giovedì 23 maggio 2019

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Roberta Urso: «Privilegiata perché lavoro nella mia terra e per la mia terra»

Sugnu sicilianu

Giornalista mancata, la neo delegata siciliana dell'Associazione Donne del Vino, eletta all’unanimità dalle 17 socie dell'Isola - «Sentirete parlare di noi» afferma -, oggi è ben felice di fare la responsabile delle pubbliche relazioni di Cantine Settesoli, la più grande cooperativa vitivinicola d'Europa: «Sarà perché sono di Marsala, ma il vino ce l’ho nel sangue»


di Giusy Messina

«Sarà perché sono di Marsala, ma il vino ce l’ho nel sangue». Ride, Roberta Urso, neo delegata regionale dell’Associazione Donne del Vino eletta all’unanimità dalle 17 socie siciliane. Sono manager, agronome, imprenditrici, sommelier, enologhe, agronome, talvolta tutti questi ruoli insieme. Donne che hanno deciso di fare squadra per promuovere e valorizzare il ruolo “dell’altra metà del cielo” nel settore vitivinicolo. E’ la mission dell’associazione che dal 1988, su scala nazionale, capitanati dall’indomita Donatella Cinelli Colombini, fresca di riconferma, con oltre 800 persone, diffonde il know how del saper fare delle donne dalla vigna alla cantina, alle pubbliche relazioni nel mondo del vino. Energia, competenza, professionalità e soprattutto passione. Tanta, quella che mette le ali ai sogni trasformandoli in obiettivi da raggiungere, incastrando, come in un puzzle, pezzi diversi della propria vita di donna, imprenditrice, mamma.

Roberta Urso

Una laurea in Scienze politiche, Roberta Urso, avrebbe voluto fare la giornalista ma la vita si sa è circolare. Ritorna al punto di partenza. E lei, è tornata alla terra. A quell’odore che respirava da bambina quando accompagnava papà Pietro nel suo lavoro di direttore generale delle Cantine Florio. La scia del vino persiste anche quando dopo il master d’imprenditore e dirigenti d’azienda all’Isida, Roberta lavora come responsabile provider di un’azienda di Microsoft. Ma si sa, come canta Venditti i “grandi amori fanno dei giri immensi, ma poi ritornano”. Ed il suo amore, è la vigna. L’occasione gliela offre, ben 18 anni fa, Cantine Settesoli, la più grande cooperativa vitivinicola d’Europa con circa 2mila soci che da oltre mezzo secolo aggrega, da Menfi fino a Montevago, Contessa Entellina e Santa Margherita di Belìce, abbracciando tre province, piccoli viticultori in un grande vigneto di circa seimila ettari.

Roberta decide di “metterci la faccia”. È, infatti, la responsabile delle pubbliche relazioni e comunicazione della storica comunità di vignaioli. «Quando sono arrivata - racconta Roberta - era il momento del rinascimento enologico della Sicilia, in cui i produttori siciliani hanno dimostrato di avere la capacità e la determinazione di avere un progetto, di saper fare vino. Un percorso costruito con tenacia che ha portato nel 2012 alla nascita della DOC Sicilia che ha la capacità di rafforzare il brand dell’Isola. Oggi dobbiamo mantenere alti gli standard raggiunti e rafforzare la nostra coesione se vogliamo essere competitivi su un mercato globale». La valigia sempre pronta, Roberta gira il mondo per “raccontare” nel bicchiere, la storia della Sicilia e dei suoi terroir. Ma prima di farlo con le parole, lo fa con gli occhi che sprizzano entusiasmo. «Con il vino e per il vino della mia terra - dice contenta - sono andata già in quattro continenti».

Appassionata di viaggi veri e virtuali, come la lettura di libri, «rigorosamente cartacei perché mi piace l’odore della carta» che divora, non rinuncia, pur tra mille impegni, al piacere di cucinare e di fare stare bene a tavola le persone che ama. Cibo e vino, un binomio perfetto per tutti, nessuno escluso. Neanche gli astemi perché per Roberta le persone a cui non piace bere non esistono. «Ci sono – sottolinea - quelle che non sanno bere, che non sanno come abbinare il piatto ad un vino per esaltarlo». A fare le spese di questa sua teoria, il suo compagno Luigi che «astemio dichiarato quando l’ho conosciuto, adesso - dice sorridendo - consiglia persino i vini da comprare agli amici in base al menù».

La Urso al recente Tre Bicchieri del Gambero Rosso

Ai bilanci tipici di chi come lei è nel mezzo del cammino della vita, preferisce affrontare le sfide del presente. «Sono molto contenta di essere stata scelta per ricoprire l’incarico di delegata regionale di un’associazione che ha nella composita diversità dell’universo femminile, il suo punto di forza – dice - sono convinta che soltanto lavorando insieme possiamo vincere le difficoltà, essere da pungolo l’uno con l’altra e soprattutto di affrontare, bilanciando creatività e leggerezza, temi attuali della nostra società. La violenza sulle donne, è il filo conduttore scelto dalla presidente nazionale che si snoderà quest’anno, dal nord al sud della Penisola».

Con Roberta Urso, da quest’anno, anche due vice delegate per rafforzare il coordinamento tra le due “anime” di quella realtà enologica siciliana che per la sua vastità è ormai riconosciuta come un “continente” vitivinicolo. Si tratta di Flora Mondello, numero uno dell’azienda Gaglio Vignaioli ad Oliveri, in provincia di Messina nella zona del Mamertino DOC e di Stefania Busà, amministratrice unica dell’azienda Feudo Rudinì, a Pachino, nella provincia aretusea, culla di quel Nero D’ Avola che qui è tutelato dalla Doc nella tipologia “Eloro Pachino”.

Nella foto in basso la Urso è con altre sette donne siciliane del vino. Da sinistra: Stefania Busà vice delegato dell'azienda Feudo Rudinì, Samantha Di Laura dell'azienda Scirocco, Roberta Urso, Lilly Fazio delegata uscente di Fazio Wines, Flora Mondello vice delegata di Gaglio Viganioli, Josè Rallo di Donnafugata, Federica Fina dell'azienda Fina, e Valentina Nicodemo di Judeka.

Dai 24 anni in su, l’associazione Donne del Vino della Sicilia, è un microcosmo di storie di donne che hanno fatto del loro lavoro, una scelta di vita, tout court. «Si racconteranno, da quest’anno anche sui social - spiega la delegata regionale - grazie al coinvolgimento di una nostra giovane produttrice Federica Fina che animerà la comunicazione sul web». In work in progress, il calendario di iniziative. «Sentirete – avverte - parlare di noi».

Passionale e, come si definisce lei “di pancia”, ai suoi amici, al giro di boa dei suoi primi cinquant’anni appena compiuti, non ha esitato a chiedere un regalo speciale: un viaggio a Napa Valley, in California, l’indiscussa capitale del vino statunitense, dove poter ammirare le distese infinite di vigneti e soddisfare le sue curiosità enologiche. Ma pur progettando viaggi prossimi, questo lo farà a giugno e futuri come quello in Australia, da rimandare a «quando andrò in pensione», Roberta Urso porta addosso un profumo particolare. È quello della cannella, del pepe, dei chiodi di garofano lasciati a macerare nel mosto, che ancora non riesce a svanire nella memoria del cuore. «Mio nonno Nicolò, carabiniere, quando poi è andato in pensione – racconta - si dedicava a fare il vino per la famiglia nel magazzino di campagna con al centro una grande botte in rovere. Era orgoglioso del suo vino. Appena spillato - ricorda Roberta con un nodo alla gola - lo portava a tavola, contento. Ed io - dice sorseggiando un calice di bollicine, le sue preferite - mi sento una privilegiata perché sono rimasta a lavorare nella mia terra e per la mia terra».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 25 gennaio 2019





Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


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