, imprenditore nel settore della ristorazione con Degusto e presidente del consiglio comunale, che hanno ideato ed organizzato il Festival del giornalismo enogastronomico che, per il quinto anno, ha fatto incontrare giornalisti, professori, istituzioni ed imprenditori, affinché si interrogassero sulle potenzialità del presente e mettere le radici al futuro.

Pino Drago

Una scommessa che parte dall'enogastronomia e che, considerando la percentuale di ristoranti (uno per 350 abitanti su una popolazione di 2500 persone) «rappresenta la prima industria del posto- dice Amadore-. Qui nel tempo ha dato vita ad un piccolo distretto e, proprio per le caratteristiche di Galati, oggi è possibile sperimentare qui uno sviluppo diverso dal passato, sostenibile, che lega agricoltura e turismo, perchè l'enogastronomia è cultura, è territorio, è agricoltura , è produzione. Ecco perchè crediamo che l'unica strada da seguire sia quella del lavoro e non dell'attività parassitaria in cui la funzione dello Stato sia quella di offrire servizi, aiutare le start up, fronteggiare i grossi investimenti».

Dal pane al vino alla valorizzazione dell'area nebroidea per far vivere al turista le emozioni di una nuova esperienza, a Galati si tenta di scrivere un'inedita pagina di green economy, per un “racconto” fuori dai soliti luoghi comuni. «L'amministrazione comunale ha dato in affito per i prossimi nove anni circa mille ettari di terreno per chi vuole fare impresa e rendere questi terreni produttivi con la semina di grani antichi come il Maiorca, il Russello ed i il Perciasacchi - spiega Pino Drago -. Se il progetto pilota da una parte ha l'obiettivo di strappare i campi all'abbandono, dall'altra, ed è questa la sfida- sottolinea Drago- vogliamo chiudere la filiera produttiva offrendo ai giovani la possibiltà di rimanere qui. Dalla semina alla produzione di farine con i vecchi mulini ad acqua che alcuni giovani del luogo hanno rimesso in funzione, fino ai panettieri e ai ristoratori».

Giacomo Emanuele con le sue api

Dodici le persone che hanno accettato la scommessa di riportare su questi terreni impervi di montagna un'agricoltura che ha qualcosa di "eroico”. Oggi come ieri. «Spostiamo pietre tre, quattro volte l'anno: quando si ara, quando si semina e quando si miete. Siamo dei pazzi o dei visionari -dice Giacomo Emanuele - mi piace immaginare che tra un anno qui a Galati si potrà tornare a fare il pane con i grani dei nostri campi».
Giacomo Emanuele, 49 anni, galatese con la “scorcia”,
come dice lui, è abituato ad andare controcorrente. Nel'97 avrebbe dovuto comprare una Golf con i 12milioni di lire che aveva messo da parte, ed invece, grazie anche ad un mutuo sull'ipoteca di casa e ai finanziamenti statali a fondo perduto, si è buttato a capofitto nella sua idea: Emanumiele, l'azienda di bio miele che ha i profumi ed i sapori dei pascoli dei Nebrodi, la più grande area protetta di biodiversità incontaminata della Sicilia. Incrociando l'ape terrena sicula con quella di Salina e di Stromboli, Giacomo ha salvato dall'estinzione l'ape nera sicula, presidio Slow Food, e in questi anni è riuscito a creare in Sicilia una rete di circa 140 apicoltori che non soltanto tutelano l'identità del territorio, ma anche il paesaggio. Una risorsa per il futuro delle nuove generazioni.
«Credo- aggiunge Giacomo- che il nostro lavoro serva a quanti, come mia figlia Emma che adesso ha solo 9 anni, possano un giorno scegliere di restare a Galati. I Nebrodi, isola nell'Isola, hanno molto da offrire. Bisogna avere il coraggio di investire».

Mario Carcione e i suini neri allevati allo stato brado

Ma Emanuele non è il solo. A buttarsi in una nuova avventura è anche Mario Carcione, 37 anni, dieci dei quali trascorsi tra Milano, Palermo e Messina come tecnico specializzato in impianti di fibre ottiche. Finché è tornato a Galati per aprire una pizzeria, e quattro anni fa, insieme a un cugino, ha deciso di dedicarsi all'allevamento del suino nero dei Nebrodi, una razza autoctona, considerato tra le eccellenze di questo terra.
Testalonga nero è il nome della cooperativa che oggi ha in allevamento circa 200 capi che vivono allo stato brado e semibrado, a circa 1200 metri di altezza, nutrendosi di miglio, ghiande e trovando riparo nei pagliai costruiti con legno di castagno e di ginestra. Un lavoro impegnativo «perchè il maiale è un animale opportunista - spiega Mario . Non si può lasciare solo per molto tempo perchè diventa selvatico». Oltre all'allevamento l'azienda di Mario produce anche prodotti di nicchia come il prosciutto cotto e crudo, lardo, salsiccia fresca e anche wurstel di suino nero dei nebrodi.
La carne del suino nero è particolarmente ricca di proteine e di ferro, contiene grassi insaturi come l'acido oleico (dall'alto potere antiossidante) presente anche nell'olio extravergine d'oliva. E quest'anno Mario, per la prima volta, con la sua azienda certificata Slow Food parteciperà al Salone del Gusto di Torino.

Galati Mamertino, una parte dei ruderi del castello

A Galati Mamertino l'aria fresca invita a fare un giro tra le suo viuzze medievali dove si respira l'atmosfera tranquilla di un paese a misura d'uomo. La grande piazza del paese è l'agorà dove si incontrano gli amici, scambiano quattro chiacchiere seduti ai tavoli dei bar davanti ottime granite e grandi brioche. La visita ai ruderi del castello e alle chiese che custodiscono opere pregiate come quelle di Antonello Gagini, sono delle tappe obbligate.
Storia, arte, natura e cibo, fanno di Galati Mamertino il luogo ideale per chi ha voglia di riconnettersi con il suo “io”, lontano dallo stress.
Sono circa un centinaio i posti letto nei b&b del territorio che considerano il cliente un ospite da coccolare. La cucina è uno dei piatti forti dell'offerta galatese, e vanta un' icona d'eccellenza: lo chef Celestino Drago, insignito dell'onorificenza di Cavaliere della Repubblica per la sua ultraquarantennale attività di ambasciatore dell'enogastronomia italiana negli States.

Le Cascate del Catafurco

Galati Mamertino non smette di stupire per la bellezza della sua natura rigogliosa e le sue fonti. Lascia senza fiato lo spettacolo delle Cascate del Catafurco, un salto d'acqua di 30 metri alimentato dal torrente San Basilio, uno dei siti più visitati quest'estate (circa 100 visitatori al giorno). Guida d'eccezione per conoscere a fondo questo scrigno di biodiversità è Gherson, al secolo Calogero Franchina, 65 anni di entusiasmo e di passione a difesa della natura e dell'ambiente. Guida ambientale escursionistica dell'Aigae, è un custode di questi luoghi. Lungo il sentiero, se capita, non manca di raccoglie le bottiglie di plastica o qualche sacchetto che è stato lasciato da visitatori poco attenti, e a lui si devono i sentieri e le staccionate che ha fatto costruire dai ragazzi che hanno partecipato ai campi internazionali di Legambiente. «Pur non conoscendo l'inglese- dice ridendo Gherson- mi capivano a gesti».
A bordo della sua jeep o anche a piedi, si può scoprire una Sicilia che sembra uscita da un libro di favole, come l'area del capriolo, in contrada Miserella. O le Rocche del Castro dove nidifica l'aquila reale e volteggia una colonia di maestosi grifoni che sono stati reintrodotti dall'Ente Parco. Da Pizzo Rafa, a quota mille metri, si ammira la valle di Fitalia, con i suoi borghi ricchi di storia e d'arte. Il tour continua con il lago naturale Biviere di Cesarò ed il lago Maulazzo, attraversando una fitta vegetazione di faggeti, la più a sud d'Europa. Con Gherson è impossibile annoiarsi.
Guida impeccabile, conosce aneddoti, curiosità e detti popolari. «Galati- dice - è uno dei quattro paisi di li funci». Facendo riferimento ai funghi porcini che raccolti in quest'area hanno tutto un altro profumo.

Gherson, al secolo Calogero Franchina

Profumo che si avverte subito entrando nella trattoria di “Donna Santina”, un'alcova di sapori che si tramandano da madre in figlia. Anche lei, Santina Baglio, 37 anni, ha provato ad andare via con il marito Francesco, al Nord. «Stavamo benissimo- racconta- Francesco faceva l'agente immobiliare ed io l'assistente tecnico. Ma la passione per la cucina che avevo respirato fin da piccola con mia madre Alla Bettola, mi seguiva. Invece di fare porzioni per due, mi ritrovavo a cucinare anche per gli altri condomini che si fermavano attirati dai profumi delle torte di nocciole, dalla pasta, dagli arancini che preparavo».
Poi la telefonata di mamma Angela le rivoluziona la vita. Bisognava scegliere: o tornare o vendere l'attività di famiglia. «Non ci volle molto a decidere- racconta con un sorriso- perchè volevamo avere qualcosa di nostro. Pur non mancandomi nulla, in realtà mi mancava il rapporto con la mia gente, che negli anni ci ha sempre sostenuto. Mia madre iniziò vendendo vino, cucinando fave e luppini, ed intere generazioni sono passate da qui. Di ogni cliente ricordavo i gusti».
Francesco e Santina rinnovano, e tra i loro progetti c'è anche l'apertura di un b&b. Intanto dalla cucina salgono i profumi inconfondibili del principe dei Nebrodi, il suino nero, e quello del pollo schiacciato e arrostito alla brace a cottura lenta: la Madeleine del gusto di casa Baglio.
Una cucina genuina con i prodotti dell'orto coltivato da don Peppino, il padre di Santina, che ancora oggi a 84 anni ogni giorno si dedica alla sua cura.
«Questa trattoria è una lunga storia d'amore tra due vite, la mia e quella di mia madre - dice Santina-. Non ho rimpianti, anche se noi galatesi abbiamo bisogno di organizzarci meglio per esperimere lenostre potenzialità».

Santina Baglio

“Fare sistema” è il refrain del Festival di giornalismo enogastronomico che rimbalza anche nelle parole di Antonio Campisi, 39 anni, che quest'anno festeggia «la tredicesima vendemmia da enologo» dice con orgoglio. Un paio di anni in un'azienda vitivinicola in Svizzera per ritornare nel 2015 in Sicilia, esattamente sull' Etna, dove lavora. «Il festival ci sta dando l'opportunità di porre le basi per creare un'idea comune - dice Campisi -, mettendo da parte i campanilismi. Basta poco perché qui abbiamo tutto».

L'enologo Antonio Campisi


A Galati Mamertino c'è voglia di voltare pagina. «Con l'associazione Terra Mare - spiega Pino Drago - intendiamo creare un'interazione con Capo d'Orlando organizzando, attraverso i piani strumentali intercomunali, un infopoint turistico che dia informazioni, a valle, delle attrattive del nostro paese». A passi lenti, si muovono anche le istituzioni. Il Gal Nebrodi Plus in occasione del Festival ha presentato “Terre di Dioniso” il primo contratto di rete del gusto e dell'accoglienza che raggruppa 50 aziende del Valdemone (nella zona della Sicilia nord- orientale).
«La mission- spiega Giusi Maniaci, coordinatrice del progetto - è la creazione di una rete di filiera corta con il coinvolgimento delle attività rurali e delle imprese turistiche, per promuovere una molteplicità di itinerari, da quello religioso a quello enogastronomico e naturalistico, nel segno della valorizazzione dell'identità dei Nebrodi».
A Galati la cultura dà timidi segnali di ripresa con l'istituzione, dopo 30 anni, del Premio nazionale di poesia dedicato a Nino Ferraù, poeta galatese fondatore della corrente dell'ascendentismo che si è svolto il 15 settembre a Villa Allegra, e la firma del protocollo d'intesa tra il sindaco Nino Baglio e Giuseppe Ministeri, presidente del conservatorio “Arcangelo Corelli” di Messina, per portare la musica nelle scuole.
«Simuleremo con i mandolini il suono del grammofono - spiega Calogero Emanuele dell'ensemble “I mandolini dei Nebrodi”, promotore dell'iniziativa - perché i ragazzi possano conoscere i brani degli emigrati galatesi in America, diventati famosi». Dai giovani agli anziani, la musica dei Nebrodi intreccia memoria e futuro.

Antonio Smiriglia e cantori - ph Sebastiano Trigilio

Il musicista Antonio Smiriglia, appassionato cultore delle tradizioni musicali popolari, da circa 8 anni ha dato vita al coro dei Cantori delle Tradizioni. Un gruppo di allevatori, contadini e artigiani galatesi, dell'età media 70 -80 anni, che sotto la direzione artistica di Antonio ha recuperato la tradizione orale di Nebrodi. Il gruppo di cantori si riunisce due volte la settimana, per provare e riprovare, impostando timbro ed interpretazione scenica.
«Una delle più grandi soddisfazioni di questo progetto - racconta Antonio Smiriglia - è stato quando ci siamo esibiti al Parco della Musica a Roma su invito del maestro Ambrogio Sparagna che aveva sentito parlare di noi. E' stato commovente vedere l'emozione in questi uomini segnati dall'età e dalla fatica nei campi. All'improvviso era come se fossero ringiovaniti».
Come diceva Jim Morrison “A volte il vincitore, è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato”.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 24 settembre 2018
Aggiornato il 29 settembre 2018 alle 13:32





Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


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