Viaggio nella Valle del Simeto
il fiume della vita

Itinerari A Paternò l'Oasi di Ponte Barca, Pietralunga, Poggio Cocola, il castello di Poira; ad Adrano il Ponte dei Saraceni; il grano di Centuripe. Visitare la fertile valle del fiume più lungo della Sicilia, a cavallo fra il Catanese e l'Ennese, non vuol dire solo ammirare paesaggi naturalistici di autentica bellezza ma anche compiere un itinerario indietro nel tempo

Viaggiare nel cuore della fertile Valle del Simeto, il principale fiume della Sicilia con i suoi 113 chilometri, vuol dire non solo ammirare paesaggi naturalistici di autentica bellezza ma anche compiere un itinerario indietro nel tempo. La vita nella Valle pulsava già nella preistoria, come è emerso da diversi ritrovamenti archeologici (i luoghi erano abitati nell’età del bronzo antico e del ferro). Risalendo dall’Oasi di Ponte Barca, ammirando la bellezza del fiume Simeto, attraversando l’ampio territorio rurale che circonda il centro urbano di Paternò, città di 50 mila abitanti ai piedi dell’Etna, il paesaggio va mutando: dalla bellezza selvaggia della natura si giunge nelle campagne coltivate ad agrumi, i famosi giardini di arance (raccontati in “Viaggio in Italia” da Guido Piovene).

L'Oasi di Ponte barca a Paternò

Da Schettino, nel territorio di Paternò, si raggiunge Pietralunga, ed è come diventare protagonisti di un flashback cinematografico, un tuffo nel passato della memoria collettiva. Percorrendo alcuni chilometri a contatto con la natura, si giunge in un luogo che era vitale nel VI-V secolo a.C. Vi è infatti il sito di Poggio Cocola, conosciuto dai locali anche come Poira. Racconta lo storico locale ed esponente di SiciliAntica, Pippo Virgillito: «Qui gli scavi hanno portato alla luce la vita di un villaggio del VI-V secolo a.C (greco-siceliota è l’ipotesi più forte), con una struttura sociale che mostrava significative strutture organizzative». E dagli stilemi dei cocci di ceramica in vernice nera ritrovati in questi luoghi si comprende che il villaggio risentiva della cultura dell’epoca. Gli scavi sono stati ricoperti, ma la sensazione del viaggio nel tempo è suggestiva.

Area archeologica di Poggio Cocola

Una ricostruzione ben documentata degli scavi di Pietralunga la si deve agli studi di Maria Grazia Branciforti e di un fine esperto quale Brian E. McConnell, contenuti in un bel volume “Pietralunga” (edito nell’ottobre del 1996, frutto della collaborazione del XXIII Distretto scolastico di Paternò, dell’assessorato regionale ai beni culturali e della Soprintendenza dei Beni culturali di Catania e dell’Archeoclub). Spostandosi più avanti, si possono osservare i ruderi del castello di Poira, si pensa sia stato costruito nel periodo medievale, poi nell’epoca moderna divenne il luogo d’abitazione dei baroni Spitaleri di Adernò. Nel 1900 fu trasformato in una masseria. Adesso è una struttura abbandonata.

I ruderi del castello di Poira

Il territorio che va dal Catanese all’Ennese era nell’epoca romana uno dei granai dell’impero. Ricorda lo studioso di storia locale, di antropologia e pedagogia, Nino Tomasello: «Questi territori sono citati nelle Verrine di Cicerone. Vi è una grande dimensione legata alla letteratura classica nota fra cerchie di intellettuali ma che andrebbe fatta conoscere ad un ampio pubblico, non solo siciliano. E soprattutto ai giovani». Una delle persone che più si battono per il fiume Simeto è la studiosa adranita Chiara Longo, fra le artefici teoriche e pratiche del “Patto per il fiume Simeto”, una battaglia di civiltà culturale e concretamente progettuale volta alla valorizzazione di luoghi. Altra figura storica che da una vita si batte per il fiume e la Valle del Simeto è l’architetto Franco Scandura, che con analisi lucide ed acute ha mostrato come tutta la dimensione che va da Paternò ad Adrano, da Bronte a Belpasso, da Centuripe a Motta, leghi le proprie origini alla civiltà della Valle del Simeto. Sono sempre di più gli studiosi che parlano di “civiltà simetina”.

Un campo di grano nell'Ennese

Continuiamo il nostro itinerario. A Pietralunga si entra nella dimensione di quella che un tempo era la via del grano, proprio da qui vi era il transito del commercio del prezioso bene alimentare. In buona sostanza vi era in questi territori il trait-d’union geografico, ovvero l’asse ideale fra i porti di Catania e Termini Imerese. L’area vasta del passaggio avveniva nei territori di Paternò e Centuripe, da un lato all’altro del Simeto. Un segno concreto di questa storia è la “coscia del ponte romano”, il cui stile architettonico è confacente con quello del I-II secolo d.C. La bellezza selvaggia del territorio circostante e quel che rimane della struttura architettonica stuzzicano l’immaginazione, e fanno pensare ai soldati romani che attraversavano i ponti, sembra che i ricordi delle immagini dei libri e delle fiction storiche rivivano dinanzi a te o dentro te. Poco distante è stato ritrovato l’ergastulum, una grotta-prigione dove secondo l’ipotesi di Salvatori Borzì ne “La Sicilia schiava” e di Pippo Virgillito, Nino Tomasello e Franco Scandura in “Diario Simetino” venivano fatti riposare gli schiavi addetti a trasportare il grano.

Il ponte romano di Pietralunga

Il viaggio nel cuore della Valle del Simeto non è concluso, spostandosi nel territorio che collega Adrano e Centuripe, si può ammirare lo spettacolo di un ponte che sovrasta il Simeto, il famoso ponte dei Saraceni. Sull’infrastruttura (che risale al IX secolo), conservata in maniera splendida vi si può camminare, si può seguire il percorso che tanti popoli e tante genti, sotto dominazioni diverse, per più di un millennio hanno compiuto. E dal punto centrale del Ponte è suggestivo guardare il paesaggio circostante così come affacciarsi e veder scorrere il Simeto, l’anima della Valle, il fiume della vita, la dimensione che congiunge natura, ed architettura…

Il ponte dei Saraceni ad Adrano

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