Siracusa guarda avanti, l’Inda tra classicità e futuro

Teatro e opera Annunciato il biennio al Teatro Greco di Siracusa. Con "Coefore Eumenidi" di Eschilo con la regia di Davide Livermore, primo step dell'Orestea che si concluderà nel 2022, il 3 luglio tornano in scena le rappresentazioni classiche. Dal primo luglio sarà allestita “Orestea atto secondo”, la mostra multimediale sulla ripresa degli spettacoli nel 1921 dopo la Grande Guerra e l’epidemia di Spagnola. Il prossimo anno i registi saranno Robert Carsen, Davide Livermore e Jacopo Gassmann

Oltre cento artisti coinvolti quest’anno, tre nuove produzioni col ritorno Siracusa di Davide Livermore e Antonio Calenda, il debutto di Carlus Padrissa e della compagnia catalana La Fura dels Baus e una mostra multimediale di foto d’epoca, già richiesta in Italia e all’estero. L’anno prossimo in cartellone al Teatro Greco avremo Edipo Re di Sofocle per la regia di Robert Carsen, l’Oresta di Eschilo con la regia di Davide Livermore e Ifigenia in Tauride di Euripide diretta da Jacopo Gassmann.

La Fondazione Inda ha presentato la 56° e la 57° stagione di spettacoli in programma al Teatro Greco di Siracusa, annunciando per la prima volta in 107 anni di storia le produzioni di un biennio. Dopo il rinvio della stagione del 2020 a causa dalla pandemia, l’Istituto Nazionale del Dramma Antico lancia un forte segnale di ripresa offrendo al pubblico 48 grandi serate teatrali per l’estate 2021 e un cartellone prestigioso per il 2022. In programma anche una mostra multimediale, Orestea atto secondo. La ripresa delle rappresentazioni classiche al Teatro Greco di Siracusa, dopo la Grande guerra e l’epidemia di Spagnola che sarà inaugurata giovedì 1 luglio a Palazzo Greco a Siracusa e resterà aperta fino al 30 settembre 2022, prima di circuitare in altre città in Italia e all’estero. A partire dall’album di fotografie storiche realizzate nel 1921 dal siracusano Angelo Maltese, in occasione della messa in scena delle Coefore di Eschilo a cura di Ettore Romagnoli, con  musiche di Giuseppe Mulè, scene e costumi di Duilio Cambellotti, questa mostra ritorna sull’impresa storica del gruppo di  mecenati siracusani lungimiranti, che cent’anni fa furono i protagonisti della rinascita del Teatro Greco, e permette di ripercorrere le singole fasi di produzione di uno spettacolo classico ai primi del Novecento, per ricordare la ripartenza delle rappresentazioni classiche  dopo sette anni di interruzione dovuti alla Grande Guerra e all’epidemia di Spagnola.

Il Teatro greco di Siracusa

Dal 3 luglio al 21 agosto di quest’anno saranno tre le produzioni in scena: Coefore Eumenidi di Eschilo per la regia di Davide Livermore nella traduzione di Walter Lapini, Baccanti di Euripide diretta da Carlus Padrissa con la traduzione di Guido Paduano, e la commedia Nuvole di Aristofane per la regia di Antonio Calenda con la traduzione di Nicola Cadoni.

Coefore Eumenidi, coprodotto con il Teatro Nazionale di Genova, sarà in scena dal 3 al 31 luglio e vedrà protagonisti fra gli altri Laura Marinoni nel ruolo di Clitennestra, Giuseppe Sartori (Oreste), Anna Della Rosa (Elettra), Stefano Santospago (Egisto), Giancarlo Judica Cordiglia (Apollo), Maria Grazia Solano (la nutrice), Olivia Manescalchi (Atena), Sax Nicosia (immagine e voce di Agamennone) e Gaia Aprea tra le corifee.

Le prove di Coefore Eumenidi, foto di Franca Centaro

Nel cast di Baccanti, in scena dal 4 luglio al 20 agosto, ci sono tra gli altri Lucia Lavia (Dioniso), Ivan Graziano (Penteo), Stefano Santospago (Cadmo), Linda Gennari (Agave) e Antonello Fassari (Tiresia).

Le prove di Baccanti, foto di Franca Centaro

Nuvole di Aristofane debutterà il 2 agosto e chiuderà la stagione delle rappresentazioni classiche sabato 21 agosto. In scena fra gli altri Nando Paone (Strepsiade), Antonello Fassari (Socrate), Stefano Santospago (Aristofane), Galatea Ranzi e Daniela Giovanetti (corifee), Massimo Nicolini (Filippide), Maurizio Marchetti il discorso peggiore e Stefano Galante il discorso migliore. Nelle tre produzioni sono coinvolti tutti gli allievi dell’Accademia d’arte del dramma antico, la scuola di teatro della Fondazione INDA.

Il programma del 2022 prevede la messa in scena di Edipo Re di Sofocle con la regia di Robert Carsen, il grande regista canadese di fama internazionale, Premio Abbiati 2021, che debutterà al Teatro Greco di Siracusa. A Davide Livermore è affidato Agamennone, con il regista torinese che chiuderà così la sua Orestea. Il testo di Eschilo nel corso di alcune serate speciali sarà presentato integralmente al pubblico del Teatro Greco di Siracusa con la messa in scena dei tre drammi: Agamennone, Coefore e Eumenidi. La 57° stagione di rappresentazioni classiche vedrà anche il debutto di Jacopo Gassman, giovane regista di talento che dirigerà Ifigenia in Tauride di Euripide.



Francesco Italia, sindaco di Siracusa e presidente della Fondazione Inda: «La stagione della Fondazione Inda non è solo un appuntamento culturale realizzato all’aperto nel più grande, e meglio conservato teatro antico d’Occidente, è un avvenimento che coinvolge tutta la città: enti pubblici, organizzatori culturali, attività legate al turismo e maestranze. Le maestranze della Fondazione Inda, tutte siracusane, sono un gruppo di persone con una professionalità altissima, con pochi eguali in Italia e nel mondo, che ogni anno realizza le scene e i costumi per gli spettacoli e compie un piccolo capolavoro di ingegneria con l’attrezzamento del Teatro Greco, un progetto pensato per tutelare e al tempo stesso valorizzare uno dei monumenti più importanti al mondo. Le maestranze, insieme a tutto il personale dell’Istituto, sono un ingranaggio fondamentale di questo evento che porta il nome di Siracusa nel mondo. Il ministro della Cultura Dario Franceschini ha definito la Fondazione Inda “un’eccellenza mondiale”. E’ una definizione che ci onora e ci spinge a anche quest’anno, come da 107 anni a questa parte, a produrre una stagione di altissima qualità con spettacoli che, ne sono certo, rimarranno nella mente delle migliaia di spettatori che decideranno di venire a Siracusa ad assistere alle nostre rappresentazioni classiche».

Per promuovere l’internazionalizzazione della sua attività, la Fondazione INDA ha organizzato attraverso la rete degli Istituti italiani di cultura cinque conversazioni da remoto coi cinque registi coinvolti nel biennio teatrale 2021 e 2022. Sabato 5 giugno la conversazione tra Robert Carsen e Marina Valensise sarà trasmessa dall’Istituto italiano di cultura di New York attraverso la piattaforma digitale Stanze italiane. A seguire gli altri quattro incontri col regista Jacopo Gassmann e il professor Nicola Gardini, attraverso l’Istituto italiano di cultura di Londra, con Davide Livermore e Philippe Brunet, attraverso l’Istituto italiano di cultura a Parigi, con Antonio Calenda e Jeremy Lefkowitz attraverso l’Istituto italiano di cultura a Atene, e con Carlus Padrissa e Santiago Giordano attraverso l’Istituto italiano di cultura a Buenos Aires. Tutti gli incontri saranno diffusi in diretta e in differita sui canali digitali della Fondazione INDA.

Marina Valensise, consigliere delegato della Fondazione Inda: «La Fondazione riparte non con una, ma con due stagioni teatrali. La 56° stagione di spettacoli al Teatro Greco, annullata nel 2020 per il Covid, è stata infatti riprogrammata in due tempi, concentrando due   produzioni nell’estate 2021, e cioè Baccanti di Euripide per la regia di Carlus Padrissa della Fura dels Baus, al suo esordio al Teatro Greco, e Nuvole di Aristofane, per la regia di un veterano  come Antonio Calenda, e aggiungendo un terzo titolo, Coefore Eumenidi di Eschilo, per la regia di Davide Livermore, il direttore del Teatro Nazionale di Genova, col quale abbiamo coprodotto l’Orestea di Eschilo, che andrà in scena l’anno prossimo. Nel 2022 vedremo al Teatro Greco la trilogia completa di Eschilo (Agamennone, Coefore e Eumendi) e altri due titoli: l’Ifigenia in Tauride di Euripide, per la regia di Jacopo Gassmann, al suo esordio a Siracusa, e l’Edipo re di Sofocle, per la regia del grande regista canadese Robert Carsen, anche lui al suo debutto al Teatro Greco».

«Così, per la prima volta nella storia dell’Inda – prosegue Valensise -, le circostanze avverse ci hanno spinto a compiere un salto di qualità, per sopperire alle limitazioni nel numero di spettatori, imposte quest’anno dal protocollo sanitario, e soddisfare con un’offerta a lungo raggio nella prossima stagione le aspettative del nostro pubblico fedele, che da anni ci premia con la sua attenzione.  In più, il centenario della ripresa delle rappresentazioni al Teatro Greco di Siracusa, dopo sette lunghi anni di interruzione dalla primissima stagione del 1914, dovuti alla Grande Guerra e all’epidemia di Spagnola, avvenuta nel 1921 con le Coefore di Eschilo, messe in scena da Ettore Romagnoli, con le scenografie e i costumi di Duilio Cambellotti, e le musiche di Giuseppe Mulè, è stato lo spunto per allestire una mostra multimediale, a partire dall’album di fotografie inedite di Angelo Maltese, e per raccontare con materiali inediti d’archivio e con le nuove tecnologie come la realtà aumentata, l’impresa storica di quel gruppo di mecenati illuminati, che riuniti intorno ai fratelli Gargallo di Castel Lentini, investirono in proprio per  realizzare la rinascita del Teatro Greco producendo gli spettacoli teatrali tratti dai grandi autori classici, e gettarono la prima pietra di fondazione dell’Istituto del dramma antico, grazie al quale un’impresa privata  divenne una tradizione ultracentenaria».

Il sovrintendente Antonio Calbi: «Abbiamo disegnato un biennio che si è venuto a imporre per vie quasi naturali. Innanzitutto con la salvaguardia di ciò che avevamo programmato nel 2020, poi sospeso a causa della pandemia: Baccanti di Euripide a cui la regia fremente, fisica, contagiosa di Carlus Padrissa restituirà la dimensione di sabba dionisiaco, sfidando lo spazio fra la terra degli uomini e il cielo degli dèi. Il fondatore della Fura dels Baus darà forma all’aria, sospendendo nel vuoto i membri di un folto coro, componendo coreografie aeree. Dioniso avrà la tempra camaleontica di Lucia Lavia, e siamo certi che il Penteo del giovane Ivan Graziano si affermerà così come l’interpretazione di Agave da parte di Linda Gennari. Antonio Calenda era da anni in attesa di dirigere la sua prima commedia antica, Nuvole, dopo ben sette tragedie qui a Siracusa, ed è il nostro regalo per i suoi molti decenni di regia, dalle cantine romane ai palcoscenici più prestigiosi d’Italia. Anche questa compagnia, che contrappone un coro di nuvolette tutte in tulle e volants, nei costumi di Bruno Buonincontri, a una squadra di attori maschi di diverse indoli e generazioni, è ricca di talenti al loro debutto, accanto ad attori di pregio come Antonello Fassari (qui Socrate, ma anche Tiresia in Baccanti), Stefano Santospago (uno e trino, in questa stagione, essendo Egisto in Coefore, Cadmo in Baccanti, Aristofane in Nuvole, personaggio introdotto dallo stesso Calenda), Nando Paone, con due prime attrici come Galatea Ranzi, protagonista amata di molti allestimenti siracusani, e Daniela Giovanetti come corifee».

«Abbiamo dovuto, con rammarico, rinviare al 2022 Ifigenia in Tauride – prosegue Calbi – alla quale Jacopo Gassmann ha dedicato un anno di letture e di studio, con il suo metodo analitico e sussultante, pervenendo a un progetto di regia di nitido rigore e fascino. La sua Ifigenia, Anna Della Rosa, che ci ha dato un assaggio nella serata di chiusura del 30 agosto 2020, al Teatro Greco, appare già quest’anno nei panni dell’altra sorella della casata degli Atridi, è Elettra nelle Coefore dirette da Livermore. Le due stagioni saranno segnate infatti da un nuovo progetto da lui firmato, Orestea, un topos a cui tutti i registi ambiscono, coprodotta con il Teatro Nazionale di Genova che Livermore dirige, e che torna in scena nel teatro di pietra della Neapolis dopo sette anni, esattamente quanti separano i due inizi delle rappresentazioni classiche al Teatro Greco. Questa estate Coefore e Eumenidi, il prossimo anno Agamennone, con una inversione rispetto alle due inaugurazioni del 1914, con Agamennone, e del 1921, con Coefore, dopo i sette anni di sospensione dovuti al primo conflitto mondiale e all’epidemia di “spagnola”. Una edizione indagata nella mostra a Palazzo Greco con documenti e fotografie inedite, curata dal Consigliere delegato Marina Valensise».



«Dopo la malìa di Elena, del 2019, Livermore continua la sua personale e convinta ricerca della forma della tragedia – conclude il sovrintendente Calbi – ovvero della sua originaria dimensione di teatro totale, dove musica, recitazione, ritmo, composizione visiva diventano tutt’uno, risucchiando nuovamente lo spettatore nel dramma antichissimo eppure sempre presente della violenza famigliare che diventa violenza tout-court prima di approdare a una possibile norma nella convivenza fra gli esseri umani per fare un salto di comunità. Chiuderemo il 2022 con Edipo re di Sofocle diretto dal canadese Robert Carsen, un altro regista d’opera di fama mondiale, come Livermore, e anch’egli in ricerca costante della forma più vicina alla sensibilità di oggi senza tradire partiture musicali e drammaturgie. Lo abbiamo già visto in teatro con la regia di Madre coraggio e i suoi figli di Brecht, al Piccolo Teatro di Milano nel 2006, con protagonista Maddalena Crippa, una delle attrici più amate al Teatro Greco. E’ un avanzare sulla via di una maggiore internazionalità dell’avventura di Siracusa e della Sicilia, custode dell’eredità greca, al centro del mare nostrum.

Le prove di Coefore Eumenidi, foto di Franca Centaro

Dario Franceschini, ministro della Cultura: «Dobbiamo dare tutti un contributo alla ripartenza perché abbiamo alle spalle un anno e mezzo terribile. Tutti, anche queli che non li frequentano, si sono resi conto di cosa sia l’Italia senza teatri, senza musica, senza concerti. senza musei. E questo riavvicinerà molto le persone ai consumi materiali e ai consumi culturali. I dati postivi engono già dal libhro, che nha aumentato le vendite durante l’anno passato. E l’entusiasmo, che sta accompagnando questa ripartenza anche se con limitazioni, sulle presenze e sulle distanze. Ringrazio voli per il grande lavoro fatto, sovrintendente Calbi e consigliera Valensise, è la prima volta che si presentano due stagioni, è un segnale di cambiamento. La grandeissima qualità dei registi che dà il senso di quello che può essere l’Inda. La parte internazionale va valorizzata ancora di più. Dobbiamo puntare sempre più su questa qualità tutta italiana dei teatri di pietra, alcuni utilizzati e alcuni no, alcuni da recuperare altri pienamente efficenti, perfetti per questa fase di spettacoli da tenere all’aperto per ragioni pandemia. Anzi io costruirei sempre nuove arene, nella grande tradizione delle arene antiche. Un circuito di pregio che guardi all’estero, a partire dalla Grecia. Noi staremo sempre al vostro fianco, aiutanmdovi e supportandovi».

Davide Livermore: «Un progetto che mi vede nel doppio ruolo di direttore del Teatro nazionale di Genova e coproduttore, mi ha colpito molto il desiderio di andare fino in fondo nella ricerca, perché la tragedia non è prosa, è un’altra arte, un’altra disciplina. Stiamo giocando con un cast meraviglioso per restituire la potenza della parola di Eschilo. Come abbiamo fatto con Elena, vogliamo fare lo spettacolo più filologico possibile e per filologico intendiamo prendere i segni antichi e trasferirli al presente. Il teatro è un luogo di sperimentazione tecnologica e di narrazioni e noi continuamo a fare questo e lo facciamo in questo luogo che merita tutta la nostra arte, la nostra passione, la nostra vita».

Carlus Padrissa: «E’ la prima volta che facciamo una tragedia. E’ una concezione legata al deus ex machina, vogliamo che gli attori siano semidei, che come Promteo prendano il fuoco a Zeus».

Antonio Calenda: «Entrare nel mondo di Aristofane è una specie di epifania, con Aristofane si entra nel mondo di Atene. Aristofane era un autore particolare perché il suo genere in qualche modo irrompeva nella realtà. Aristofane è un ossimoro vivente, è nel contempo un conservatore ma un innovatore. In questa opera famosa per il conflitto fra Aristofane e Socrate, la storia si è chiesta sempre perché Aristofane descrivesse un Socrate così farsesco, e proprio il fondamento della commedia è questa ambiguità culturale. Aristofane narra con questa commedia le difficoltà dei dialetti non risolte nella società del suo tempo. Atene in quel periodo è i nella dolorosa guerra del Peloponneso con Sparta, è append auscita da una epidemia di peste, quella dove morì Pericle, La commedia vive dell’esistere, mentre la tragedia vive dell’essere, la tragedia parla delle grandi aspirazioni metafisiche dell’uomo, la commedia parla della realtà viva. Grazie ad essa sappiamo molte cose della democrazia ateniese. Per la prima volta con si rompe la quarta parete, sembra un conteraneo teatro brechtiano, quello che ci ha raccontato Dario Fo. Tutte cose che noi cercheremo di immettere in questa edizione, nella quale ci sarà una rappresentazione dell’autore, con le sue ambascie. Un’opera surreale, forte, una commedia che va speiagata in quato frutto di una fantasmagoria fantastica dell’autore».

Jacopo Gassman: «Ifigenia in Tauride ad una prima lettura può anche disorientare. Ad ulteriori approfondimenti riserva sorprese straordinarie. E’ una tragedia profondamente toccante e umana che per metà del testo, fino alla fantasica scena del riconoscimento fra fratello e sorella, ha un certo tipo di stile, poi ha una virata che qualcuno ha definito una escape tragedy, una fuga rocambolesca da una terra infausta, fatta di morte e sacrifici, una terra onirica, ambigua, fatta di doppi, di apparenze, di paradossi filosofici. ifigenia in Tauride è un testo pieno di metalivelli, un testo metamitologico, un testo che sembra uscito da un grande archivio borgesiano, quyesti personaggi escono da un archivio miti, storie, leggende, confutandole, rivistandole. Questi personaggi diventano da vittime del testo, scrittori, registi stessi del testo. Ifigenia in Tauride è un mito che in fondo confuta il mito stesso. Si parla di evaporazione del padre, sonoi figli che vagano in una terra di nessuno, sotto questo cielo plumbeo che non più risposte, questo cielo dove le divinità stanno ad osservare senza intervenire. Qualcuno dice ha un happy ending, io penso invece che si più problematico. Ifigrenia in Tauride nei secoli è stato un secolo riscritto tante volte, rivisitato, rimusicato. Lo spettacolos arà un volo panoramico attraverso i secoli, dove gli sguardi di tati intellettali nei secoli si depositeranno sul Teatro greco di Siracusa».

Robert Carsen: «Per me sarà una sperimentazione, la tragedia per me una cosa nuova. “Edipo re” è per me importante perché è un testo che ho conosciuto come attore e che mi sege da tanto tempo, e mai avrei pensato di metterlo in scena. Sono molto curioso di comnciare questo lavoro che non ho ancora iniziato. Sarà certamente qualcosa di molto intenso anche perché seguirà di pochi giorni la ripresa a Parigi di Elettra di Richard Strauss e von Hoffmannsthal, che si baserà anche su Sofocle, quindi sarò dentro la tragedia greca».

Robert Carsen

Nel periodo delle rappresentazioni al Teatro Greco, la stagione dell’INDA anche quest’anno si arricchisce delle lezioni all’Orecchio di Dioniso, una serie di incontri con personalità della cultura dedicati ai temi e personaggi del dramma antico, che si terranno come di consueto nel suggestivo scenario del parco archeologico della Neapolis. Le rappresentazioni classiche e le attività della Fondazione Inda sono sostenute da Erg, Unicredit Italia, Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, Aeroporto di Catania, Fondazione Sicilia e Fondazione Nobis.

Per il 2021 e per il 2022 è stato rinnovato l’accordo con Rai cultura, media partner dell’Inda. Quest’anno Rai cultura registrerà le riprese di Baccanti di Euripide, messa in scena da Carlus Padrissa, e l’anno prossimo quelle dell’Orestea di Eschilo messa in scena da Davide Livermore.

Il manifesto della 56° stagione di rappresentazioni classiche nasce da 79.malaktion, un’opera di Hermann Nitsch, l’artista austriaco considerato uno dei principali esponenti dell’Azionismo viennese.

Per garantire la sicurezza degli attori e degli spettatori, la Fondazione Inda ha adottato un dettagliato protocollo sanitario anti Covid, elaborato con l’Azienda sanitaria di Siracusa. Grazie alla deroga firmata dalla Regione, la capienza massima al Teatro Greco è stata aumentata, sino a consentire l’accesso di 3000 spettatori per ciascuna delle repliche in programma.



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