Alessio Vassallo: «Quando hai a che fare con uno scrittore come Camilleri ti affidi alle sue parole»

Sugnu Sicilianu Parla l'attore palermitano che interpreta Filippo Genuardi il personaggio centrale del film per la tv "La concessione del telefono", in onda su Rai Uno il 23 marzo, e tratto dal celebre romanzo dello scrittore empedoclino: «Il lavoro sulla lingua è stato davvero molto importante anche se io, venendo da due stagioni de "Il giovane Montalbano" e da "La stagione della caccia", sono stato sicuramente più agevolato»

In data 12 giugno 1891 il vigàtese Filippo Genuardi, commerciante di legnami, scrive al Prefetto di Montelusa, Vittorio Parascianno, per ottenere la concessione di una linea telefonica a uso privato. Inizia così il romanzo di Andrea Camilleri “La concessione del telefono” (edito da Sellerio), per arrivare attraverso un’escalation di eventi, che interesseranno principalmente il giovane Genuardi, verso un finale inaspettato. Per una linea telefonica vi chiederete voi? Ebbene sì, perché Andrea Camilleri non è scrittore che babbìa e nelle sue opere riesce sempre a trovare l’equilibrio perfetto tra ironia, beffa e dramma. Dal romanzo, pubblicato nel 1998, nasce l’omonimo film, prodotto dalla Palomar in collaborazione con Rai Fiction, che Rai1 trasmetterà lunedì 23 marzo alle ore 21.25 in prima assoluta, per poi restare on demand sulla piattaforma web Raiplay.

Un evento imperdibile perché a firmare la sceneggiatura, insieme al regista Roan Johnson e a Francesco Bruni, è stato lo stesso Camilleri. Nei panni di Filippo “Pippo” Genuardi troveremo il palermitano Alessio Vassallo, volto noto di molte serie televisive come Squadra antimafia-Palermo oggi 2, I Borgia, Romanzo siciliano, Passeggeri notturni, protagonista anche di molti film e spettacoli teatrali. Lo abbiamo intervistato per farci rivelare tutti i segreti dell’ultimo capitolo della trilogia “C’era una volta Vigàta” (dopo La mossa del cavallo andato in onda il 26 febbraio 2018 e La stagione della caccia andato in onda il 25 febbraio 2019), per parlare di Mimì Augello, da lui interpretato nella serie tv Il giovane Montalbano, e del legame con lo scrittore empedoclino.

Ci racconta di quella volta che bloccato in un letto d’ospedale per un’appendicectomia ha scoperto la recitazione?
«Avevo diciassette anni e mi ricoverarono in ospedale a Palermo per un’appendicite. Nel letto accanto al mio c’era un insegnante di recitazione, anche lui operato da poco, che un giorno mi disse “quando ci dimettono perché non vieni a fare un corso di teatro da me?”. Mi sembrò una cosa assurda, come se ti dicessi “domani facciamo paracadutismo insieme?” e invece sono andato e da lì mi si è aperto un mondo. Ho scoperto di avere anch’io un canale d’espressione nonostante la timidezza. Così dopo il diploma sono andato a Roma dove, dopo tre mesi di selezioni, sono entrato all’Accademia d’Arte Drammatica. Ogni volta che guardo la mia cicatrice mi ricordo che da lì è iniziato tutto».

Alessio Vassallo in “La concessione del telefono”, foto di Paolo Ciriello

Lavorare con Roan Johnson sembra portarle particolarmente fortuna. Con “Fino a qui tutto bene” vi siete aggiudicati il premio del pubblico al Festival internazionale del Film di Roma e ora con “La concessione del telefono” arriva anche il suo primo ruolo da protagonista.
«Con Roan siamo rodati, abbiamo fatto Fino a qui tutto bene, l’anno scorso La stagione della caccia e adesso La concessione del telefono. In questo film ho avuto una grande responsabilità, non solo per il ruolo da protagonista, quindi il motore di tutta la storia, ma anche perché è il libro più amato da Camilleri e da tantissimi italiani. Inoltre con Roan ci lega un’amicizia che dura da molti anni, per cui mi bastava davvero poco per capire quello di cui aveva bisogna. Il libro poi è un romanzo epistolare quindi riuscire a fare una trasposizione in immagine delle lettere di Camilleri, non è stata un’impresa facile ma lui c’è riuscito. Siamo giunti al terzo film, mi auguro che a breve riusciremo a fare anche il quarto». 

“La concessione del telefono”, il regista Roan Johnson con Alessio Vassallo, foto Valentina Glorioso

Come ha costruito il personaggio di Filippo Genuardi? In particolare qual è stato il lavoro che ha fatto sulla lingua camilleriana?
«
È stata una grande sfida perché da una scena all’altra si passava dalla commedia più spinta al dramma più profondo. Era come salire sulle montagne russe, con un continuo cambio di registro interpretativo. In più quando hai a che fare con uno scrittore come Camilleri ti affidi totalmente alle sue parole, quindi ho rispettato pedissequamente la sua partizione mantenendo anche il siciliano, che in alcuni momenti è volutamente stretto. Il lavoro sulla lingua è stato davvero molto importante anche se io, venendo da due stagioni de Il giovane Montalbano e da La stagione della caccia, sono stato sicuramente più agevolato. Diciamo che essendo un cittadino di Vigàta e frequentando quel linguaggio da tempo per me è stato indubbiamente più semplice (ride)».

Un’altra immagine di Vassallo in “La concessione del telefono”, foto Paolo Ciriello

A proposito di Andrea Camilleri, sembra che la prima volta l’abbia incontrato proprio durante le riprese de Il giovane Montalbano.
«Ricordo che venne a trovarci sul set e a un certo punto ci chiese con la sua voce roboante “ora mi fate vedere una bella scena”. Si sedette sulla poltrona del famigerato Commissariato e, a macchina da ripresa spenta, cominciammo a recitare davanti a lui come in uno spettacolo privato. Fu un’emozione incredibile, come se Pirandello ti chiedesse di fargli un pezzo tratto dai Sei personaggi in cerca d’autore. È stata un’esperienza davvero unica perché ogni volta c’è l’onore di dare voce e corpo a personaggi scritti da uno degli autori più grandi del Novecento». 

La visita di Andrea Camilleri sul set de “Il giovane Montalbano”

Ne “Il giovane Montalbano” ha vestito i panni di Mimì Augello, particolarmente incline al fascino femminile, e sembra che anche Filippo Genuardi non sia da meno. Alessio Vassallo invece che valore dà alla fedeltà?
«Per me è fondamentale e va di pari passo con la fiducia. Ogni rapporto, anche l’amicizia, va costruito attraverso la fedeltà perché solo così si possono mettere le fondamenta per una relazione solida. I grandi amori o le grandi amicizie, che durano da molti anni sono quelle in cui ti fidi e ti affidi totalmente all’altra persona».

“La concessione del telefono, foto Paolo Ciriello

A proposito d’amicizia, con chi ha legato di più sul set?
«
Diciamo che, a questo giro, oltre che con Roan, c’erano anche Dajana Roncione (nel film Lillina Lo Re ndr) che è stata per tre anni mia compagna d’Accademia e Federica De Cola che qui interpreta mia moglie (Taninè Schilirò ndr), con la quale feci La vita rubata con Beppe Fiorello. Quindi tutte persone con le quali avevo già un’amicizia stretta».

“La concessione del telefono”, Federica De Cola e Dajana Roncione, foto Paolo Ciriello

Invece con gli attori di Montalbano che rapporto ha?
«Con Cesare Bocci, il mio alter ego, ci siamo incontrati qualche volta in occasione di eventi legati a Camilleri e a mezzo stampa ci siamo scambiati sempre manifestazioni di affetto reciproco. Luca Zingaretti, invece, l’ho incontrato solo una volta, per una partita di calcio per beneficenza e posso dire che è molto forte». 

Tornando a La concessione del telefono, Filippo Genuardi è anche un appassionato di tecnologia. Nella sua vita invece che ruolo ricopre?
«
Nel film è stato molto divertente guidare il quadriciclo a motore. Credo fosse di proprietà di un collezionista siciliano, per metterlo in moto hanno fatto venire addirittura un esperto da Londra. Sembra una barca ma ricorda anche una macchina, silenziosissimo. Guidarlo è stato un momento incredibile, d’altra parte è uno dei tanti vezzi che Filippo Genuardi si può permettere grazie ai soldi del suocero, che lo accontenta in tutto. Io invece ho un rapporto abbastanza buono con la tecnologia la uso, in particolare i social, per promuovere dei contenuti o per comunicare, come in questo periodo, quello che faccio. Mai per timbrare il cartellino, come accade spesso alle nuove generazioni che puntano più a esserci che all’essere». 

“La concessione del telefono”, Vassallo-Genuardi e il quadriciclo a motore, foto Paolo Ciriello

Per #Biondostreaming, i contenuti da vedere on line a causa della chiusura del teatro causa Coronavirus, ha letto Una storia d’amore e di tenebra di Amos Oz ed è stato fra i protagonisti dello spettacolo Dieci storie proprio così. Cosa pensa di questa modalità di fruizione?
«
Me l’hanno chiesto e sono stato d’accordo visto il momento, ma è qualcosa che può durare giusto un mese. Il teatro non si può fare in streaming, il teatro è contatto, condivisione, è sentire le persone accanto a te che guardano lo spettacolo o le scarpe degli attori che battono sul palcoscenico. Certo in un momento come questo permette di divulgare cultura e intrattenere il pubblico a casa ma il teatro è vivo e qualcosa che avviene in quel momento. Non è il live filtrato da uno schermo o da una telecamera, semplicemente è realtà».

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