Caterina Di Giacomo: «Il MuMe trampolino di lancio per Messinanuova»

Arte La direttrice del Museo Interdisciplinare Regionale di Messina è pronta per la consegna al pubblico di sabato 17 giugno. Il Parco Museale di circa 17mila mq ospita circa 750 opere: non solo i capolavori di Caravaggio, Antonello da Messina, Gagini, Alibrandi e Montorsoli, ma anche la storica collezione del Museo Peloritano e centinaia di reperti salvati dal terremoto. Sabato apertura gratuita

Per Messina è arrivato il grande giorno. Sabato 17 giugno, avrà finalmente il suo grande Museo Interdisciplinare Regionale (MuMe) del quale, dopo una prima parziale consegna il 9 dicembre scorso, saranno aperti al pubblico tutti i restanti settori espositivi che definiscono l’articolato percorso medievale moderno, con opere dall’ XI secolo fino ai primi anni del Novecento. Sabato al termine della cerimonia ufficiale – in programma alle ore 18 e alla presenza del Ministro degli Esteri Angelino Alfano, del Presidente della Regione, Rosario Crocetta, del Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Giovanni Ardizzone, di esponenti del governo regionale, parlamentari nazionali e regionali e delle massime autorità civili e religiose cittadine – dalle ore 20 e fino alle 22.30, le sale del MuMe saranno aperte al pubblico gratuitamente, per poter ammirare i capolavori di Caravaggio, Antonello da Messina, Alibrandi, Gagini e Montorsoli, solo per citare i maestri più celebri.

MuMe, Sala Ottocento, Ritratto di signora in nero - ph Antonio Parrinello

Il MuMe, oggi commisurato alla vastità e al prestigio delle sue collezioni civiche e delle centinaia di opere recuperate dalle macerie di chiese e piazze all’indomani del terremoto del 1908, non è solo un contenitore d’arte. Piuttosto un autentico luogo d’identità, uno spazio museale di respiro europeo (come documenta la ricca e articolata collezione cosmopolita) dove la comunità siciliana (che lo attendeva da tempo) e quella internazionale – grazie al percorso museografico che ricuce la narrazione e insieme amplifica, integra e completa l’esposizione allestita dopo il sisma alla Filanda Mellinghoff – potrà “sfogliare” la lunga e straordinaria storia bimillenaria di cui Messina è stata protagonista anche nel campo delle arti.

MuMe, Caravaggeschi e Sala Montorsoli - ph Antonio Parrinello

«Mantenendo fede agli impegni assunti – ha commentato Carlo Vermiglio, Assessore ai Beni Culturali e all’Identità siciliana, durante la presentazione – abbiamo raggiunto un traguardo importante per Messina grazie alla determinazione e al lavoro sinergico attuato da questo assessorato, dal dipartimento, dalla direzione e dal personale del museo. L’apertura del museo nella sua interezza rappresenta la riappropriazione di un luogo cardine per la storia di questa città, una “patria culturale” che racchiude e racconta l’eredità millenaria di questo territorio, comunicandone i valori, le idee e i tanti protagonisti che, nel passato, hanno fatto di Messina un centro dinamico tra la Sicilia e l’Europa. Oggi restituiamo a tutti i cittadini e ai visitatori un patrimonio troppo a lungo negato e, in una prospettiva futura, il museo deve rientrare in una visione strategica in cui la cultura possa essere il lievito della nostra società, ricucendo e mettendo a sistema il patrimonio artistico e traendo da esso modelli innovativi di sviluppo economico e di crescita sociale».

MuMe, Caravaggio, Resurrezione di Lazzaro - ph Antonio Parrinello

«Ventisette secoli di storia della città, dalla fondazione nell’VIII a. C. alle soglie del XX, quando la catastrofe tellurica sembrò annientarla – sottolinea Caterina Di Giacomo, direttore del Museo Regionale di Messina – sono narrati nel nostro spettacolare Museo. Nessuna intenzione di farne un archivio della memoria; piuttosto un trampolino di lancio di quella “Messinanuova”, simbolo della ottimistica proiezione futurista, celebrata con la mostra di avvio della destinazione della storica Filanda, fino allo scorso dicembre sede della permanente, e deputata alla ospitalità di grandi eventi. In questi spazi, appena definiti, trova posto una amplissima selezione di opere e manufatti espressione del patrimonio di Messina, avamposto europeo sul bacino del Mediterraneo, dalle impareggiabili peculiarità cosmopolite, nel quale si contestualizzano, radicando i propri messaggi nella ricettiva cultura artistica locale, i capolavori di Antonello, Montorsoli, Caravaggio, nostri ambasciatori nel mondo»

MuMe, Antonello da Messina, Polittico di San Gregorio - ph Antonio Parrinello

Il Museo Interdisciplinare Regionale di Messina si inserisce in un ampio Parco Museale, che per dimensioni e superfici espositive e operative, si configura come uno dei più grandi del Meridione d’Italia. Ospita circa 750 opere (fra la sezione archeologica, il percorso medievale-moderno e le aree esterne) in un arco temporale che va dalla fondazione della città e fino alle soglie del XX secolo e riuniscela storica collezione civica del Museo Peloritano e le centinaia di reperti architettonici e opere d’arte di chiese ed edifici storici distrutti dal terremoto del 1908 e faticosamente strappati alle macerie. Una parte di queste opere – circa 250 – sono state sempre esposte negli spazi della ex Filanda Mellinghoff, opificio ottocentesco risparmiato dal sisma e destinato per decenni a sede “temporanea” del museo dove, con il sistema della “rotazione”, venivano esposti periodicamente vari pezzi della grande collezione. La Filanda, all’interno del Parco Museale, sarà adesso destinata a mostre ed eventi temporanei anche in regime di art sharing con altre realtà museali come accaduto di recente con il Mart di Rovereto (“L’invenzione futurista”, nel 2015; e “Mediterraneo, luoghi e miti”, nel 2016) e con la Fondazione Musei Civici di Torino.

MuMe, Sala primo Rinascimento, Crocifisso ligneo di ignoto - ph Antonio Parrinello

Il MuMe si estende, complessivamente, su oltre 17.000 mq, nell’area dell’ex monastero di San Salvatore dei Greci, attorno al quale è stato concepito e progettato negli anni Ottanta.
La struttura architettonica iniziata nel 1984 viene consegnata nel 1995, ma non risulta idonea alla tipologia delle collezioni e i fondi insufficienti e discontinui per la definizione dell’allestimento in rapporto alle superfici di oltre 4700 mq. Negli ultimi anni, con la direzione di Caterina Di Giacomo, affiancata dai dirigenti delle unità operative afferenti al Polo Regionale, è stato possibile dare un’accelerazione ai programmi finalizzati alla fruizione della struttura, di fatto mai consegnata alla comunità, definendo interventi di adeguamento tecnologico e completamento dei percorsi espositivi grazie a finanziamenti UE e seguenti impegni della Regione. Dopo l’anteprima del dicembre 2016, con la consegna della sezione archeologica e dell’ Ala Nord, per un totale di ca. 2.200 mq di superficie espositiva, vengono adesso consegnati i restanti 2500 mq di allestimenti con opere dal medioevo al Novecento.

La direttrice del MuMe Caterina Di Giacomo - ph Antonio Parrinello

«L’attuale configurazione finale del percorso espositivo, declinato e articolato in un ricco tessuto di relazioni fra le diverse discipline artistiche e ampie interrelazioni storiche e di contesto culturale – prosegue Caterina Di Giacomo -, è il risultato di un processo di elaborazione che si è sviluppato nell’arco di oltre un decennio. La revisione odierna risulta aggiornata alla luce delle risultanze di studi e attribuzioni, della verifica inventariale e archivistica condotta negli ultimi anni sull’intero patrimonio disponibile, nonché dei recuperi resi possibili dagli interventi di restauro progettati e messi in opera dal Museo stesso. La struttura distributiva generale dell’allestimento si articola intorno ad alcune polarità, snodi tematici dell’intera organizzazione scientifica ed espositiva. Di particolare ed evidente rilievo sono le iscrizioni arabo normanne che avviano il percorso, i capitelli del Duomo, i mosaici trecenteschi, l’area riservata ad “Antonello da Messina”, la grande sala Alibrandesca, la “piazza manierista” con la produzione montorsoliana, la sala “Caravaggio” e l’area dei caravaggeschi, il prosieguo sei e settecentesco contrassegnato da elementi marmorei fortemente caratterizzanti fino alla sala della “Carrozza senatoria”. Ognuna di queste zon, è stata ridefinita e qualificata in funzione delle esigenze di contesto e continuità storica nell’ordinamento oggi adottato attraverso l’individuazione di otto settori sottolineati cromaticamente dal Medioevo al primo novecento. L’itinerario medievale e moderno, che espone 350 opere, oltre alla significativa sezione archeologica (300 manufatti) è completato dalla significativa collocazione nelle aree esterne e nei piazzali di elementi architettonici provenienti dall’impianto urbanistico preterremoto».

MuMe, Placido Campolo, Ambasceria della Vergine - ph Antonio Parrinello

Il Museo oggi mette in mostra l’intero suo patrimonio, alla luce degli ultimi studi, verifiche e attribuzioni, come anche i recuperi resi possibili dagli interventi di restauro, progettati e realizzati con finanziamenti regionali e grazie al concorso di sponsor privati; ogni opera – anche all’esterno – è corredata da didascalie ragionate e da un apparato didattico.
Il MuMe ha già avviato collaborazioni in art sharing con il Mart di Rovereto, con cui ha realizzato alla Filanda, le mostre “L’Invenzione futurista. Case d’arte di Depero” (2015) e “Mediterraneo. Luoghi e miti capolavori dal Mart” (2016); con la Fondazione Museo Civici di Torino, “Il Ritratto Trivulzio di Antonello. Un atteso rientro” (2016): scambio alla pari visto che la tavoletta bifronte di Antonello da Messina, la “Madonna col Bambino e francescano in adorazione” (recto) e “Ecce Homo” (verso), è stata esposta a Palazzo Madama. Il nuovo museo – pur garantendo una superficie espositiva di 4700 mq e un livello seminterrato di circa 3000 mq per depositi, uffici tecnici, biblioteca, archivi e laboratori – è riservato esclusivamente alla collezione permanente, troppo a lungo sacrificata: in tutto 20.000 reperti compresa una ricca sezione archeologico-numismatica, fondi archivistici, librari e monetari.

MuMe, La Scilla del complesso statuario del Montorsoli, ph Antonio Parrinello

Il plusvalore del Museo di Messina è il cosmopolitismo del suo patrimonio, riflesso di una città nata sul mare, porto naturale, transito obbligato tra Oriente ed Occidente, ma anche baricentro di interessi nel Mediterranei, più incline a scambi con la costa calabra che a contatti con il resto della Sicilia, impediti alla cinta dei monti Peloritani. Il patrimonio del MuMe è costituito da opere per la maggior parte di provenienza “estera”, da realtà (come la Scuole napoletana, romana, toscana, veneta, lombarda) valide ben prima dell’Unità. Ma il percorso inizia da molto più lontano e si intreccia fortemente alla storia della città. Si va dalla sezione archeologica legata alla fondazione greca e alla dominazione romana di Messina – settore curato da Giovanna Bacci – al percorso medievale avviato dalle iscrizioni arabo-normanne del XII secolo provenienti dal Duomo e dall’Annunziata dei Catalani. Punti di forza la Conca di Gandolfo del 1135 – l’unico pezzo analogo è al Metropolitan Museum di New York – e poi i mosaici del XIII, la splendida Madonnina degli storpi, appena restaurata, il suggestivo Crocefisso ligneo tardo – trecentesco. Segue il settore dedicato ad Antonello, alla sua scuola, ai fiamminghi. Fra le novità una sezione sull’editoria fra quattro e cinquecento con preziosi incunaboli e manoscritti illustrati. L’esplosione rinascimentale è rappresentata dall’Alibrandi nella sala a lui dedicata, mentre i temi manieristici continentali preparano la monumentale Piazza del Montorsoli. Quindi la rivoluzione caravaggesca, i due capolavori del genio lombardo, il seguito e la scuola di altissimo livello; nella rampa che conduce al secondo livello elementi marmorei e la collezione di maioliche veneziane della seconda metà del ‘500. Nel piano superiore la produzione artistica interdisciplinare a Messina della seconda metà del ‘600, il box riservato alle Icone realizzate nel diciassettesimo secolo, il ‘700 con l’esplosione rococò della grande sala della Carrozza, un sorprendente ‘800 con la sezione delle stampe di Aloysio Juvara e gli ultimi dipinti a ridosso del Terremoto.

Il MuMe è aperto dal martedì al sabato dalle 9 alle 19 (ultimo ingresso ore 18.30); domenica e festivi 9-13 (ultimo ingresso 12.30). Lunedì chiuso. Biglietti: intero 8 euro, ridotto 4. Ingresso gratuito la prima domenica del mese. La Biblioteca è consultabile dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13.30.

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