Ustica, la sfida della semplicità di Margherita Longo: «Qui si coltiva l’attesa»

Calici & Boccali Margherita Longo ha lasciato un posto fisso ministeriale per diventare imprenditrice agricola nella sua Ustica rilevando lazienda di famiglia Hibiscus, pioniera nella produzione di vino frutto della viticoltura "eroica". Lei e il marito Vito sono ripartiti da quella che è considerata l'ambasciatrice per eccellenza dell'isola, la piccola lenticchia rossa: «Vivere su un'isola 365 giorni l'anno è complicato. Qui s'impara a coltivare l'attesa ma poi alla fine si è ripagati da una sensazione di benessere che ti rende felice»

«Non ho rimpianti. Se potessi tornare indietro, rifarei esattamente ciò che ho fatto». Controcorrente, la sfida della semplicità di Margherita Longo, 41 anni, funzionario anzi “ex” al Ministero dell’Agricoltura a Roma. Ha resistito per un anno ma poi il richiamo della malia nera di Ustica, la sua isola, è stato più forte. Dieci anni fa ha lasciato il posto fisso, la sicurezza di uno stipendio sicuro, la sua vita da travet regolata da orari da rispettare ed insieme al marito Vito Barbera hanno deciso di mettere le mani nella terra, tout court. «Con Vito ci siamo conosciuti a Palermo, alla facoltà di Agraria – racconta Margerita -. Lui aveva un lavoro da precario come ricercatore ed io avevo vinto il concorso al Ministero ma non eravamo soddisfatti. Roma, come tutte le grandi città, è difficile da vivere per chi come noi era abituato a stare a contatto con la natura, a vivere seguendo il ritmo delle stagioni».

Vito Barbera e Margherita Longo nel loro vigneto a Ustica

Margherita aspettava il suo primo bambino e il caos della città capitolina la soffocava. In Sicilia, Hibiscus, l’azienda agricola di famiglia, rappresentava per loro, una scommessa dai risultati incerti. Aveva bisogno di linfa nuova, di energie giovani, competenti, di impegno e passione per poter decollare con strategie aziendali moderne sì ma che non tradissero la naturale vocazione di un’agricoltura da sempre sostenibile. «Da una parte la sicurezza di un lavoro, dall’altra la sfida di iniziare una nuova avventura. Non so se ho avuto più coraggio o incoscienza – dice ridendo -. Spesso ho seguito il cuore e non mi ha mai deluso e scegliere di ritornare, è stato naturale».

Ustica, a circa 67 chilometri da Palermo, è uno sperone di terra e roccia di soli 8,5 km quadrati, la piccola parte emersa di un vulcano sottomarino, il Monte Anchise. Aspra e selvaggia, per la ricchezza dei suoi fondali, è diventata, nel 1986, la prima riserva marina italiana, il paradiso dei sub che qui possono ammirare oltre il 50% di tutte le specie mediterranee. Dal 1959, ospita la Rassegna internazionale delle attività subacquee dove si dà appuntamento il gotha dello sport subacqueo mondiale attratto dalla bellezza incontaminata dell’Isola Nera, per via del colore della lava solidificata. Tra le insenature, i picchi, le grotte, i cunicoli che si aprono in un mare color cobalto, nella tranquillità di un’isola abitata da appena 1300 abitanti dove praticamente si vive fianco a fianco, in una solidarietà complice che matura dal dover affrontare insieme anche i capricci della natura, Margherita ritornava appena poteva. «Studiavo a Palermo, come molti usticesi, ma per il fine settimana e per le vacanze, vi ritornavo per ritrovare il mio eden, le mie radici». Stavolta, però, era diverso, si trattava di fare una scelta definitiva. In ballo c’era anche il futuro della loro famiglia. Margherita e Vito erano in attesa del loro primo bambino. «Quando comunicai ai miei genitori la decisione di lasciare il post di funzionario, all’inizio rimasero stupiti – ricorda- ma sia io che Vito avevamo deciso di impegnarci in azienda e che volevamo una vita a misura d’uomo, a contatto con la natura. Anche se, inutile negarlo, decidere di vivere su un’isola 365 giorni l’anno è complicato soprattutto quando per le avverse condizioni del tempo si resta isolati. Qui s’impara a coltivare l’attesa».

La vendemmia di Hibiscus

Con Margherita e Vito, Hibiscus si rinnova. Ma non solo. Iniziano da quella che è considerata l’ambasciatrice per eccellenza di Ustica, la piccola lenticchia rossa dall’aroma intenso e dal gusto inconfondibile data dalla mineralità del suolo vulcanico, fino ad allora sconosciuta ai più che nel 2000 diventa Presidio Slow Food. E’ Margherita insieme ad altre due aziende produttrici, a darsi da fare per la tutela di questo seme autoctono, in via d’estinzione, che rappresenta l’identità colturale e culturale degli abitanti di Ustica. Raccolta a mano, senza l’uso di diserbanti, oggi la lenticchia di Ustica è utilizzata nella gastronomia gourmet. «Tra di noi abbiamo fatto rete – dice con orgoglio Margherita – e con un lavoro di comunicazione e marketing coordinato, ci presentiamo alle fiere, con un unico logo dà riconoscibilità al nostro seme prezioso».

Lenticchie di Ustica

Ustica, perla del Mediterraneo

L’azienda Hibiscus, in contrada Tramontana, immersa in un affascinante paesaggio con vigneti che lambiscono il mare, è l’unica realtà vitivinicola dell’isola. «E’ stato mio padre Nicola – racconta Margherita – ad avere l’intuizione. Si è laureato in Agraria all’Università di Torino dove lavorava e, una volta tornato ad Ustica, decise d’impiantare i vigneti a spalliera nell’azienda di mio nonno. Fu un pioniere». Oggi, nella piccola cantina si producono circa 18 mila bottiglie con uve autoctone di Catarratto, Grillo, Inzolia e Nero D’Avola. Le cinque etichette di Hibiscus, di cui tre bianchi, un rosso ed un passito, sono il risultato di quella che viene definita viticoltura eroica. Nel 2019, il passito Zahibib 2018, il vino di punta dell’azienda, vince il Gran Premio Cervim del Mondial des Vins Extremes, il concorso internazionale dedicato ai vini eroici. «Vino e lenticchie sono gli unici prodotti che escono da Ustica – dice con orgoglio Margherita -. Dietro c’è un lavoro duro, puntiglioso, rispettoso della natura».

Il premio Cervim ai vini Hibiscus

Con la ristrutturazione dell’antico palmento, Margherita e Vito hanno realizzato l’agriturismo con appartamenti accoglienti, dagli arredi in legno e di fattura artigianale dove gli ospiti possono anche utilizzare le erbe e i prodotti dell’orto per una vacanza che restituisca quel senso di armonia che nella vita frenetica e caotica delle grandi città si è smarrito. Aperto tutto l’anno, l’agriturismo ospita anche il Museo della Civiltà Contadina realizzato in collaborazione con il Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica dove è possibile trovare strumenti del lavoro contadino e marinaro, suppellettili, elementi di arredo, parti di abbigliamento, documenti e fotografie d’epoca. Ed anche, tra gli altri, la collezione di mattonelle maiolicate di produzione campana e siciliana usate nella pavimentazione delle case di Ustica, o i grandi setacci costruiti con pelli di animali, forati a mano, oppure l’ingegno, l’attrezzo usato per pescare il corallo. Hibiscus ha appendice sulla terraferma sulle colline tra Erice e Valderice, in provincia di Trapani, a pochi chilometri dal mare dove Margherita e Vito coltivano un piccolo uliveto con piante secolari per la produzione di olio che si fregia della denominazione D.O.P. Valli Trapanesi.

Patio dell’agriturismo Hibiscus

Ad Ustica, il tempo trascorre lento. Per nulla glamour, «è un’isola per molti ma non per tutti – dice Margherita, che è anche vicepresidente di VisitUstica, l’associazione di promozione turistica – adatta per chi voglia ritrovarsi con se stessi, recuperando una dimensione di pace e di tranquillità».

Imperdibile l’esperienza, tra le poche al mondo, del seawatching in delimitati tratti di mare nella zona di riserva integrale dell’Area Marina Protetta dove accompagnati da guide specializzate, con l’ausilio di apposite apparecchiature è possibile ricevere una vera lezione di biologia ammirando la ricchissima biodiversità sottomarina. Ricca di storia, Ustica riserva non poche sorprese per chi è interessato ai siti archeologici, ai musei e intenda trascorrere una vacanza tra mare e cultura.

Mare di Ustica

«Decidere di vivere su un’isola 365 giorni l’anno, inutile negarlo, è complicato, soprattutto quando per le avverse condizioni del tempo si resta isolati. Qui – dice Margherita, mentre il piccolo di casa le corre incontro mostrandole contento l’uovo fatto dalla gallina – s’impara a coltivare l’attesa e poi alla fine si è ripagati da una sensazione di benessere che ti rende felice».

L’ustica felix di Margherita Longo

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