mercoledì 21 agosto 2019

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Momenti di parole

Il cuore di Kore

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Ci ha fatto venire dalla Sicilia per incontrarla ad Atene, perché fu in Sicilia che ella trascorse felice la sua infanzia. La figlia di Demetra è bella, elegante, profuma di resine di bosco e di miele greco. E in Sicilia Kore conobbe l'uomo che avrebbe amato, Ade, principe dell'oltretomba e suo rapitore, che incarnò tutto quello che un uomo dovrebbe essere per una donna


di Daniela Robberto

Andiamo ad Atene. In inverno i biglietti costano poco e la nazione in ginocchio economico accoglie a braccia tese i turisti ed ancora di più li aspettano le abili mani che li deruberanno insinuandosi con destrezza nelle tasche dei giubbotti. La città dagli edifici malmessi e cariati dall’incuria della miseria, affida alle luminarie natalizie nelle strade principali, il tentativo di somigliare alle altre capitali europee e stupisce la modernità di un aeroporto che si scopre poi essere diventato proprietà della generosa Germania. Ma i bivacchi dei senzatetto per le strade, la periferia invasa da individui ancora più poveri che sommano le loro afflizioni a quelle degli autoctoni, scompare quando conosciamo Kore. E’ bella come una dea, Kore dai lunghi capelli castani intrecciati con fiori di campo. Longilinea accavalla le gambe sotto la lunga tunica bianca seduta sulla poltroncina della hall del nostro albergo. Nei suoi occhi scuri e luccicanti le immagini di altre epoche lontane migliaia di anni. L’aggraziato gesticolare fa tintinnare i cerchietti alle braccia ed alle caviglie e il suo profumo che sa di resine di bosco e miele greco si mischia ai dolci fonemi che stentiamo a capire.

Persefone di Dante Gabriel Rossetti, Tate Britain, Londra

Le chiediamo timidamente perché abbia voluto incontrarci e lei risponde che noi veniamo dalla Sicilia, terra in cui ella trascorse felice la sua infanzia e dove giovinetta conobbe l’uomo che avrebbe amato in eterno. “Ma non sei stata rapita?” qualcuno di noi timidamente chiede. Si è vero, risponde ma l’amore ha dinamiche inscrutabili e la conoscenza trasforma i pensieri e plasma ogni cosa come profumata cera di api. Per lei, Ade il principe dell’oltretomba e suo rapitore, ben presto fu l’emozione e divenne l’incarnazione di tutto quello che un uomo dovrebbe essere. Non ci si poteva non innamorare di lui che aveva incontrato tutte le donne che avevano vissuto e di cui conosceva i nascosti ardori, le voluttà particolari che acconsentono alla passione. Di tutte ricordava qualcosa, da ognuna ne imparava la varietà e di quelle titubanze e di quelle impudicizie apprese, egli ne aveva fatto a sua volta, le personali armi di seduzione. Sorride mestamente ai suoi ricordi e continua raccontandoci di come un giorno passeggiando insieme alle figlie di Oceano nei boschi verdeggianti di una Sicilia incontaminata, vide un prato di narcisi tra cui uno che svettava sugli altri per la straordinaria bellezza; decise di raccoglierlo per infilarlo tra i capelli quand’ecco che dalla radice strappata, una voragine gigantesca apre il varco ad un carro guidato da possenti cavalli. Alle redini, Ade, figlio di Crono e padrone degli inferi che cingendola alla vita, la rapisce. Kore comincia a gridare e le sue compagne spaventate tentano di trattenerla invano lacerandole il candido peplo. La terra quasi in risposta ad un comando divino, si richiude sopra loro ed a nulla valgono i richiami delle fanciulle mentre il verde fogliame boschivo nel silenzio e nel buio della notte incombente, rende tutto pauroso. Richiamata dai pianti delle compagne di gioco sul luogo accorre Demetra la potente, la madre di Kore dea della fertilità, colei che gestisce lo sbocciare dei fiori, il maturare dei frutti ed il miracoloso risveglio ciclico della natura. Saputo del rapimento della figlia orchestrato con il beneplacito di Zeus, la collera di Demetra esplode nei confronti dell’Olimpo e l’attuazione della sua vendetta si scaglia verso la vita in boccio, inaridendo i campi e inducendo una gravissima carestia tra gli uomini. Nulla è più potente dell’ira di una donna, peggio se dea toccata negli affetti più cari .

Il ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini, Galleria Borghese, Roma

La terra si avvizzì su se stessa diventando un luogo fortemente inospitale e per questo, l’Olimpo tremò. Zeus intervenne presso l’infelice Ade che accettò di rimandare Kore tra i mortali. Ma la coppia ormai si amava e non poteva sopportare l’idea di una definitiva separazione. Nel regno dei morti paradossalmente, l’amore era vivo più che mai. Kore socchiude gli occhi e continua…. Ci parla di come un posto vissuto inizialmente con orrore fosse diventato luogo di privilegio e come fosse struggente il ricordo delle braccia superbe di Ade in cui lei amava giacere mentre i raggi della luna filtravano sottili dal mondo dei vivi; dovevano infrangere il tabù divino ma non ebbero bisogno di accordarsi per aggirare le leggi degli Dei. Kore, secondo la profezia che chi avesse mangiato un frutto nell’inferno, non avrebbe mai potuto staccarsi da quel luogo, mangiò del rosso melograno sei grani lucenti come le gemme del granato. Volontariamente si legava così col Regno dei morti dove per sei mesi avrebbe per l’eternità governato insieme ad Ade, per gli altri sei mesi ella sarebbe tornata sulla Terra, da sua madre ed al suo passaggio la terra avrebbe regalato l’abbondanza in fiori, frutti e messi rigogliose.

Il racconto ci incanta come bambini ma è inverno e Kore deve andare per rientrare velocemente nel regno dell’oltretomba; le chiediamo di fare un altro strappo alla regola e di incontrarci il giorno dopo al museo dell'Acropoli tappa prevista dal nostro calendario di viaggio ma forse abbiamo osato troppo perché Kore sorride ma non risponde. Tacciamo soggiogati dal suo fascino ed ora che è all’impiedi comprendiamo come anche un Dio abbia potuto perdere la testa per lei che adesso ci volta le belle spalle nude ed esce scomparendo in una serata ateniese fredda e piovigginosa di dicembre, lasciando a noi come usava nel mondo degli immortali la fragranza del suo profumo di ambrosia e lo stupore di uomini moderni nel dubitare di aver vissuto l’occasione insolita di un incontro incredibile.

© Riproduzione riservata
Pubblicato il 17 maggio 2019




Daniela Robberto

Questi sono i miei racconti. Nata a Messina nel lontano 1955, figlia femmina e, a detta dei miei (e quindi è sicuro) non troppo desiderata, di una coppia disastrosamente poco affine per luogo di nascita, carattere, studi, obiettivi nella vita, ambizioni... mia madre e mio padre. E devo forse a tali diversissime fonti genetiche la mia curiosità ed una personalità fortemente complessa ed agitata, che mi spinge a scrivere su ciò che più mi colpisce, che più mi intriga. Ho fatto per anni un lavoro facendomelo piacere, anche se non era il mio ma, alla fine sono abbastanza contenta di come mi è andata, e soprattutto della mia formazione perché quando devo descrivermi, come in questo caso, o quando penso a me stessa, alla mente mi sovviene subito il mio nome, poi che dovrei dimagrire e poi che sono biologa. Sono su facebook.


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