Formazione e ricerca Nell’auditorium dell’Istituto comprensivo “Cardinale Dusmet” della cittadina etnea lo scorso 21 aprile si è svolto un incontro culturale promosso dalla Società catanese amici della musica guidata dalla direzione artistica di Anna Rita Fontana, in collaborazione con il Comune. Di fronte ad un’attenta e numerosa platea di studenti, si è svolta la conferenza “I cento anni dell’opera Turandot e l’arte cinese in Sicilia” condotta dalla stessa Fontana e dalla storica dell’arte Maria Teresa Di Blasi
Nell’auditorium dell’Istituto comprensivo “Cardinale Dusmet” di Nicolosi, ha avuto luogo lo scorso 21 aprile un incontro culturale promosso dalla Società catanese amici della musica guidata dalla direzione artistica di Anna Rita Fontana, docente e critico musicale, in collaborazione con il Comune della cittadina etnea. Di fronte ad un’attenta e numerosa platea di studenti, alla presenza del sindaco Angelo Pulvirenti e dell’assessore alla Politiche scolastiche e culturali, Letizia Bonanno, si è svolta la conferenza “I cento anni dell’opera Turandot e l’arte cinese in Sicilia” condotta dalla stessa direttrice artistica della Scam e dalla professoressa Maria Teresa Di Blasi, storica dell’arte. Dopo i saluti del primo cittadino di Nicolosi all’uditorio, la Fontana ha ringraziato anche il dirigente scolastico Nuccia Nicolosi, soffermandosi sul valore del progetto “Conoscere la musica attraverso l’ascolto”, già avviato da diversi anni con le scuole secondarie di primo e secondo grado e in itinere anche in questo 2026, con l’obiettivo di arricchire la formazione degli studenti in ambito interdisciplinare.

Gli studenti dell’istituto Dusmet di Nicolosi durante l’incontro. In prima fila Letizia Bonanno, assessore alla Politiche scolastiche e culturali, del Comune di Nicolosi e il sindaco Angelo Pulvirenti
Oggetto di interesse, questa volta, l’opera “Turandot” di Giacomo Puccini, in omaggio al centesimo anniversario della prima rappresentazione della celebre opera di ambientazione cinese (Turandot era la figlia dell’imperatore cinese Altoum), avvenuta il 25 aprile 1926 al Teatro La Scala di Milano, sotto la direzione di Arturo Toscanini. Quest’ultimo, commosso, dopo la morte della schiava Liù al terzo atto si interruppe e girandosi verso la platea disse che l’opera in quel punto era rimasta incompiuta a seguito della morte del musicista lucchese, spirato il 29 novembre 1924 a Bruxelles, per le complicanze di un intervento chirurgico. Le due scene finali vennero composte, sugli abbozzi dello stesso Puccini, da Franco Alfano, compositore di Posillipo designato dallo stesso Toscanini in accordo con la casa editrice Ricordi e col figlio di Puccini, Antonio: versione, quest’ultima, dagli accenti trionfalistici che suggellano l’amore tra il principe Calaf e la principessa Turandot e che andò in scena all’indomani della prima, il 26 aprile 1926. A caratterizzare i personaggi principali, oltre alla schiava Liù, ha contribuito la videoproiezione di di arie note, quali “Non piangere Liù”, “Nella reggia” e la celeberrima “Nessun dorma”, considerata come una delle più grandi romanze della storia della musica.

La locandina del 1926 della “Turandot”
L’intervento della professoressa Maria Teresa Di Blasi, corredato da numerose diapositive, ha posto inizialmente l’accento su figure siciliane e non solo, che si sono distinte in Cina, quali Ludovico Buglio, natìo di Mineo nel 1606, ricordato nella sala della biblioteca comunale di Palermo come il primo gesuita che tradusse la bibbia in cinese e che per tale motivo fu insignito dell’onorificenza di “mandarino”.

La storica dell’arte Maria Teresa Di Blasi
Altra figura di rilievo fu Prospero Intorcetta, nato nel 1625 a Platìa (l’attuale Piazza Armerina) che si recò missionario in Cina nella metà del 17° secolo e tradusse in latino le opere di Confucio; e sempre in tale ambito il gesuita missionario Giuseppe Castiglione, nato a Milano nel 1688 che divenne il pittore degli imperatori cinesi alla corte della dinastia Qing: fu lui a portare in Cina la pittura a olio, basata sul dialogo tra Oriente e Occidente. Il suo ritratto di Qianlong richiama la pittura di Tiziano, con fondo scuro, posa di tre quarti e volto naturalistico.

L’imperatore cinese Qianlong ritratto da Giuseppe Castiglione
La relatrice si è soffermata sulla diffusione della cultura artistica cinese già dal XVII secolo a seguito della circolazione di porcellane, sete dipinte, scrigni laccati e istoriati, nonchè tutti gli oggetti d’arte polimaterici, tipici della Wunderkammer. Elementi di cultura cinese in Sicilia si trovano al museo Pepoli di Trapani, mentre la cosiddetta una “stanzetta cinese” si trova al Palazzo Nicolaci di Noto, con lampade di carta cinese e decori ornitologici, e altresì a Villa Ardizzone a Catania, accanto ad elementi giapponesi. Di Blasi ha poi richiamato l’attenzione sulla stupefacente Casina cinese di Palermo, detta anche Palazzina cinese e sulla collezione esposta nel Museo delle ceramiche della famiglia Florio, comprendente piatti cinesi, sempre nel capoluogo siciliano.

La Palazzina cinese di Palermo
Alla fine la direttrice artistica della Scam Anna Rita Fontana – dopo aver ringraziato tutti i docenti accompagnatori degli studenti, ovvero Maurizio D’Alì, Federica Pappalardo, Giuseppa Longo, Lucia Montenegro, Daila Fontanabianca e Tiziana Tirendi – ha esortato gli studenti a proseguire, oltre il triennio della secondaria, l’ascolto dell’opera in musica e del canto lirico, già patrimonio immateriale dell’Unesco dalla fine del 2023.



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