giovedì 21 febbraio 2019

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Caro 2019 ti scrivo

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Il braccio di ferro sui migranti, la farsa delle new town per i terremotati etnei, la tragica pantomima dei devoti "delinquenti" di Sant'Agata, l'aumento della tassa sui rifiuti a carico solo di chi paga. Quest'anno per noi siciliani è cominciato abbastanza male. Per quelli, poi, che vivono tra Catania e provincia anche peggio


di Gianni Nicola Caracoglia

Caro 2019 ti scrivo, così mi distraggo un po’. Ho bisogno un attimo di distrarmi, neanche il festival di Sanremo ci riesce, perché da quando sei arrivato, e già sono passati quasi 40 giorni, mi fai pensare a quella vignetta con cui Vauro salutava il 2018 e ti annunciava: il 2019 sta per arrivare e già non vediamo l’ora che finisca.


Non me ne volere, ma sei cominciato in maniera veramente contorta. Soprattutto per noi siciliani. A cominciare da tutta la vicenda della Sea Watch 3, la nave della organizzazione non governativa tedesca Sea Watch, costretta, come fu la nave militare Diciotti nello scorso agosto a Catania, a passare giorni e giorni in mare, a un tiro di schioppo da Siracusa, ancora una volta per la cocciutaggine governativa di impedire lo sbarco di qualsiasi natante, di Stato o privato per loro poco importa, tutto purché i paria dei nostri tempi, i migranti che fuggono da teatri di miseria e disperazione in tutto il mondo povero, che non è manco poco esteso, non si mischino con noi. Alla fine, come fu per la Diciotti, anche la Sea Watch 3 ha fatto scendere il suo carico umano di miserabili – 47 persone con un nome e un cognome ed una storia personale -, grazie alla disponibilità di alcuni Paesi dell’unione - Lussemburgo, Cipro, Germania, Francia, Portogallo, Romania e Malta - a condividere il carico umano. Ovviamente nessun segnale di vita è giunto dai Paesi xenofobi dell’Unione, quel blocco di Visegrad composto da Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, cui aggiungerei anche l’Austria e la Croazia che si permettono di non accogliere uno, dicasi uno, migrante all’interno dei loro Paesi, senza che accada nulla contro di loro a livello di sanzioni europee.

Come si fa a stare tranquilli, caro 2019, a tre mesi e mezzo dal voto europeo quando è lampante che l’Unione europea che i padri fondatori hanno sognato rischia seriamente di morire per ingordigia nazionalista? I valori fondanti della vecchia Comunità - la solidarietà, la libertà di circolazione delle merci e delle persone, la lotta all’esclusione sociale e la discriminazione, la promozione della pace – sono seriamente messi in pericolo dalla cieca ideologia del nazionalismo 3.0, oggi chiamato sovranismo, retaggio di fallimenti storici del secolo scorso che vengono ancora perpetuati come valore.

E' un valore lasciare poveri disperati in mare per “dare un segnale” all'Europa anch'essa alla deriva? Ovviamente non lo è, è un crimine bello e buono, e la richesta del Tribunale dei ministri di Catania di autorizzazione a procedere contro il ministro degli Interni Matteo Salvini ne è la dimostrazione. Hanno voglia i partiti di maggioranza ad autoaccusarsi, col senno di poi, dicendo che la scelta sulla nave Diciotti fu politica e collegiale. Il Tribunale dei ministri di Catania lo ha scritto chiaro nella richiesta inviata al Senato: “Il ministro ha agito al di fuori delle finalità proprie dell’esercizio del potere conferitogli dalle legge – dice il tribunale di Catania - in quanto le scelte politiche o i mutevoli indirizzi impartiti a livello ministeriale non possono ridurre la portata degli obblighi degli Stati di garantire nel modo più sollecito il soccorso e lo sbarco dei migranti in un luogo sicuro (Place of safety) obblighi derivanti da Convenzioni internazionali che costituiscono una precisa limitazione alla potestà legislativa dello Stato in base agli articoli 10, 11 e 117 della Costituzione”. Quello è, nero su bianco. Va da sé che la politica in maniera meschina salverà il ministro non autorizzando i magistrati ad andare avanti (e dispiace che il Movimento 5 Stelle, tradendo la sua storia, si accoderà a questo salvacondotto populista e demagogico) ma il crimine è commesso, e nessuno lo potrà cancellare.

E' un valore combattere le Organizzazioni non governative e lasciare morire la gente in mare? Ovviamente non lo è, come dice chiaramente l'Unhcr, l'alto commisario delle Nazioni Unite per i rifugiati: «Nonostante il numero di arrivi sia stato molto più basso rispetto a quello, elevato, registrato in Italia ogni anno fra il 2014 e il 2017 o in Grecia nel 2015, i viaggi sono rimasti pericolosi come sempre» - spiega l’agenzia Onu -. «Nonostante il numero complessivo di morti in mare nel Mediterraneo centrale sia più che dimezzato nel 2018 rispetto all’anno precedente, il tasso di mortalità fra le persone che hanno tentato la traversata è aumentato nettamente».

E' un valore dare la colpa alle Ong accusandole di “incitare” nuove traversate della disperazione? Ovviamente non lo è, perché un legame fra i salvataggi e i vaiggi della disperazione non c'è, e soprattutto non c'è legame, come la Lega sostiene in Italia, fra scafisti e Ong. Con buona pace della Procura di Catania che ha visto archiviata la sua inchiesta, così come quella sulla “pericolosità” per la salute degli indumenti dei migranti. Tentativi inutili di gettare cattiva luce sulle organizzazioni che non hanno nulla di cui farsi perdonare. Dopotutto la stessa Procura di Catania ha dovuto appurare in merito alla Sea Watch 3, attraccata a Catania dopo le giornate in rada a Siracusa, che l'interlocutore libico nel Mediterraneo, di fatto, non esiste. Come scrive la Procura: “la motonave (Sea Watch 3 ndr) il 19/1 si era correttamente “rivolta alle Autorità MRCC di Libia, Malta e Italia. Con la prima Autorità le comunicazioni si sono interrotte perché i libici mostravano di non comprendere la lingua inglese, mentre quelle italiane e maltesi avevano rappresentato la loro non competenza ad agire secondo le norme delle convenzioni internazionali”. Come precisa lo stesso documento della Procura la decisione di andare verso Siracusa e non Tunisi è stata motivata così “Secondo i testi della motonave escussi tale opzione era dovuta al fatto che in precedenti esperienze le Autorità tunisine non avevano consentito a quella ONG neanche di approdare presso i loro porti per fare rifornimento. La veridicità di tale dichiarazione sembra trovare conforto nelle dichiarazioni rese dal responsabile di MRCC olandese, contattato dai colleghi italiani, che ha asserito di avere - di propria iniziativa e senza informare il comandante della motonave - richiesto alle autorità tunisine di consentire l’approdo nei loro porti del natante, senza riceverne alcuna risposta. Tale circostanza è invero sintomatica della linea di condotta che le Autorità tunisine hanno deciso di adottare nei confronti delle ONG. In tale situazione non può pertanto ritenersi ingiustificata la scelta del comandante della motonave di dirigersi a partire dal 21 gennaio verso Nord alla ricerca di un Porto sicuro”.

E’ uno scempio sociale enorme quello che rischiamo di vivere nei prossimi mesi, e dispiace ancora di più nella nostra bella ma martoriata Sicilia che invece di essere lodata per il lavoro enorme che ha svolto negli ultimi anni con i migranti, Lampedusa in testa, ora viene usata come strumento di contrasto muscolare contro i “nemici” scelti a tavolino dal governo – leggi l’Europa a conduzione franco-tedesca – rei a loro modo di vedere di tutte le incongruenze dell’Unione. Lo scempio sociale sarà dettato dalla cancellazione del sistema degli Sprar. O meglio del suo svuotamento perché il sistema da protezione richiedenti asilo e rifugiati, diventa Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati. In poche parole, cancellando le ragioni umanitarie dei permessi, i richiedenti asilo non posso usufruire del sistema protettivo di un sistema che è stato un fiore all’occhiello in tutta Italia ben accettato da tutti. Nonostante i comuni abbiano detto in maniera chiara che il sistema ha funzionato. Mario Emanuele Alvano, segretario di Anci (l’associazione dei comuni) Sicilia a La Repubblica: «Siamo seriamente preoccupati perché si colpisce una rete che ha funzionato bene, con numeri contenuti e con il coinvolgimento delle comunità, contrariamente a quanto avviene con l’accoglienza nei centri straordinari».

A proposito di centri straordinari. Il Cara (centro accoglienza richiedenti asilo) di Mineo, nel Calatino, nato per volontà dell’ex ministro degli Interni Roberto Maroni (guarda caso leghista), non è mai stato un albergo a 5 stelle, anzi, per le migliaia di migranti che vi sono passati, ma adesso farlo passare come l’avamposto di tutto il malaffare è l’ennesima forzatura per giustificare un disegno politico studiato a tavolino. Ha ragione da vendere, però, Giuseppe Mistretta, il sindaco della cittadina calatina che chiede ora conto a ragione al Ministro attuale degli Interni, Matteo Salvini, per il danno economico che la cittadina subirà con la chiusura annunciata del centro: «Dal ministro Salvini vorrei un riconoscimento per il nostro territorio che è stato così pesantemente violentato dallo Stato indipendentemente dai governi che si sono susseguiti e che oggi ha necessità di avere i giusti riconoscimenti per i sacrifici fatti. Siamo italiani come gli altri, più degli altri perché abbiamo fatto il nostro dovere in silenzio. L'allora ministro Roberto Maroni aveva preso degli impegni con il nostro territorio: nel Patto per la sicurezza c'era scritto che bisognava compensare l'economia tradizionale che avrebbe potuto ed è stata danneggiata dall'istituzione del Cara». Caro sindaco, però, chiedere il rispetto degli impegni presi alla politica…

Caro 2019, il Catanese ha cominciato l’anno troppo male. Non solo martoriato dallo stillicidio sismico dell’Etna sfociata nella pesante scossa di Santo Stefano che tanto danno ha inferto a Fleri, Pisano, Poggiofelice, Pennisi e i paesi limitrofi, ma si deve pure sopportare l’ennesima stupida proposta governativa delle new town, anche questo retaggio di fallimenti degli scorsi anni nei martoriati territori dell’Aquila, uno dei tanti squinternati “miracoli” berlusconiani finiti a puttane.

I danni del terremoto a Fleri

La città capoluogo, Catania, non è da meno: chiede l'aumento del 14% della tassa sui rifiuti a quel 50%, compreso chi scrive, che ha sempre pagato, invece di andare a perseguire quell'altro 50% che non paga e non ha mai pagato. Dei geni, non c'è che dire.

Un'altra pietra miliare dello sfacelo morale e sociale dei nostri tempi, Catania, l’ha offerta con la tragica pantomima dei finti-devoti che hanno finito di distruggere la credibilità di una festa di popolo, quella di Sant’Agata, già minata dalla morte di Roberto Calì nel 2004, il devoto rimasto schiacciato durante l’acchianata di via San giuliano da un rito vissuto sempre sull’orlo del rischio. La scena vissuta tra le 9 e le 9.30 di mercoledì 6 febbraio ai Quattro Canti catanesi, con il capovara Claudio Consoli costretto a scegliere di tirare dritto verso il Duomo, facendo saltare non solo la tanto attesa salita ma il momento clou della festa, il canto delle Benedettine di via Crociferi, e soprattutto la dura reprimenda in piazza Duomo di don Barbaro Scionti, parroco della Cattedrale, che non ha esitato a definire “delinquenti” coloro che non hanno permesso di far uscire dal cordone dei devoti persone, soprattutto minori, che lì non dovevano stare. “Delinquenti” è la parola giusta, come purtroppo, dimostra la vile minaccia alla collega Fabiola Foti, direttrice de “L'Urlo”, che sul suo giornale telematico aveva fatto nomi e cognomi di persone in odor di mafia che sotto la Vara non dovevo stare.

Il risultato è che sia il capovara Consoli, sia don Barbaro Scionti ora sono sotto scorta. E come avrebbe detto detto Peppino a Totò: ho detto tutto. In questo caso tutti devono prendersi le proprie responsabilità. A partire dalla Chiesa e dal Comitato organizzatore che deve fare un controllo “militare” di chi può partecipare al rito della Festa di Sant'Agata, a nome del Comitato stesso, e chi no. Passando per le forze dell'Ordine, perché centinaia erano gli agenti schierati in quell'occasione e non sono stati in grado di isolare alcune decine di facinorosi e minori e riportarli all'ordine. E finendo alla città intera, che deve prendere posizione, e per fortuna per buona parte questa volta lo ha fatto, portando avanti le forze sane e denunciando con forza i tentativi di inquinamento da parte della criminalità. Adesso spunta l'inchiesta sulle ipotesi delle scommesse clandestine all'ombra del fercolo. Ma vah, cose di cui non abbiamo mai sentito parlare...

Dopo che morì l'ispettore di polizia Filippo Raciti durante gli scontri di Catania-Palermo di 12 anni fa, intorno allo Stadio Cibali, fino a uel momento terra di nessuno dove si entrava e si usciva a piacimento, furono costruiti i tornelli. Se è necessario un imbrigliamento della Festa deve essere ipotizzabile, altrimenti per un anno la si deve sospendere per riscrivere le regole che, poi, si devono fare osservare, nessuno escluso. E tornando al paragone col mondo calcistico, Daspo a tutti coloro che si dimostrano indegni anche di far parte di una festa religiosa. Ammesso che queste persone sappiano cosa sia la misericordia e l'altruismo.

Meno male che l'11 e il 18 febbraio torna Montalbano in tv. E' rimasta l'unica certezza che in Sicilia alla fine la giustizia vincerà.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 09 febbraio 2019
Aggiornato il 12 febbraio 2019 alle 00:06




Gianni Nicola Caracoglia

Una laurea in Scienze Politiche, una vecchia passione (mai sviluppata) per la carriera internazionale e una grande passione (poi sviluppata) per il giornalismo, in particolare per la musica e gli spettacoli. Ho diretto per 16 anni l'agenzia Blu Media, adesso dirigo SicilyMag.it. E coltivo un sogno: prima o poi andare in Brasile. "Socialmente" sono presente su Twitter, Facebook e Instagram.


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