Vinzia, la centometrista che ha dato sprint ai vini Firriato

Calici & Boccali Vinzia Novara Di Gaetano, amministratore delegato di Firriato con un passato da sportiva, dagli Anni 80 è il volto di una delle etichette più prestigiose che hanno dato slancio all'enologia siciliana: «In questi anni ho comunicato la mia terra, l'essenza ed il mio vino. Non da testimonial, ma da proprietaria di un'azienda che ho costruito con la mia famiglia»

L’odore del mare raggiunge la casa dalle persiane azzurre, vicino al lungomare di Trapani, dove arriva accaldata dalla consueta corsa mattutina, in tuta e scarpe da ginnastica. Ad accoglierla, la sua Greta, un Rhodesian Ridgeback di cinque anni, che le scodinzola attorno felice. Sembra più giovane e sbarazzina, diversa dall’immagine di donna altera e distante che le fotografie ufficiali hanno raccontato in questi ultimi vent’anni. Accenna ad un sorriso quando glielo faccio notare, rivelando una piccola fossetta. «Grazie, ma proprio ieri ho festeggiato 60 anni. In volo da Madrid dove sono andata per lavoro, perché ho ripreso ad occuparmi dei mercati, a curare il rapporto con i clienti, a raccontare la mia Sicilia».

Vinzia Novara Di Gaetano

Vinzia Novara Di Gaetano, amministratore delegato di Firriato, è il volto e la voce di uno tra i marchi più prestigiosi che hanno dato slancio all’enologia siciliana, imprimendo una marcia in più al settore, e distinguendosi per la qualità e la cura dei dettagli: dalla vigna alla cantina alla comunicazione. Agli inizi degli anni ’80, vendemmia dopo vendemmia, Salvatore Di Gaetano ha iniziato la sua sfida nei vigneti di Borgo Guarino e Pianoro Cuddìa, alle porte di Trapani, la provincia più vitata d’Europa, dove però occorreva dare un nuovo impulso produttivo. Tradizione e vision contemporanea, con il recupero tenace di vitigni quasi estinti come il Perricone, da una parte, e dell’altra la scommessa di adottare nuove tecniche di vinificazione per meglio valorizzare il patrimonio vitivinicolo.
«Lui ama il vino ed io la terra- dice la signora Vinzia- siamo complementari. Lui sta dietro alla produzione insieme all’enologo, io amo sporcarmi i piedi. Anzi gli stivali. E devono essere alti, perchè come diceva mio nonno nel terreno si nascondono bisce, zecche ed occorre difendersi». La signora Firriato è nata e cresciuta a Paceco, nel giardino di casa dei nonni. «Oltre il cancello- racconta- distese di grano, di ulivi e di viti dove insieme ai cani da caccia, al piccolo bastardino di casa e ai gatti, potevo respirare quel senso di libertà che ancora mi appartiene». Figlia di un avvocato che forse avrebbe sognato per lei la professione forense, fin da piccola sente parlare di codici, diritto, tribunali e arringhe, ma il suo sguardo corre veloce come le sue gambe. Fa la centometrista. Si laurea all’Isef e si specializza in attività di sostegno per studenti diversamente abili. Insegna per 17 anni. «Mi piaceva molto perchè avevo la possibilità di lavorare con i giovani- racconta seduta sul divano della sua splendida casa dove ogni oggetto è un ricordo della sua famiglia- e di formarli accompagnandoli alla scoperta delle loro potenzialità».

Tenuta di Cavanera, sull'Etna

Vinzia accompagna il marito Salvatore nei suoi viaggi in California, in Australia alla scoperta dei vini internazionali. «Imparo a riconoscere i vini, e con mio marito il vino è terreno di confronto continuo. La sua passione diventa la mia. A piccoli passi entro in cantina, imparo a fare le analisi sensoriali e con noi anche Irene, nostra figlia che già da piccola partecipava alla vendemmia». Vinzia vive un doppio registro: insegna a scuola e poi va in vigna. Decisa e determinata a fare le cose per bene, prende in mano le redini della sua nuova vita. Con il vento tra i capelli, Vinzia corre. «Avevamo un traguardo da raggiungere in tempi brevi- spiega-, comunicare la qualità dei nostri vini. Le aziende storiche siciliane stavano facendo una rivoluzione, sdoganando il vecchio clichè del vino siciliano che fino ad allora veniva usato soltanto come vino da taglio».
Giacomo Tachis ed un pugno di viticultori illuminati, rompono gli schemi. La giovane azienda Firriato ( il “clos” ovvero il “girato” delle tenute francesi da cui prende il nome) irrompe a gamba tesa con una comunicazione dirompente, in cui lo sguardo fiero di Vinzia incarna la sicilianità del vino che si fa “Donna”.
Ha 40 anni quando decide di buttarsi a capofitto in questa nuova avventura. Amministratore di una delle tre aziende e socia, la sua calda bellezza mediterranea dai capelli corvini e dallo sguardo felino conquista tutti. «Con addosso un jeans ed una camicia bianca, io comunico la mia terra, l’essenza ed il mio vino- dice senza tanti giri di parole- perchè io non sono una testimonial, sono la proprietaria dell’azienda che ho costruito con la mia famiglia». Volitiva e tenace, Vinzia sa che nella vita, come nello sport, le vittorie sono conquiste che richiedono determinazione, lavoro e fatica, perchè il traguardo è solo un altro step da cui ripartire. Sensuale e femminile, le sue foto pubblicate sui giornali nazionali come Panorama schiudono un “racconto” diverso del new deal del mondo enologico isolano, che rivela una Sicilia dall’anima antica e coraggiosa, orgogliosa delle proprie radici. I giornalisti che arrivano dall’estero fanno a gara per intervistarla, e presto viene riconosciuta come “La signora del vino siciliano”.

Irene Di Gaetano con il marito Federico Lombardo di Monte Iato

«Più che esposta, sono stata sovraesposta – sottolinea -, catapultata in questo mondo. Sono stati anni difficili perchè ho dovuto conoscere il vino dal di dentro. Quando parlavano con me restavano spiazzati, perchè rompevo i luoghi comuni: ero una donna di struttura, come il mio vino. Non comunicavo il vino, ero io stessa la comunicazione». Negli anni l’azienda Firriato si consolida, conquista riconoscimenti prestigiosi con vini che esprimono l’eccellenza dei diversi terroir della Sicilia, dal mare alla terra. Dalla viticultura eroica di Tenuta di Calamoni, a Favignana, la più grande isola delle Egadi, dove Salvatore Di Gaetano riporta la pratica vitivinicola che era scomparsa, a Tenuta di Cavanera, sull’Etna. Anche la figlia Irene segue le orme della famiglia, insieme al marito Federico Lombardo di Monte Iato. Adrenalinica, nervina, Vinzia si occupa dei mercati in Italia e all’estero, e quando ritorna va in campagna, anche due volte al giorno. Diventa tutt’uno con quella terra che ama da sempre «perchè, come diceva mio padre, ho un passo da generale».

La Tenuta di Calamoni, a Favignana

Vinzia conosce una al una le persone che lavorano per e con la sua azienda, le loro vicende umane. «A fare la differenza nelle relazioni è il bagaglio umano che ciascuno di noi porta dentro e che si è costruito negli anni. Ed il mio è molto forte» dice abbassando leggermente la voce. Questa è la prima intervista che la signora Vinzia Novara rilascia dopo la prematura scomparsa della sorella Loredana, a cui è succeduta dopo sette mesi e una lunga malattia quella della madre.
«Ho temuto di perdere le mie radici, perchè orami della mia famiglia d’origine non ho più nessuno – confida -, ma con l’aiuto della fede sto imparando a convivere con questo dolore. Anche questa volta ho vissuto il tempo su un doppio binario: da una parte amico, perchè non ha prolungato oltre la malattia di mia sorella, dall’altro tiranno, perchè mi ha tolto troppo presto gli amori più cari e profondi».
D’improvviso il sole entra d’impeto dalle finestre e il suo sguardo si illumina. Ma non è il sole, è lo sguardo che si è posato sulla foto della nipotina Elidea, di appena tre mesi. «Questa bambina ha riportato l’equilibrio nella mia vita dopo aver attraversato il dolore- continua-. Se quando ero più giovane il tempo lo ingoiavo, adesso il mio tempo è il futuro». La “signora del vino siciliano” continua ad avere un cuore da centometrista, ed oggi corre oggi la sua gara più importante: «“Devi vivere anche per me” mi ha lasciato scritto mia sorella Loredana, ed io ho ridato valore al tempo».

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