Dajana Roncione: «Sempre attuale la satira de “La concessione del telefono”. Com’è possibile che non sia mai cambiato nulla?»

Sugnu Sicilianu L'attrice palermitana interpreta la bella ma infelice Lillina nella versione tv del romanzo di Andrea Camilleri in onda su Rai 1 il 23 marzo: «Una commedia sulla stupidità umana». Dopo due episodi di Montalbano, questo è il terzo ruolo nei panni di un personaggio nato dalla penna dello scrittore empedoclino: «Non ho mai avuto la fortuna d’incontrarlo. E' stato uno dei massimo scrittori del '900 italiano»

Lunedì 23 marzo andrà in onda su Rai1 l’attesissimo film “La concessione del telefono”, tratto dal noto romanzo di Andrea Camilleri, dove incarna la bellezza di Lillina, la moglie di don Nenè, suocero del protagonista Filippo “Pippo” Genuardi, intepretato da Alessio Vassallo. Palermitana come Vassallo, Dajana Roncione, 36 anni fra poco meno di un mese, volto noto di molte fiction televisive come Nero Wolf, Walter Chiari-Fino all’ultima risata, Io sono Mia, avrà una nuova occasione di mostrare il suo talento di attrice, lei che il suo percorso con la recitazione lo ha iniziato a teatro dopo aver frequentato l’Accademia nazionale d’Arte drammatica “Silvio D’amico” di Roma. Un talento che non ha faticato ad affermarsi e che è arrivato ben presto anche al cinema con registi come Michele Placido (Il grande sogno), Giuseppe Tornatore (Baarìa) e Aurelio Grimaldi (L’ultimo re).

“La concessione del telefono”, Dajana Roncione-Lillina, foto Paolo Ciriello

L’abbiamo intervistata per farci raccontare non solo il suo ruolo in La concessione del telefono, ma anche della sua vita in Inghilterra e dei suoi prossimi progetti.

Dajana, ci racconta il suo personaggio, Lillina Lo Re?
«È la moglie di uno degli uomini più ricchi di Vigàta, Nenè Schilirò, suocero e benefattore del nostro protagonista Filippo, detto Pippo, Genuardi interpretato da Alessio Vassallo. Lillina ha un rapporto molto stretto con Taninè, la moglie di quest’ultimo, perché in lei ha trovato una confidente, un’alleata, forse l’unica. Non proviene da una famiglia agiata e dopo il matrimonio con Nenè, molto più grande di lei si ritrova a fare la signora, anche se la posizione sociale non corrisponderà alla sua idea di felicità. Sta di fatto che per noia o per amore avrà qualcosa d’imbarazzante da nascondere, così come tutti i personaggi di questa incredibile storia».

“La concessione del telefono”, un’altra immagine di Dajana Roncione-Lillina, foto Paolo Ciriello

Dal punto di vista interpretativo come ha lavorato con il regista Roan Johnson per costruire il personaggio?
«Roan Johnson è molto divertente, durante le riprese mi ha fatto dimenticare spesso il gioco delle parti tra attore e regista. Più che altro abbiamo collaborato come una squadra di ninja, come ci chiamava lui. Io di solito sono molto, forse troppo, seria e la sua vena apparentemente leggera mi ha aiutato a tirare fuori istinti meno controllati dalla testa».

Per lei la musica riveste un ruolo fondamentale nel dar vita a un personaggio. Le musiche di Ralf Hildenbeutel, figura di spicco nelle produzioni Rai, l’hanno aiutata a entrare nella dimensione camilleriana?
«Wagner per descrivere uno stato d’animo o una situazione ricorreva al cosiddetto “leitmotiv”, grazie al quale aiutava lo spettatore a riconoscere immediatamente il contesto o la condizione in cui si muovono i personaggi. Questa visione mi ha completamente avvicinato alla musica, facendomi immaginare per ogni persona che conosco e per ogni personaggio che interpreto un “motivo musicale ricorrente”. Le musiche utilizzate nel film ovviamente sono successive alla nostra interpretazione sul set, perciò le influenze musicali dalle quali mi lascio ispirare quando interpreto un personaggio sono del tutto personali e mi servono per aiutarmi a trovare una chiave di lettura. Come uno specchio che mi ricorda l’essenza del personaggio le utilizzo per tirare fuori delle memorie emotive che possono avvicinarmelo ulteriormente. Di Ralf Hildenbeutel mi avevano colpito molto le scelte musicali presenti ne La mossa del cavallo e ne La stagione della caccia, il primo e il secondo film della colletion “C’era una volta a Vigàta”, che portano la sua firma. Sue anche le musiche della serie Maltese – Il romanzo del commissario, che andrà in onda il 25 marzo su Rai 2».

“La concessione del telefono”, Federica De Cola-Taninè e Dajana Roncione-Lillina, foto Paolo Ciriello

Giovanissima lascia Palermo per trasferirsi a Roma dove si diploma all’Accademia d’Arte Drammatica. Quando ha deciso che avrebbe fatto l’attrice? È stato difficile distaccarsi dalla propria città e dai propri affetti per inseguire il sogno della recitazione?
«In quel momento no, perché ero certa che sarei ritornata a casa presto. Poi, però, sono stata presa all’Accademia e gradualmente ho iniziato a separarmi davvero dagli amici e dalla famiglia. Mia madre mi ha sempre definito “senza radici” perché viaggio tanto e giro il mondo, ma per me la lontananza non esiste se ho nel cuore le persone che amo, le porto con me in tutto quello che faccio, proprio come le mie origini siciliane. Mia nonna e i miei genitori mi hanno sempre amata, magari soffrono nel non vedermi per tanto tempo ma sono felici di sapermi felice». 

Thom Yorke e Dajana Roncione

Da qualche anno vive a Oxford. Quali sono le differenze più grandi rispetto all’Italia? E in particolare in tempo di Brexit e Coronavirus?
«
Mi sono trasferita a Oxford perché mi sono innamorata di un inglese (Thom York, compositore e voce solista del gruppo Radiohead ndr). Quando per la prima volta ho sentito parlare di Brexit mi è subito sembrata una follia, specialmente in questo momento nel quale dovremmo imparare l’importanza di rimanere uniti. Lo stesso vale per la questione Coronavirus, il governo inglese ha tardato a prendere provvedimenti adeguati come invece hanno fatto altri Paesi, ad esempio l’Italia. È in situazioni come queste che viene fuori la validità di chi governa e a una parte degli inglesi queste scelte sono piaciute poco. Spero che l’Inghilterra e l’America possano smascherare i loro leader politici, la loro vita non può essere in mano a dei clown».

Cinema o teatro, se dovesse scegliere a quale delle due arti si sente più vicina?
«In un vero percorso artistico sono entrambe fondamentali. Ho cominciato a teatro, la mia prima vera passione e successivamente mi sono innamorata del cinema che ho affrontato con la stessa frenesia e lo stesso desiderio».

E poi c’è anche la televisione. La prima volta con Camilleri è avvenuta con “Il commissario Montalbano” nel 2011. Lo ha mai conosciuto di “persona personalmente”?
«
Ho interpretato due personaggi nei suoi romanzi su Montalbano. Uno è stato nell’episodio “Caccia al tesoro” e l’altro in “Una lama di luce”, entrambi con la straordinaria guida di Alberto Sironi, un regista che ho amato molto e che mi piace ricordare. Non ho mai avuto la fortuna d’incontrare Camilleri ma sono orgogliosa di aver dato vita a personaggi creati dalla sua penna, per me è stato e rimarrà uno dei migliori scrittori del ‘900».

Dajana Roncione in “Una lama di luce”, episodoio del 2012 de “Il commissario Montalbano”

A proposito di libri, c’è n’è qualcuno al quale si sente particolarmente legata?
«1984 di George Orwell e Il mondo nuovo di Aldous Huxley. Sono i miei libri guida».

La concessione del telefono non parla solo di corna ma anche di una macchina burocratica siciliana lenta e complicata. Ma parliamo della fine dell’800 o dei nostri giorni?
«Come ci detto il regista Roan Johnson siamo di fronte a un’opera che nonostante il tono brillante è una vera e propria accusa contro le storture e le contraddizioni della Sicilia e forse dell’Italia intera. Una commedia sulla stupidità umana, da quella istituzionale e burocratica fino a quella sentimentale, una satira sociale e politica d’incredibile attualità. Alla luce di queste considerazioni mi chiedo, com’è possibile che non sia mai cambiato nulla?». 

Dajana, lei spesso interpreta donne avvenenti e tentatrici, penso a Jolanda ne La mafia uccide solo d’estate II. Le sono mai stati stretti questi panni in cui la donna viene vista solo dal punto di vista estetico?
«
In realtà il personaggio di Jolanda non era quello di una tentatrice, era una cantante, amava l’arte, le poesie, non credeva nel matrimonio, non cercava sostegno economico, era solo mossa dall’amore. Ho accettato il ruolo perché rappresentava l’alternativa alla vita borghese di Massimo (Francesco Scianna ndr ), il rischio. Anche a teatro ho avuto modo d’interpretare personaggi con un grande carattere, come la Figliastra nei “Sei personaggi in cerca d’autore” con la regia di Michele Placido. In generale cerco sempre di scegliere personaggi che possano davvero interessarmi, anche se spesso c’è una certa superficialità nel descrivere le donne, facendo ricoprire loro solo ruoli di amanti, mogli e amiche». 

Dajana Roncione e Michele Placido in “Sei personaggi in cerca d’autore” allo Stabile di Catania, foto A. Parrinello

A tal proposito che ruolo ha per lei la bellezza?
«
Un ruolo difficile, bisogna esserne consapevoli, imparare a conoscersi, insegnare per prima cosa a se stessi e di conseguenza agli altri l’importanza di andare oltre l’apparenza per arrivare a vedere chi siamo veramente. Quando mi trovo di fronte al pregiudizio, alla competizione o alla mancanza di rispetto mi ricordo che non è un problema che devo risolvere io ma la persona che ha prodotto quel pensiero o quell’azione e mi limito a fargli da specchio».

Frida Khalo e Tina Modotti

In un’intervista ha dichiarato di voler interpretare la fotografa Tina Modotti, una donna bellissima ma anche impegnata socialmente. Quali sono gli aspetti che l’hanno affascinata maggiormente?
«
Il conflitto tra arte e vita e la difficile decisione di diventare protagonista attiva in ambito sociale e politico, in un momento storico tumultuoso, rinunciando all’arte».

Ha già qualche progetto in cantiere che ci può svelarci?
«Ho scritto un soggetto cinematografico e ho trovato una produzione americana interessata. Insieme stiamo valutando come portarlo avanti e a quale regista destinarlo, sarei felicissima di vederlo realizzato».

 

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