lunedì 16 settembre 2019

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Con "Astolfo sulla luna" il cunto di Cuticchio ci riporta sulla terra

Recensioni

Il Maestro cuntista e puparo palermitano, a Catania per "Porte aperte Unict", parte dall'Orlando Furioso di Ariosto narrato secondo l'antica tecnica del cunto per portare il pubblico a nuove riflessioni sull'oggi


di Laura Cavallaro

«U cuntu ca vi cuntu stasira, è chiddu ri “Astolfo sulla Luna”». Nel prezioso scenario del Chiostro di Ponente all’interno del Monastero dei Benedettini di Catania, Mimmo Cuticchio esordisce così nel suo spettacolo “Il Cunto”, rivolgendosi direttamente alla platea e a quel pubblico che a ogni spettacolo gli ispira una storia diversa. Come spiega lo stesso puparo e cuntista palermitano, quando sale sul palcoscenico è come se entrasse in uno stato di trance durante il quale le immagini si materializzano nella sua mente, intanto che le parole costruiscono mondi fantastici e lontani in cui far viaggiare lo spettatore.

Mimmo Cuticchio al Chiostro di Ponente - ph Porte Aperte Unict

Alla base di tutto ci sono i canovacci e tante, moltissime storie impresse nell’atavica memoria, ma si va a braccio. Sotto un cielo estivo illuminato da un riflesso lunare, Cuticchio, vicino all’imponente fontana marmorea riportata alla luce in tempi recenti, racconta la storia dei paladini di Francia, della bella Angelica e di Orlando, che perdutamente innamorato di lei, e non ricambiato, perde il lume della ragione. Tra lance fatate e anelli incantati, i valorosi paladini di Francia a uno a uno perdono la testa per la dolce Angelica, intanto che eserciti dall’Africa e dall’Asia attaccano la città di Carlo Magno. Ferraù, Astolfo e Orlando non riescono più a pensare alla guerra, la loro mente è ottenebrata dal desiderio della fanciulla. La inseguono per boschi senza mai trovarla, portandosi dietro la voglia di dimostrare la propria superiorità rispetto ai compagni, come lo spagnolo Ferraù che per la gloria uccide Argalia, fratello di Angelica, chiedendone in prestito l’elmo a patto di restituirlo dopo avergli dato degna sepoltura.

Il cuntu di Mimmo Cuticchio - ph Sicilymag

Un pensiero allora corre alla letteratura greca con i suoi eroi, la ritualità legata alla sepoltura dei morti e alle regole d’onore, che si lega all’epica cavalleresca. Non mancano momenti distensivi, come quando Astolfo giunge al Castello delle delizie, che si rivelerà luogo di menzogne e di sortilegi; del suo incontro con l’ippogrifo che lo porterà sulla luna dove ritroverà il senno del cugino Orlando, e della scintilla scoccata fra Angelica e Medora, che li condurrà, per amore, alle nozze.

Lo spettacolo promosso dal Centro culturale Zo e inserito all’interno del rassegna “Porte aperte Unict”, vuole essere un omaggio alla tradizione teatrale ma al contempo una riflessione sul mondo che ci circonda. Come sempre nelle sue performance Cuticchio mesce passato e presente rivolgendo in questo caso, attraverso il capolavoro ariostesco, un pensiero a un anniversario importante: i cinquant’anni dall’allunaggio. Artista impegnato, Cuticchio è riuscito a farsi portavoce del mondo dell’antica tecnica del cunto che traduce per le nuove generazioni mischiando innovazione e tradizione, antichi contenuti a nuove denunce. Anche politiche, seppur sottilmente.

Mimmo Cuticchio in scena a Catania - ph Porte Aperte Unict

Come sempre, Cuticchio ha lasciato il pubblico estasiato, avvalorando il fatto che non esistono confini o limiti linguistici quando si parla di arte. E la sua è una parola incontenibile che accompagna il pubblico dentro la vicenda, che si avvale tanto della lingua italiana quanto del siciliano che grazie alla sua inflessione palermitana acquisice colore. Cuticchio porta il pubblico dentro i campi di battaglia con quel ritmo cadenzato che inneggia alla poesia rapsodica medievale, da cui prende le mosse il genere, mentre rotea la spada (eredità iniziatica dal maestro Peppino Celano) e col il piede batte il ritmo del cunto sulla pedana. Una, due, tre le teste mozzate; tantissimi i corpi che si ammassano in un tappeto di carne umana.

Il cuntu di Mimmo Cuticchio - ph Sicilymag

Cuticchio è uno degli ultimi maestri del genere, testimonianza di un intrattenimento che ebbe la sua fortuna in tempi andati e che oggi come allora rappresenta una forma di rapimento estatico. Nonostante il pubblico odierno sia abituato a una visione frenetica filtrata attraverso l’occhio dello zapping televisivo, ne rimane comunque incantato. Niente orpelli, solo parola recitata e tanta maestria. A testimonianza di questo, la bambina che a fine spettacolo lo ha raggiunto per farsi autografare il suo volume di “Alle armi, cavalieri!”. Un lavoro, quello con l’editore Donzelli, che mira a custodire le storie dei paladini di Francia raccontate dal cuntista e puparo palermitano e illustrate, in questa preziosa edizione, da Tania Giordano.

La bambina che lo ha raggiunto a fine spettacolo - ph Porte Aperte Unict
«Le ultime raccolte di cunti risalgono al 1860 – spiega Cuticchio – si trattava di una collana in quattro volumi in cui erano racchiuse le testimonianze di grandi maestri. Da allora più niente».
E poi c’è “La macchina dei sogni-l’altra faccia della luna” il festival giunto alla trentaseiesima edizione, di cui è direttore artistico, che prenderà il via il prossimo 19 luglio. Dislocato fra Palermo e Terrasini, quest’anno l’evento vedrà, tra gli altri appuntamenti, una produzione unica: “Medusa”, che coinvolgerà un’orchestra di cinquanta elementi, tre cantanti d’opera e naturalmente i pupi.
Perché, come recita l’adagio, chi si ferma è perduto.


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Pubblicato il 09 luglio 2019





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