“Troppi segreti per cui morire” di Gaetano Cuffari, l’inquietante musicalità di un noir in salsa catanese

Libri e Fumetti Una laurea nel cassetto per virare verso l'imprenditoria lontano dalla terra natia: questo è il catanese Gaetano Cuffari, che dalla passione per la poesia durante l'estate appena trascorsa ha annunciato il suo debutto nella narrativa noir con "Troppi segreti per cui morire", edito da Porto Seguro: «È un noir lavico a tinte rock come mi diverto a definirlo». Presentazione editoriale a Catania il 27 ottobre

Non nuovo alla scrittura, Gaetano Cuffari, catanese che vive tra la provincia piemontese e il capoluogo etneo, durante l’estate appena trascorsa ha scelto di annunciare improvvisamente ciò che alla fine si è concretizzato: l’apice della formazione in materia di narrativa, che lo ha proiettato nel firmamento della medio alta editoria, pubblicando in “Troppi segreti per cui morire” (Porto Seguro, pp. 380, € 19,00).

Il protagonista Rodrigo Gardini, detto Rogo, è un deejay e speaker che tra musica, contesti sociali, impronte gialliste, intervista Alena Blasi, una ragazza con l’illusione di fare giustizia al fratello. Siamo in autunno, a Catania,  Rogo e Alena dalle piattaforme e dalle cabine di regia, si spostano su versanti d’indagine che superano ben oltre i luoghi dove la musica si diffonde. Cosa che sembrerebbe non poter mancare è il chiaro riferimento alla malavita catanese (ambientato negli anni ’90), ma attenzione, il coup de théâtre costante, che il pensatore e poeta (dicevamo in ouverture che non è nuovo alla scrittura pubblicata) etneo non è uno soltanto, ma un susseguirsi che funge da carica dopaminica per i personaggi che sono dentro al romanzo e per chi vi è fuori: i lettori.

La prima domanda non può essere che la classica domanda di rito che serve a rompere il ghiaccio con un autore: com’è nata l’idea di scrivere “Troppi segreti per cui morire” e di ambientarlo a Catania?
«L’idea è nata alla fine del 2019 dalla voglia di scrivere una storia investigativa che non fosse il solito giallo, con un Commissario o un Ispettore a farne da protagonista. Meglio cimentarmi con un noir, genere che per le sue caratteristiche preferisco di gran lunga, con delle punte di originalità che lo facessero apparire un po’ fuori dalle righe rispetto ai canoni del genere. La scelta di ambientarlo a Catania è nata qualche tempo dopo, un pomeriggio dentro a un locale, durante un aperitivo. La soluzione mi apparve subito interessante e, oltretutto, originale dal momento che, a memoria, non ricordavo romanzi noir incorniciati nella mia città e in effetti, dopo vari approfondimenti, verificai che a Catania erano stati ambientati già diversi gialli con protagonisti appartenenti alle forze dell’ordine, ma mai un noir».

Ambientato nella Catania dei primi Anni ’90, quella che, grazie alla riqualificazione urbana fortemente voluta dall’amministrazione comunale di quei tempi, vide nascere la cisdetta “movida catanese” che diede spazio, tra gli altri, alle esibizioni di numerosissime rock band formatesi più o meno nello stesso periodo. A cosa si deve la scelta di questa esatta collocazione temporale per ambientare la tua storia?
«Principalmente al fatto che quella fu la Catania in cui sono cresciuto e mi sono formato. Anche musicalmente parlando. Quindi, potrei dire che, d’istinto, la scelta è avvenuta per questioni di cuore anche se poi, riflettendoci più attentamente, mi accorsi che era davvero una scelta azzeccatissima quella di utilizzare la Catania di quegli anni come cornice del mio romanzo». 

Ma veniamo alla storia: Troppi segreti per cui morire è il racconto di un’indagine investigativa condotta da un protagonista piuttosto insolito: un deejay radiofonico. Potresti parlarcene?
«Rodrigo Gardini, detto Rogo, è uno speaker e deejay radiofonico trentaseienne, piuttosto sui generis, che lavora presso una radio indipendente chiamata Radio Ghironda o Radio hurdy-gurdy, per dirla all’americana. Durante la conduzione del suo programma d’intrattenimento in cui approfondisce argomenti di attualità cittadini intervista Alena Blasi, una ragazza alla quale poco tempo prima è stato ucciso il fratello in circostanze che lei ritiene misteriose, nonostante gli inquirenti abbiano condotto e concluso l’indagine sull’omicidio, identificando persino il colpevole. L’intervista innescherà una serie di situazioni che porteranno Rogo e Alena a vestire i panni di due insoliti investigatori che condurranno un’indagine non autorizzata alla ricerca della verità sull’omicidio del ragazzo».



Checco Virlinzi e i R.E.M. che portò a Catania nel 1995

Checco Virlinzi e i R.E.M. che portò a Catania nel 1995

Il tutto sullo sfondo della Catania rockettara d’inizio anni ’90.
«Esattamente. Lo scenario inedito in cui si svolgono gli accadimenti della mia storia è proprio la Catania di quegli anni, una città mai raccontata prima in un romanzo, che ho voluto far rivivere sia per questioni sentimentali, come già detto, ma anche perché oggettivamente quei tempi rappresentarono una vera e propria primavera che succedeva al freddo buio degli anni precedenti, anche da un punto di vista creativo. Infatti gli anni ‘90 videro formarsi decine di giovani e intraprendenti rock band locali che, prendendo spunto dalle band delle principali capitali mondiali del rock, sperimentarono suoni e ritmi al chiuso dei garage per poi esibirsi nelle piazze o nei numerosi neonati pub. Però, ci tengo a precisarlo, la mia non è un’operazione nostalgia ma piuttosto il tentativo di rievocare quel periodo, per certi aspetti eccezionale, in cui fortunatamente sono cresciuto». 

Troppi segreti per cui morire è un titolo alquanto intrigante. Puoi svelarci qualcosa su questa scelta?
«Partendo dal presupposto che il titolo di un libro dovrebbe essere sempre intrigante se effettivamente vuole assurgere allo scopo preposto cioè quello di attirare la curiosità del lettore, potrei dire che la sua scelta è, di per sé, un succoso antipasto della vicenda contenuta nel romanzo oltreché un omaggio alle caratteristiche fondamentali del genere noir. La mia è una storia in cui, pagina dopo pagina, vengono fuori un po’ per volta i segreti inconfessabili di tutti i protagonisti, buoni o cattivi che siano, in perfetto stile noir, appunto». 

Gaetano Cuffari

Gaetano Cuffari

Quanto Gaetano Cuffari c’è in Rogo?
«Poco, per non dire nulla. Fatta eccezione per i gusti musicali e per la profonda conoscenza dei generi, non credo di aver trasmesso al personaggio che ho creato nessuna delle mie caratteristiche, fisiche o caratteriali, o quantomeno nessuna di quelle che riconosco come mie. Rogo è un personaggio profondamente realistico e umano: è un giovane uomo di buona famiglia, istruito ma dallo stile di vita piuttosto trasandato e totalmente devoto alla musica e agli stravizi: beve, fuma e ama fare il piacione con tutte le donne; il classico compagnone buono che la fa sempre facile ma che forse in realtà, attraverso il suo stile disinvolto, cerca soltanto di oscurare le sue paure. Un puro che, ritornando al titolo del romanzo, convive e combatte quotidianamente con le sue debolezze e con un passato fatto di piccoli e grandi segreti, anche inconfessabili» .

Gaetano Cuffari con Silvestro Lo Cascio vincitore di Etnabook - Cultura sotto il vulcano

Gaetano Cuffari con Silvestro Lo Cascio vincitore del Premio “Etnabook – Cultura sotto il vulcano” 2022, foto Salvo Puccio

Azzardiamo: Rogo non è l’unico protagonista principale, c’è anche Alena. Che tipo di descrizione hai elaborato per lei?
«Anche Alena è una pura, ma dalle caratteristiche umane agli antipodi rispetto a quelle di Rogo. È una venticinquenne di umili origini con una famiglia problematica alle spalle. Bella, selvatica e istintiva, ha un temperamento irascibile che sfocia a volte nella violenza verbale se non, addirittura, in quella fisica. Una ragazza di quartiere abituata a fare a sportellate per andare avanti, alla ricerca continua di un riscatto sociale. Ritiene che gli inquirenti abbiano archiviato l’omicidio del fratello con faciloneria, cioè senza svelare in vero movente e catturare il vero assassino. Cerca verità e giustizia e, per ottenerla, è disposta a tutto, anche a trasgredire le regole».

“Troppi segreti per cui morire” è un noir dalle marcate connotazioni musicali. Quali canzoni accompagnano la sua lettura?
«È un noir lavico a tinte rock come mi diverto a definirlo, cioè un noir catanese farcito con la buona musica che ispirò le rock band cittadine di quegli anni. All’interno del romanzo vengono citati brani e band, anche di generi alternativi, che nell’insieme compongono un’autentica colonna sonora. Ci sono gli Smiths, i Clash, i Pixies, gli Afghan Whighs, gli Specials, giusto per citarne alcuni. Insomma, è un noir che travalica le barriere musicali classiche del genere noir, fatte di Jazz e di Blues, aprendosi a un repertorio di generi alternativi molto ricco».

L'autore con la prima copia

L’autore con la prima copia

Dalla miscelazione di tutti questi ingredienti viene fuori una storia cruda e avvincente, narrata però con un linguaggio leggero e con un certo spirito ironico.
«Quello di raccontare un fatto crudo, violento, utilizzando la leggerezza e l’ironia è un esercizio in cui noi catanesi (e siciliani in genere) siamo inarrivabili maestri. Il nostro è un modo, spesso frainteso, di esorcizzare il dolore. In questo senso, da catanese D.O.C., è stato per me naturale scrivere una storia dai risvolti molto aspri utilizzando un linguaggio semplice, ironico e divertente. Oltretutto reputo che questa scelta abbia giovato alla narrazione, rendendola, in qualche modo più avvincente e fluida.» Un’ultima domanda, anche questa di rito: in futuro pensi di scrivere altri romanzi che vedranno come protagonista Rogo? «All’epoca della concezione del romanzo, ho ritenuto di creare una struttura seriale che mi concedesse la possibilità di utilizzare Rogo e alcuni altri personaggi anche per altre storie. Per cui, alla tua domanda, non posso che rispondere di si, potrebbero esserci in futuro altri romanzi che vedono Rogo come protagonista».

La presentazione editoriale a Catania

Il libro sarà presentato giovedì 27 ottobre alle ore 16.30, al Bastione degli infetti di Via Torre del Vescovo 3 a Catania. Interverrà l’autore Gaetano Cuffari. Moderatore dell’incontro sarà il professore Dario Stazzone, presidente della società Dante Alighieri.



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