domenica 16 giugno 2019

domenica 16 giugno 2019

MENU

Plausi e botte

Ci rivediamo nel 1945

Blog

Ho parlato col dio Crono che gestisce il tempo, vorrei tornare a 30 anni fa. Non solo per tornare più giovane ma per non vedere lo squallore politico di oggi. Il dio è andato oltre, però. «Torneremo al 1945, all'Italia che ricominciava dopo la guerra, quando non eri neanche nato»


di Antonio Di Grado

Ho parlato col dio Crono, che gestisce il tempo. “Non si potrebbe tornare indietro?”, gli ho chiesto. “Indietro quanto? E cosa vuoi cancellare?”. “Trent’anni - gli ho risposto - di politica italiana. E poi ci guadagnerei trent’anni di vita”. E lui: “La politica? Sempre rissa e malgoverno, oggi come allora”. “Rissa? - gli dico. - Ma almeno a litigare erano Berlinguer e Craxi, due giganti che oggi manco ce li sogniamo. E quanto al malgoverno, malgovernavano meglio Fanfani, Rumor e perfino Andreotti rispetto a Berlusconi, Renzi, Di Maio, Salvini... Io, poi, ero appena sposato, insegnavo in una università che ancora trasmetteva conoscenza e valori, credevo ancora nel progresso...”.

“Progresso? - m'interrompe Crono, turbato. - Io che domino il tempo, sorrido di questa stupida invenzione di voi umani. Pericle era forse un primitivo rispetto a Trump? E le folle incantate dai tragici greci erano forse ottuse come gli spettatori di Ciao Darwin o di Affari tuoi? E tu preferisci Erri De Luca o Elena Ferrante a Cervantes e a Shakespeare? Preferisci Fedez a Monteverdi?”. “Hai ragione, ma questa è un’altra storia. Torniamo alla mia richiesta”.

Crono medita a lungo, poi: “E va bene, ma ti faccio un favore ancora più grande. Farò tornare il tempo ancora più indietro, alla fine dell’ultima guerra. Non c’erano ancora Berlusconi e Salvini, ma nemmeno le stragi di Stato e le trame occulte di quegli anni che fai male a rimpiangere. Torniamo al 1945, all’Italia che ricominciava da capo, al fervore della ricostruzione e della battaglia delle idee, a Ferruccio Parri e a Benedetto Croce, a Pavese e Vittorini, al cambiamento che appariva ancora radicale, a quel fascinoso miraggio di giustizia e libertà, alle epurazioni da condurre fino in fondo, alle possibilità tutte aperte a tutte le speranze”. E aggiunge con un sorriso: “E per quanto ti riguarda, alla tua età più bella, a quando non eri ancora nato, ed eri solo una meravigliosa possibilità nella mente degli dei”.

1945, l'Italia liberata dal fascismo

Mi convinse, prima che da quel bel sogno mi svegliassi, deluso, nello stesso opaco 2019.



© Riproduzione riservata
Pubblicato il 17 maggio 2019




Antonio Di Grado

La professione del critico e di chiunque si ostini a interpretare il mondo e a non accettarlo com’è, esige giudizi di valore, promozioni e bocciature, nette prese di posizione. Rigenerare l’Uomo è oggi l'unica praticabile utopia


ULTIMI POST

Sciascia non è una statua. Mai lo è stato e mai ancora lo sarà?

A Racalmuto, nel trentennale della morte, lo scrittore ha l'immagine da replicante della statua iper-realista ignorata da tanti. Il comitato di vigilanza da me coordinato sta già varando un programma di iniziative per lo speciale anniversario ma le polemiche su cosa debba diventare la Fondazione (manageriale, politica o più autonoma da Racalmuto) non mancano

Caro Franco, è un dolore non venirti a cercare

E' con molta esitazione che mi sono deciso a scrivere dell'amico Battiato, non intendendo forzare una privacy affettuosamente difesa. Non avere, però, notizie di prima mano come sempre, o leggere che sarebbe in vendita il buen retiro di Milo da lui amato, fa male

Aveva ragione Sciascia, in Europa siamo vasi di terracotta tra vasi di ferro

Il concetto chiave è la fragilità, vero limite 40 anni fa per lo scrittore racalmutese del sistema Europa che si accingeva a votare per la prima volta su scala continentale. Oggi il sogno dei padri nobili di Ventotene è stato ucciso e l'Europa muore ogni giorno nei flutti del Mediterraneo. E noi ci ritroviamo privi di immaginazione e di indignazione, di sogni e di scelte responsabili