Downton Abbey, come’era verde, bello e altezzoso il countryside inglese degli Anni 20

Buio in sala Perché ha successo un film che riprende una nota serie tv su virtù e capricci della nobiltà inglese negli Anni 20? Nella storia a lieto fine non manca nulla: dagli attentati sventati con merito, ai nuovi amori etero ed omo, dalla cena che riporta in alto l’orgoglio del personale di Downton, alla parata militare, e al ballo di gala con i sovrani particolarmente compiacenti e benevoli con tutti. E il pubblico ama abbandonarsi per due ore ad un'eleganza tutta british

Nella cornice di una splendida tenuta inglese dello Yorkshire, scorrono le vicende della famiglia Crawley, gli aristocratici di Downton Abbey, personaggi cari a milioni di telespettatori per la serie televisiva, ideata da Julian Fellowes, andata in onda dagli anni 2010-2015 (in Italia dal 2011 al 2016 su rete 4 e La 5). Nel film, presentato alla 14esima Festa del Cinema di Roma e sempre diretto da Michael Engler, ci si rilassa già dai titoli di testa che sono gli stessi familiari che già conosciamo.

Elizabeth McGovern, la contessa Cora e Hugh Bonneville, il conte di Grantham

Sulle languide note del pianoforte di John Lunn, un cane felice, libero e scodinzolante si avvia con il suo padrone verso l’antico maniero di famiglia al centro di una verdissima radura della campagna inglese e su un cielo lapislazzuli. I campanelli per la servitù (al guinzaglio ma parimenti felice) reclamano dal piano nobiliare un sollecito accudire. Il ritmo quotidiano della serie televisiva, oggi diventata film, riprende così per incanto e le vicende un po’ avanti nel tempo e con qualche personaggio in più non stonano per niente riproducendo sempre l’ambiente ovattato delle accuratissime scenografie di Julian Fellowes.

Lady Mary Talbot con i reali

Tutto è bello e perfetto, dagli arredi ai vestiti;  ci si cambia d’abito per il pranzo e per la cena e il tintinnio delle tazze in porcellana ricorda l’imperdibile appuntamento pomeridiano con il the. Ancora nel film, gli austeri cerimoniali offrono una visione  tra il piano nobiliare e quello della servitù: quasi una sezione trasversale dove i due mondi paralleli si agitano in stretta dipendenza l’uno dell’altro. Nell’atmosfera rassicurante in cui ci piacerebbe vivere (ovviamente dalla parte dei ricchi) ci affidiamo alle cure del granitico Carson (Jim Carter) maggiordomo fedele e della signora Hughe (Phyllis Logan) rigida governante della casa.

La vicenda del film ruota sul  brevissimo soggiorno che i reali Giorgio V (Simon Jones) e la Regina Mary (Geraldine James) hanno in programma a Downton Abbey. L’annuncio arriva con il fascino delle mail di un tempo in una busta stemmata, recapitata al Conte di Grantham (Hugh Bonneville) su un vassoio d’argento. La notizia mobilita e sconvolge sia i padroni di casa che la servitù. Tra le preoccupazioni dei Grantham c’è quella di essere all’altezza di questa lusinghiera quanto inaspettata visita; inoltre l’evento potrà al contempo comporre una questione di eredità tra la contessa madre Violet (Maggie Smith)  e la cugina Maud (Imelda Staunton), dama di compagnia della regina. Tutto si snoda con il solito aplomb britannico dove non mancano ironia e sarcasmo ma dove è anche possibile cogliere in tono molto sfumato l’inevitabile evoluzione dei tempi: le riflessioni (da parte di Lady Mary) sul peso e l’incongruenza di un tale e costoso stile di vita, la preoccupazione sulle spese sottratte da un giorno di visita dei reali alla riparazione del tetto, il seme del dissenso nelle nuove generazione di servi, la presenza dei primi vagiti antimonarchici, la passione tra due uomini sono sintomatici dell’inevitabile cambiamento.

Benvenuti a Dowton Abbey

Anche nella sostanzialità della vicenda  si coglie un andar avanti nei tempi: nella serie di intrighi e di prese di posizioni dei domestici, il personale nel film appare molto più spregiudicato ed autonomo rispetto a quanto lo era nella serie televisiva. Iniziative di questo genere sarebbero state impensabili anche se le macchinazioni di Anna (Joanne Froggatt) e John Bates (Brendan Coyle) trovano giustificazione nel voler ripristinare l’onore del personale di Downton, soppiantato  nel servizio, dal cuoco e dai camerieri dei Reali. Nella storia dove ovviamente tutto finisce bene, non manca nulla: dagli attentati sventati con merito, ai nuovi amori etero ed omo, dalla cena che riporta in alto l’orgoglio del personale di Downton, alla parata militare, e al ballo di gala con i sovrani particolarmente compiacenti e benevoli con tutti.

Dowton Abbey, Jim Carter è Mr. Carson, il vecchio magiordomo in pensione tornato per necessità

Dal successo ottenuto sin dai primi giorni di programmazione è lecito arguire come il pubblico abbia apprezzato e risposto in modo favorevole. Sembrerebbe quasi una necessità quella di lasciarsi andare ed abbandonarsi per due ore all’eleganza tutta british, all’improbabilità di una storia lontana milioni di anni luce dai nostri tempi, dai nostri ritmi. Come dichiarato dall’attrice Michelle Dockery , la bella Lady Mary Talbot  in un’intervista: “… vista la buona accoglienza da parte del pubblico, non è difficile che ci sia un  nuovo sequel”: Perfetto! Noi aspettiamo.

Commenti

Post: 0

SicilyMag è un web magazine che nel suo sottotestata “tutto quanto fa Sicilia” racchiude la sua mission: racconta quell’Isola che nella sua capacità di “fare”, realizzare qualcosa, ha il suo biglietto da visita. SicilyMag ha nell’approfondimento un suo punto di forza, fonde la velocità del quotidiano e la voglia di conoscenza del magazine che, seppur in versione digitale, vuole farsi leggere e non solo consultare.

Per fare questo, per permettere un giornalismo indipendente, un’informazione di qualità che vada oltre l’informazione usa e getta, è necessario un lavoro difficile e il contributo di tanti professionisti. E il lavoro in quanto tale non è mai gratis. Quindi se ci leggi, se ti piace SicilyMag, diventa un sostenitore abbonandoti o effettuando una donazione con il pulsante qui di seguito. SicilyMag, tutto quanto fa la Sicilia… migliore.