domenica 16 giugno 2019

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Con Palazzo Beneventano Lentini ha ritrovato la sua anima culturale

Territori

La storica dimora, dopo anni di incuria e uso inadeguato da quando è comunale, tre anni fa è diventata luogo di cultura e bellezza grazie al ripristino coordinato da un gruppo di giovani operatori culturali guidato da Giorgio Franco, che si è fatto assegnare, come presidio di Italia Nostra, la gestione del sito: «Il nostro slogan è amare non è possedere ma prendersi cura»


di Emilia Rossitto

C’è una dimora storica, con oltre cinquanta stanze, 8.000 metri quadri di superficie e tanti aneddoti da sussurrare ai visitatori, nel cuore di Lentini che per decenni è stata usurpata nella sua essenza e condannata ad atti di incuria e vandalismo, o destinata a deposito per i veicoli della nettezza urbana e a luogo di accoglienza per gli sfollati. Violato nella sua memoria storica e nella sua identità, Palazzo Beneventano, che vanta sale della musica, del trono, di attesa, da conversazione e una grande sala degli specchi, affrescate e impreziosite dai mosaici dei pavimenti, è stato completamente denudato fino a quando un gruppo di giovani professionisti del territorio, guidato dal 27enne Giorgio Franco, operatore in beni culturali e archeo blogger, ha deciso che quell’edificio meritasse di più che una semplice caduta libera nell’oblio. Una battaglia che è durata anni e che è stata portata avanti grazie a pile di documenti necessari per dimostrare, anche alle amministrazioni, la valenza storica ed artistica del monumento privato ormai di una degna destinazione d’uso.

Palazzo Beneventano a Lentini

«Dal 2014 è nata una sorta di chiamata nei confronti di questa struttura – racconta Giorgio Franco – che mi ha visto impegnato con persone come la storica dell’arte Cristina Pulvirenti. In quel periodo curavo, per il tirocinio di archivistica con l’Università di Catania, il Fondo Beneventano e l’archivio comunale di Lentini e la Pulvirenti stava portando avanti uno studio sulle suppellettili della collezione Beneventano del museo archeologico di Lentini. Ci siamo trovati a confrontarci con altri ragazzi che come noi avevano degli interessi storici ed artistici. Da lì è nata un’idea che era solo pura utopia: riqualificare l’edificio». Grazie a quella lotta che i ragazzi hanno portato avanti, agli interventi di restauro ed ai finanziamenti, oggi Palazzo Beneventano in via San Francesco D’Assisi, all’interno del quartiere Badia, incastonato come un piccolo gioiello nel centro storico della cittadina in provincia di Siracusa, può vivere una seconda, se non terza, giovinezza. «Un palazzo che è stato prima svaligiato dei suoi beni con le aste giudiziarie – prosegue Franco – per via dei debiti che aveva contratto la famiglia e che negli anni Sessanta, dopo essere diventato proprietà del Comune, è precipitato in uno stato di abbandono e degrado: dalle sassate al fondo librario, agli stucchi che venivano rimossi o le statue e le fioriere che venivano rubate, smontando tassello per tassello ogni singola bellezza artistica dell’immobile. È stato canile, deposito della nettezza urbana e casa per gli sfollati di un quartiere a rischio. Solo nei primi anni Duemila si sono visti arrivare i primi fondi destinati alla struttura, ed insieme ad essi la volontà di restituirle il valore che merita; una strada che si è rivelata molto lunga».

Palazzo Beneventano, com'era e com'è

Fino al dopoguerra il palazzo era stato abitato dagli eredi del barone Giuseppe Luigi Beneventano dal quale oggi prende il nome. All’interno della struttura campeggia un mosaico a ciottoli dell’Ottocento, i suoi molti momenti storici, alcuni dei quali più tortuosi di altri sono intrisi di territorio; lo stabile è stato anche luogo caro al giudice Giovanni Falcone, che a Lentini trascorse gli anni dal 1965 al 1967. «La ditta che portava avanti i lavori nel 2014 – continua il giovane operatore culturale lentinese – dichiarò fallimento ed abbandonò i lavori. È stato in quel momento che siamo intervenuti per evitare che ci fosse il rischio di precipitare di nuovo nell’incuria. Inizialmente eravamo un gruppo informale di ragazzi che discutevano di archeologia del paesaggio, storia dell’arte e musica; avevamo trovato un gruppo di lavoro pronto a concentrare le proprie energie per il territorio. Nelle arti contemporanee abbiamo visto il punto di partenza di un progetto di riqualificazione valido».

Da residenza nobiliare di fine Seicento, oggi l’immobile è sia museo della memoria e del territorio che una vera e propria galleria di arte contemporanea che sa accogliere mostre permanenti e temporanee. Una volta riaperti i battenti, nel 2016, è stato un susseguirsi di iniziative che hanno a tutti gli effetti riconsegnato l’edificio nella sua veste di patrimonio culturale ed artistico della città. Ricostruire la storia dell’edificio monumentale è già di per sé un’avventura. Il complesso architettonico di stampo duecentesco fu in gran parte distrutto dai sismi del 1543 e del 1693 e ricostruito a partire dal 1700. Quasi un secolo dopo, per l’occasione, fu chiamato anche l’illustre architetto Carlo Sada che contribuì, così, alla ricostruzione. «In un faldone di circa 300 pagine – spiega Franco – abbiamo racchiuso la nostra destinazione d’uso ideale per Palazzo Beneventano. Tra marzo ed aprile 2016 l’amministrazione comunale decise di affidarci, in qualità di presidio di Italia Nostra, a tempo determinato la struttura. Da allora è esploso un vero e proprio fenomeno culturale e sociale: un lungo processo di crescita personale, di gruppo e di comunità. Ci troviamo a tre anni dall’apertura della struttura con una media di 15.000 visitatori. Abbiamo, inoltre, sfiorato una vittoria al Culturability dell’anno scorso, arrivando tra i 15 finalisti su 341 partecipanti da tutta l’Italia, e abbiamo mostrato i nostri report di inclusione sociale tramite l’arte contemporanea a Villa Giulia a Roma, in occasione della manifestazione culturale "Romarché" promossa da DiàCultura al Museo Nazionale Etrusco. Ci ritroviamo catapultati nel mondo dei musei di ogni tipologia, un’eccellenza che ha dell’incredibile. Scommettere su una piccola cittadina ha avuto dell’eroico, ma siamo ancora qua a voler affermare che si può trattare di un polmone occupazionale anche per i giovani».

Giorgio Franco al taglio del nastro nel 2016

Comune denominatore negli anni sono stati i numerosi restauri, non ultimi i lavori di recupero eseguiti nel 2004, e le numerose "vite" che il palazzo ha attraversato nei secoli. Una storia che ricorda un qualcosa delle favole della buonanotte da raccontare ai bambini, ma a lieto fine. Anche i momenti di difficoltà sono stati superati dai ragazzi con forte ostinazione. È quella stessa ostinazione che oggi permette al visitatore di incamminarsi nella dimora e calarsi in un’atmosfera magica. «È stato difficile dimostrare che la nostra non sarebbe stata una gestione esclusiva ma inclusiva - puntualizza Franco – il nostro slogan è diventato “amare non è possedere ma prendersi cura”. Abbiamo dovuto contrastare anche numerose etichette di tipo politico, ma siamo riusciti a sostenere questa bella realtà. Oggi il Palazzo con i suoi grandi spazi è punto di riferimento del quartiere Badia che si affaccia sul centro storico».

Un altro momento dell'inaugurazione di Palazzo Beneventano

Così poco dopo la sua ultima inaugurazione nel 2016 si sono subito susseguiti progetti dal sapore contemporaneo. Dalla rassegna d'arte contemporanea D.E.A. Misterica che ha vantato tra i collaboratori Benedetto Poma, Gesualdo Prestipino, Alessandro La Motta, al progetto musicale Semu Suli, Semu Tuttu di e con Alfio Antico e Michele Conti ma anche il progetto che l'ha reso primo Parco Urbano d'Arte Contemporanea della provincia di Siracusa, denominato Badia Lost & Found, al quale hanno partecipato Cristina Pulvirenti, Eddy Lo Bianco e Valentina Nipitella, si può proprio dire che Giorgio Franco e i suoi ragazzi non si sono fatti mancare nulla e su quella strada, intrapresa con determinazione, continuano a scommettere. A settembre è stato censito come Luogo del Contemporaneo promosso dalla Direzione generale arte e architettura contemporanea del Ministero per i Beni e le attività culturali, e quest’anno ha inaugurato l’iniziativa Beneventano Night Experience, itinerari notturni dedicati all'esplorazione inedita della monumentale dimora e del mondo interiore attraverso un percorso di consapevolezza ed esperienze. E solo in questo mese di maggio si sono susseguite le personali d'arte contemporanea di artisti come Domenico Pellegrino, Cristina Costanzo, Alessandro Costagliola, Emilio Angelini, Nuccio Onofrio La Leggia, Armando Rotoletti e Stefano Lotumolo.

La visita ad una delle sale del palazzo

Si respira la Sicilia ammirando e percorrendone il lungo itinerario tra sinuosi corridoi e stanze, che si rivelano una sorpresa per gli occhi, ripristinate all'ottanta per cento delle loro potenzialità. Una sfida continua che, però, non mette più in dubbio la validità del bene. «Quando ci hanno consegnato le chiavi non sapevamo nemmeno dove fosse il quadro elettrico - conclude Franco – con una buona e sana follia abbiamo trasformato la Cenerentola che prima nessuno voleva in una bella principessa, oggi corteggiata da tutti. Un restauro di cantiere ma soprattutto un restyling di immagine e di opinione. Ora ci auguriamo di poter avere in concessione il bene per periodi più lunghi, per fare in modo di pianificare nuove ed importanti iniziative culturali».

Giorgio Franco con Ray Bondin, ambasciatore emerito dell'Unesco


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 30 maggio 2019
Aggiornato il 04 giugno 2019 alle 19:49





Emilia Rossitto

Aspirante filosofa, si interroga da sempre sul senso della vita. Nonostante gli studi alla facoltà di Filosofia, non trovando una risposta, ha scelto di dedicarsi alla sua grande passione per la scrittura e il giornalismo. Milanese solo sulla carta d'identità è siracusana "ca scoccia". Collabora con il "Giornale di Sicilia" dal 2015, vorrebbe portare alla luce le storie di cultura e sociali che aspettano ancora di essere raccontate.. o almeno ci prova!


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