giovedì 21 febbraio 2019

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Sorelle Materassi di Gleijeses restituisce lo spirito di Palazzeschi

Recensioni

I principali ingredienti del successo della pièce teatrale, ospitata al Teatro Verga di Catania e in scena a Palermo fino al 10 febbraio, sono sicuramentele attrici, le due signore del teatro Milena Vukotic e Lucia Poli, tanto sottilmente affiatate che sembrano essere davvero sorelle


di Silvana La Porta

Scorrono leggeri come l’aria di primavera i cento minuti della pièce teatrale “Le sorelle Materassi” in scena allo Stabile di Catania (e fino al 10 febbraio al Teatro Biondo di Palermo) dopo una lunga tourneè di successo in tutta Italia.
Il regista Geppy Gleijeses, lavorando sul convincente adattamento (non esente da necessari tagli nella trama del romanzo) firmato da Ugo Chiti del capolavoro di Aldo Palazzeschi e strizzando di tanto in tanto l’occhio allo sceneggiato Rai del 1972 con le grandi Rina Morelli e Sarah Ferrati, ha portato sulla scena una storia drammatica, un vero e proprio dramma familiare, spennellato qua e là dalle giuste tinte ironiche; in tal senso dunque profondamente vicino allo spirito del buon scrittore toscano, sempre attento a una bonaria satira della società borghese. Non a caso Gleijeses ha affermato: «È il confronto di un mondo contadino artigianale un po’ provinciale, ma meravigliosamente commovente, che sperimenta l’impatto con la vita e con il mondo esterno. Un mondo chiuso in se stesso, quasi come una chiocciola o una tartaruga che si ripara nel suo guscio, e che esplode a contatto con le leggi della realtà, come il sesso che non è mai stato vissuto, ma solo immaginato».

Lucia Poli, Marilù Prati e Milena Vukotic

E i principali ingredienti del successo sono sicuramente le attrici, le due signore del teatro Milena Vukotic (Carolina) e Lucia Poli (Teresa), tanto sottilmente affiatate che sembrano davvero sorelle, e Marilù Prati nel ruolo della terza sorella Giselda, sostenute dalla saggezza popolare della domestica Niobe (una pimpante Sandra Garuglieri). Dopo un inizio dominato da una scena onirica, con le attrici in forma di evanescenti ombre giudicate da un papa per cui hanno cucito una stola, lo spettatore, grazie anche a una scenografia semplice, essenziale e a tratti evocativa (bello l’albero che lascia presagire un giardino dietro) di Roberto Crea, viene trasportato in un’atmosfera in apparenza deliziosa, ma che nasconde al fondo piccole tragicità: Teresa e Carolina appaiono due figure commoventi (grazie anche alle splendide modulazioni di voce delle consumate interpreti), l’una apparentemente dura e autoritaria, ma ricca di fragilità nascoste, l’altra espansiva e traboccante d’amore per il giovane nipote Remo (un valido Gabriele Anagni), rovina della loro esistenza, approfittatore e parassita bello e impossibile.

Una scana di Sorelle Materassi con  Sandra Garuglieri (a destra)

Eppure è lui che torna a fare vivere le loro misere esistenze solitarie di zitelle che nulla più aspettano dalla vita, cui fa da controcanto quella della terza sorella, Giselda (una brava Marilù Prati), respinta dal marito, disincantata e disillusa dagli uomini, che le mette in guardia dal giovane spregiudicato. Non a caso si rivela agghiacciante e di grande presa la scena sadica della prigionia in una stanza delle malcapitate zie, che entrano a capo chino in una stanzetta da cui usciranno solo dopo aver soddisfatto le richieste economiche del nipote.

Solitudine, bisogno d’amore e di emozioni, consapevolezza di aver sprecato la propria vita senza emozioni vere e senza passione: specie quando compaiono vestite pateticamente da spose con pizzi, tulle e merletti bianchi, (grazie ai bei costumi realizzati dall'Accademia del Costume e della Moda) nella scena del matrimonio di Remo con la donna americana (Roberta Lucca), commuovono le Sorelle Materassi di questo bello spettacolo, restituendoci un Palazzeschi veritiero, là dove il dramma si stempera nel lieto fine: ne è valsa la pena di amare quel giovane, uomo e figlio mancato ad esistenze che adesso vivranno solamente di ricordi. Così si addicono davvero a questo leggero affresco della vita di provincia agli inizi del Novecento gli aggettivi che lo scrittore rivolge a Firenze nell’incipit del suo indimenticabile romanzo, definendola “molto graziosa e bella, circondata da colline armoniosissime”…

Lucia Poli, Roberta Lucca e Milena Vukotic


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 05 febbraio 2019





Silvana La Porta

Docente di Italiano e Latino al Liceo Scientifico Leonardo di Giarre, è giornalista, opinionista e collaboratrice del quotidiano La Sicilia


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