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Il giro dell’oca e il punto

Blog Così oggi finisce un anno e domani ne comincia un altro. Un giro sta finendo. Questo mondo sta compiendo la sua danza attorno al Sole, ancora una volta dopo quattro miliardi e passa di altre prima. Dunque, si svolta, ma con un certo modo. Il nostro punto importante. La nostra indagine profonda del bilancio necessario, quasi fondamentale...

Sono stato sempre attratto dai limiti. Luoghi e tempi. E situazioni. Trovo risposte asciugate, che possono stare magnificamente in quei bordi, senza cadere giù perché di troppo. La leggerezza del confine è simile alla profondità d’indagine: si riduce, alla fine, tutto a un punto. E’ così che diciamo: qual è il punto?
E’ un punto di svolta, come tutti quelli di prima – solo che non ce ne rendiamo conto – e allora facciamo affidamento ai numeri, per darci conforto nel limite, appunto. Così oggi finisce un anno e domani ne comincia un altro. Un giro sta finendo. Questo mondo sta compiendo la sua danza attorno al Sole, ancora una volta dopo quattro miliardi e passa di altre prima. Dunque, si svolta, ma con un certo modo. Il nostro punto importante. La nostra indagine profonda del bilancio necessario, quasi fondamentale, come fossimo prodotti e non anime che imparano ancora. E ogni volta, in questo gioco – dell’oca – leggiamo i consuntivi e tracciamo linee di progetti, intenti, preventivi. E tuttavia non troviamo mai con precisa autorevolezza, quella parola che ci stia bene, con naturale propensione, in questo punto. Gliene mettiamo due o tre, che appena si soffia, cadono tutte e rimaniamo molto confusi e poco felici.

Peppino, disegno di Riccardo La Spina per Sergio Mangiameli

Allora, per il principio di ascolto verso quel ragazzino che pedala, instancabile, tra le salite e le discese delle mie arterie, mi dirigo ancora ai confini dove trovo i vecchi, che celebrano il silenzio e magnificano le parole e i gesti. Mi siedo comodo, con la fortuna accanto che ha il nome di mia moglie, e guardo uno degli attori-mito americani, che si congeda con il suo ultimo film. Lui non è sfolgorante di bellezza come un tempo, ma nudo, col suo tempo in scadenza addosso senza trucco, lo è ancora di più. E’ un uomo, vecchio, che incanta per due o tre frasi, e le mosse, dei silenzi, che da soli valgono un’ora e mezza di spettacolo.

Sempre con la mia fortuna a lato, guido e ascolto il cd di un altro vecchio, regalo di lei stessa. La copertina è un manifesto, dice tutto: profilo di pelle e basta dell’autore, che non è solo un cantante, ma uno dei padri della canzone d’autore italiana: il Professore. I testi sono tavole scolpite, un lascito. La voce non è linda, ma consumata dal tempo, e però arriva più vera. Parla d’infinito, di passione per la vita, di cammini e di voli. Non sono solo canzoni, ci sono parole nude appese all’infinito silenzio, che anche qui valgono da sole un’ora di ascolto.

Entrambi questi due vecchi artisti, finiscono la loro opera con una cosa, che non ha linguaggio e non ha età, non prova vergogna né pietà, e non serve per vivere, ma per continuare a sognare e a esser degni di sé. Si dice “sorriso”, e sul nostro punto ci sta da favola, perché è l’emozione, ma non ha valore se non si fa. Ed è proprio il motivo per cui ci suona la sveglia ogni giorno: fare tutto quello che possiamo per ritrovarlo, il sorriso, la sera sul viso di chi amiamo e ci aspetta ancora. Che è questo l’amore e non c’è altro. Nient’altro di meglio che possiamo immaginare per il prossimo giro.

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