martedì 18 settembre 2018

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La piuma bianca

Restare o andarsene? Nel nome di Empedocle noi rimaniamo

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Perché abbandonare un gruppo WhatsApp nato per una rimpatriata fra gli ex giovani di via Empedocle? Perché qualcuno si oppone al blocco della nave Diciotti al porto di Catania e lo scrive? Nel nome del filosofo che duemila e cinquecento anni fa combattè la tirannia, dovremmo rimanere. Siamo stati, siamo e solo così saremo persone aperte. Rimanendo


di Sergio Mangiameli

Lo dico subito: sono allergico ai gruppi e diffidente ai revival. Ma siccome non mi piacciono nemmeno le posizioni estreme, all’invito ricevuto da un amico per la cena dei Giovani di Via Empedocle trentacinque anni dopo, ci sono andato. Non per riprovare le stesse emozioni di scherzi da prete, non per rifare quelle vergognose maialate (mica poi tanto), ma con l’intento di rivedere vecchie facce, gli stessi sguardi, qualcosa che comunque ci ha legato e appassionato nelle notti d’agosto etnee della nostra perniciosa carusanza. Come eravamo. E come siamo adesso.

No, non per gli insopportabili occhiali, gli intollerabili capelli bianchi, i ventri dilatati, e le galline che hanno lasciato le impronte ai lati degli occhi. Nemmeno per certi tricipiti penduli, fianchi sfiancati e malattie portate a spalla. No. Non ci siamo arresi manco di fronte alla morte: l’assenza di una persona, che non è più su questa terra. Abbiamo cenato, abbiamo riso, sorriso, fatto foto-ricordo e naturalmente creato un gruppo su WhatsApp: Giovani di Via Empedocle. Ecco chi siamo adesso?

C’è voluta la vita di adesso, per ricordarci invece che non esistiamo: la nave Diciotti ancorata al molo del porto di Catania, le centinaia di uomini, donne e ragazzi stremati a bordo, il divieto di sbarco ordinato dal ministro dell’Interno. Marina (nome finto) osa rompere il tempo sospeso del gruppo e ruota le lancette con precisione sul tempo presente, scrivendo sostegno alle forze che si oppongono al blocco, e comunicando gli appuntamenti e le manifestazioni al Molo 4 di Levante.

Dopo pochi minuti, Alessandro (nome finto) abbandona il gruppo. Senza "a" né "ba", una parola, una smorfia di emoticon. Niente. Manco un dito medio alzato. Nulla. Puf. Sparito.

Marco (finto, tutti finti i nomi che leggete) dice che è argomento delicato, quello dell’immigrazione, che può scuotere reazioni brusche. Gianfranco, per alleggerire, propone di cambiare argomento: “Nell’Amatriciana, ci va o non ci va la cipolla?”.

Marina intanto fa sapere che va a bussare alla porta privata di Alessandro, per chiedergli il perché della fuga. Renato considera che calcio e politica sono, di fatto, materie proibite. E la religione?? perfeziona Santo. Fiorella si sveglia e dà un buongiorno stralunato a tutti. Marina è troppo su di giri per rispondere al saluto e tabella quanto sia solo un caso essere nati in questo lato fortunato di mondo. Poi Aldo, il fratello di Renato, propone di tenerci uniti come gruppo con lo stesso spirito spensierato e goliardico di quando eravamo fanciulli, possibilmente evitando politica, religione, etica etc etc.

Come siamo.

Siamo come amici alla lontana, oppure una coppia forse e per caso, rarefatti nel benessere di stare da questa parte del lustro, dei cancelli di ferro, e di quelle quattro certezze populiste che ci danno conforto. Non siamo il ricordo comune di trentacinque anni fa, ma una somma slabbrata di una serie disarticolata di momenti personali di trentacinque anni fa. Siamo un gruppo inesistente, fuoco perfetto di questa società che nonostante abbia avuto cultura e benessere come mai prima, non è riuscita ad aprirsi la mente.

Come siamo.

Non siamo tutti d’accordo su Salvini, Renzi, Berlusconi, Di Maio, e compagnia bella. Ma dovremmo essere tutti in disaccordo a mollare il dialogo, ad ascoltare chi la pensa e la dice al contrario nostro, per potersi mettere in discussione e valutarsi sotto altri punti di vista.

Resistere o andarsene, allora?

Forse è meglio rimanere. Anche in questo gruppo di Giovani di Via Empedocle, pure in nome di questo filosofo nobile e ricco siciliano di duemila e cinquecento anni fa, che combatté la tirannia e si schierò dalla parte dei democratici, dimostrando solidarietà verso i poveri (prima di decidere di morire lanciandosi giusto giusto nel cratere dell’Etna!).

Non siamo, forse. Ma saremo, certamente, se rimaniamo. Anche con un’Amatriciana davanti, con la cipolla.

Empedocle


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 24 agosto 2018




Sergio Mangiameli

Il senso di appartenenza, come ostinato segnavia, con l’ambiente naturale. Sono presente su Facebook


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