“Non si sa come” ma la noia vince sul pathos

Recensioni Da Pirandello un testo parecchio ingarbugliato per il nuovo spettacolo del Teatro Biondo di Palermo firmato da Pino Caruso, dove il cast non riesce a trasferire al pubblico l’emozione dovuta

Un testo ingarbugliato che poco rende l’intenzione della commedia di avere un risvolto psicoanalitico. Una recitazione monocorde al punto da risultare noiosa, già dopo la prima mezz’ora. “Non si sa come”, la nuova produzione del Teatro Biondo di Palermo, che vede in scena Pino Caruso con Giusi Cataldo, Alessio Di Clemente, Emanuela Muni e Roberto Burgio, non convince.

Tratta dal dramma pirandelliano (scritto nel 1934 anno di nascita di Caruso), la storia riportata ai giorni nostri è quella del conte Romeo Daddi (Pino Caruso), sposato con Bice (Giusi Cataldo) e buon amico di Giorgio Vanzi (Alessio Di Clemente). Sembra che Romeo sia colto da un’improvvisa follia quando inizia a farfugliare cosa senza senso, concetti incomprensibili agli altri, massime che dovrebbero essere filosofiche e che invece alla fine, sembrano i ragionamenti di un uomo che non si assume le proprie responsabilità davanti a un “delitto” che ha consumato ai danni dell’amico e della moglie, e che sembra dargli preoccupazione più per l’amico che per la moglie. Romeo, infatti, ha incontrato intimamente la moglie del suo amico, Ginevra (una Emanuele Muni sopra le righe, che amante non dovrebbe essere, ma che si comporta come se lo fosse stata) e, forse per “scagionarsi”, comincia a dubitare che sua moglie Bice abbia potuto avere degli incontri amorosi con un altro amico di famiglia, Nicola (Roberto Burgio) da sempre innamorato e corteggiatore di sua moglie. Prima della confessione dell’adulterio, Romeo racconterà anche di aver commesso un omicidio quando era ragazzo, per “futili motivi”, ma questa notizia viene accolta dai suoi interlocutori senza pathos, senza emozione, senza l’orrore che si prova davanti a notizie di questa importanza, soprattutto se confessate da un uomo al di sopra di ogni sospetto. Nella messa in scena firmata da Pino Caruso, inoltre, manca il doloroso travaglio di un uomo che, resosi conto delle atrocità commesse tanto nel presente quanto (e ancor di più) nel passato, si erge a superbo giudice di se stesso.

Una scena di Non si sa come - ph Luigi Lazzaro per il Teatro Biondo

A rendere tutto ancor più asettico, le scene firmate da Enzo Venezia: un salotto minimal e moderno inclinato verso il pubblico, che nel primo tempo è sovrastato da un enorme masso (l’arma utilizzata per il primo delitto che incombe sulla coscienza?), e nel secondo da un quadro neoclassico (un corpo esanime che annuncia il triste epilogo?) che fa da contrappunto a un pavimento a scacchiera che forse, nelle intenzioni, doveva rendere l’intreccio psicologico. Una scenografia anche gradevole per certi versi, se avesse avuto però come contraltare una messa in scena dal piglio deciso.

“Non si sa come”, invece, risulta uno spettacolo piatto, intrigato al punto da risultare incomprensibile, e reso ancor più noioso da una recitazione sussurrata e spenta. Quello che doveva essere un dramma, il meno rappresentato di Pirandello forse anche per la difficoltà del testo, è una messa in scena senza anima e passione, in cui il cast non riesce a trasferire al pubblico l’emozione dovuta per una trama fatta di tradimenti, sensi di colpa e colpi di scena. Dispiace vedere Caruso fuori forma, contro ogni aspettativa, in uno spettacolo che nel suo insieme risulta anche poco credibile. Poco credibili le relazioni di coppia, poco credibili i rapporti di amicizia e persino il tradimento. Al punto che, se ci si distrae un attimo, la scena può sembrare quella di una riunione di famiglia alle prese con l’ubicazione di un anziano padre uscito fuori di testa. Come se non bastasse, il finale drammatico suscita ilarità proprio lì dove non dovrebbe. Peccato.

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