“Cinquanta in blu”, storie di dinamica letteratura che si rinnova

Libri e Fumetti Per celebrare i 50 anni della Sellerio, nove autori (Camilleri, Alajmo, Attanasio, Giménez-Bartlett tra gli altri) hanno scelto un volume tra gli oltre tremila dello storico catalogo della casa editrice palermitana: partendo dal libro che più li aveva colpiti hanno creato e strutturato delle nuove trame, nuove storie di racconti che in realtà sono dei romanzi, od almeno li contengono in nuce

Prestigiosi scrittori si confrontano con la storia della letteratura siciliana ed europea, con la dimensione interpretativa della nostra storia culturale. L’operazione intellettuale lanciata dalla casa editrice Sellerio con Cinquanta in blu. Storie è molto interessante e coglie ancora una volta nel segno. All’interno del testo vi sono racconti di autorevoli protagonisti della storia letteraria contemporanea, scrittrici e scrittori dalla valenza nazionale ed internazionale.

E’ vi è ancora una volta una delle più importanti narratrici europee viventi, Alicia Giménez-Bartlett. Non poteva mancare Andrea Camilleri, anche se con poche pagine di un racconto che purtroppo non fece in tempo a completare. Camilleri si ispirò all’Apologo del giudice bandito di Sergio Atzeni. Per celebrare i 50 anni della Sellerio, nove autori hanno scelto un volume tra gli oltre tremila dello storico catalogo della casa editrice palermitana: partendo dal libro che più li aveva colpiti hanno creato e strutturato delle nuove trame, nuove storie di racconti che in realtà sono dei romanzi, od almeno li contengono in nuce.

Il prolifico narratore Antonio Manzini si è ispirato alla Scacchiera davanti allo specchio di Bontempelli, la realtà come il gioco filosofico ed esistenziale dello specchio, e ha dipanato la dimensione del teatro magico-realistico scelto da una compagnia di vecchi attori per dire addio alle scene. Manzini mostra la sua poliedrica ecletticità.

Andrea Camilleri                                                              

Alicia Giménez-Bartlett ha recuperato in maniera sui generis la Penelope Fitzgerald del romanzo La libreria, e lo ha fatto inventando la storia di una coppia con difficoltà di lavoro che si trasferisce (per volontà della donna) dalla metropoli Barcellona nel piccolo paesino di Torrespicudas. La donna fa rinascere con passione ed intelligenza un bar, che diventa luogo della simbolica e concreta rinascita del paese e dell’apertura al mondo esterno senza smarrire l’identità. Giménez-Bartlett ben delinea la personalità della protagonista: “Nel giro di un anno avevamo guadagno un bel po’ di soldi, ma non era questo che contava, l’importante era che il nostro bar era diventato l’orgoglio del paese, perché da noi succedevano cose importanti”. Il bar prende fuoco ma la donna lo fa nuovamente rinascere. Una storia di forza e di indipendenza. La protagonista spiega al suo compagno intellettuale che invece rientrerà a Barcellona: “Prima d’ora non avevo mai fatto niente con le sole mie forze dall’inizio fino alla fine, con voglia, con sicurezza, con entusiasmo, e non c’è mai stato niente che mi sia venuto bene come questo bar. A me piace quello che faccio, mi diverte”. 

Alicia Giménez Bartlett

Giosuè Calaciura si ispira invece all’Affaire Moro del grande Leonardo Sciascia, e costruisce un racconto che ben interseca letteratura e storia.

Roberto Alajmo, con stile raffinato ed ironico, elabora un originale racconto e dà vita ed anima al prefetto dell’Ultima provincia di Luisa Adorno alle prese con i colleghi della prefettura che leggono le bozze di un romanzo sulla sua famiglia. Alajmo scrive: “Man mano che leggeva, il funzionario cominciò a tracciare una specie di identikit: prefetto, di origine siciliana orientale, con cane e famiglia d’impianto tradizionale al seguito, più nuora impertinente acquisita nel tempo. Era curioso di scoprire chi fosse anche per sapere se il soggetto era conoscenza di quel libro in cui si mettevano in piazza i fatti suoi. La curiosità e il divertimento andavano crescendo man mano che proseguiva la lettura, ma era pure una questione di puntiglio, e ancora gli indizi non bastavano a identificare con certezza il protagonista”. Uwe Timm parte dal Notturno indiano di Antonio Tabucchi, mentre Andrea Molesini dai Delitti esemplari di Max Aub.

Roberto Alajmo

Lo scrittore e giornalista Davide Camarrone, con la sua scrittura sempre collegata intimamente alla realtà, narra la storia di un bambino, intelligente e buono, che dal cuore del vecchio centro storico di Palermo si trasferisce in una periferia quale lo Zen 2. Il riferimento di Camarrone è all’intellettuale ebreo-russo dissidente, Dovlatov, che emigrò a New York ed alla sua opera La valigia. Gioca ironicamente ed in chiave ermeneutica con il destino nel suo racconto Giorgio Fontana, e lo fa appunto con lo strumento dell’ironia che ha una sua profonda genesi intellettuale nella filosofia greca. Fontana va oltre il razionalismo logico classico e trae ispirazione dal saggio del filosofo Greimas, che non a caso ha come titolo: l’Imperfezione

Davide Camarrone

Molto interessante anche il racconto-romanzo della scrittrice e poetessa Maria Attanasio che nasce dal confronto con un capolavoro di Alessandro Manzoni, Storia della Colonna Infame, nella rilettura moderna e geniale che ne fece Leonardo Sciascia nella sua post-fazione all’edizione selleriana dei Promessi Sposi pubblicata negli anni ’80. Maria Attanasio si confronta con il nucleo del pensiero sciasciano sul ruolo della memoria nella letteratura e sulla rilettura manzoniana del passato per meglio comprendere le contraddizioni della storia e del presente. Che è poi il nucleo fondante della filosofia editoriale che ha dato vita alla casa editrice Sellerio. Attanasio recupera un evento storico, apparentemente minimo: nel 1837 in Sicilia vi fu una ‘rivoluzione’ che in realtà celava una forma di fanatismo, di una vera e propria caccia all’untore. La correlazione de “Le colonne scellerate” di Attanasio con la Storia della Colonna Infame del Manzoni è palese. Scrive la scrittrice calatina: “Seppur per vanagloria è proprio Del Carretto – con l’urgente desiderio di leggere la Storia della Colonna Infame e diffonderne le copie prenotate – a suggerire il parallelismo – tra il processo degli untori nel Seicento e quello dei veleni nell’Ottocento, sottolineato poi da tutti gli storici e gli epidemiologi che se ne sono occupati. Uguale la dinamica: l’epidemia, le dicerie, i sospetti; l’autoaccusa dell’imputato per sfuggire alla morte; la ritrattazione, la ritrattazione della ritrattazione; il rinnovato ricatto e la nuova autoaccusa; la morte, infine. La stessa l’ingiustizia: ‘l’orrenda vittoria dell’errore contro la verità, e del furore potente contro l’innocenza disarmata’, come scrive Manzoni. Ma a promuovere e a gestire quel processo, che per lo storico Emilio Bufardeci non fu meno ‘fatale di quello del 1630 sui creduti untori almeno nei suoi funesti effetti’, non furono ottusi inquisitori seicenteschi, ma uomini dell’Ottocento, ancora più oscurantisti di loro. O, peggio, l’irresponsabile malafede di impreparatissimi e supponenti liberali”.

Maria Attanasio

Attanasio argomenta: “Sostenuti dalla sciagurata credenza, nel 1837 tumulti e linciaggi avvennero in tutta la Sicilia, ma a rendere esemplari quelli di Siracusa fu il processo contro i coniugi Schwentzer, individuati subito come avvelenatori perché espressione di una doppia diversità: artisti e stranieri. Ergo, automaticamente colpevoli. Da espellere dalla comunità. E su cui far cadere un omertoso silenzio storico. Nessun risarcimento postumo – né di pietosa memoria, né di riflessione critica – per i due disgraziatissimi artisti”. E più avanti la scrittrice afferma: “Ma la Siracusa del processo dei veleni, della caccia al diverso, dell’assoluzione del passato, non è un puro luogo storico, ma una metafora, perché – scriveva Sebastiano Addamo, nella relazione ad un convegno siracusano del 1987 dedicato proprio a quei tumulti – ‘al limite, si potrebbe anche dire che l’untore è la parte oscura e malvagia di noi, che noi perseguitiamo implacabilmente. L’untore, in altri contesti l’ebreo, il negro, il diverso’. Quell’untore sempre in agguato in ogni angolo della storia, di noi”.

Uno scritto di straordinaria e stringente attualità nell’Italia e nel mondo contemporaneo…

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