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Rifiuti, basta parlare di inceneritori in Sicilia. L’Europa non li vuole (e non li paga)

Blog Adesso sui rifiuti la misura è colma, e non solo quella della discarica di Lentini. E' soprattutto quella della pazienza dei cittadini siciliani che continuano a vivere perenni emergenze a causa della “munnizza”. Dopo la schiavitù dalle discariche adesso gli amministratori regionali e della città di Catania ci vorrebbero incatenare alla nuova schiavitù dai termovalorizzatori. Peccato che l'Europa non li finanzia più perché inquinano. A Palermo e Catania questo lo sanno?

Adesso sui rifiuti la misura è colma. Ed è quella della pazienza dei cittadini siciliani che continuano a vivere perenni emergenze a causa della “munnizza” e della sua cattiva gestione. Non è solo colma la misura della discarica di Lentini che gli amministratori giudiziari della Sicula Trasporti, la società che gestisce l’impianto in amministrazione controllata dopo l’arresto degli ex proprietari, hanno fissato a 600 tonnellate al giorno, com’è giusto che sia. E’ colma la sopportazione di città come Catania, pecora nerissima nella gestione dei rifiuti, da giorni sommersa da montagne di immondizia nauseabonda, in quanto fino ad oggi schiava di un conferimento in discarica, a Lentini appunto, una situazione di vetero-amministrazione della cosa pubblica degna della peggiore Prima repubblica.

La discarica di Lentini

I due mesi di concessione da parte della Regione Siciliana ad altre discariche isolane, ovviamente, non risolve il problema, ma posticipa solamente la prossima emergenza. Con quale coraggio, il Comune di Catania, si presenterà con le prossime bollette tra l’altro carissime? E’ da città civile ed europea far pagare a caro prezzo un servizio scadente e che danneggia pure la salute pubblica? Dovrebbero risarcirci per il danno arrecato, altro che chiedere soldi.

E per non essere solo cornuti ma anche mazziati, adesso sia dal governo regionale guidato da Nello Musumeci, sia dalla giunta catanese guidata da Salvo Pogliese, seguitiamo a sentire una fastidiosa litania che vuole gli inceneritori come unica soluzione del problema. E’ evidente che sia a Palermo sia a Catania, hanno deciso motu proprio che le direttive europee non valgono. Con il Just Transition Fund, nel periodo 2021-2027, l’Europa non finanzierà più i livelli più bassi della gerarchia dei rifiuti, vedi inceneritori e discariche, ma solo quelli più alti, non solo riciclo e compostaggio, ma soprattutto riduzione dei rifiuti e riuso.

Montagne di rifiuti a Catania negli ultimi giorni

II concetto chiave si chiama Dnsh “do no significant harm“, ovvero “non arrecare un danno significativo”. Il testo del regolamento concordato a livello politico tra il Parlamento europeo e il Consiglio nel dicembre 2020 ruota tutto attorno al principio del Dnsh. Sei gli esempi citati, di cui il 4° si occupa di rifiuti: “si considera che un’attività arreca un danno significativo all’economia circolare, compresi la prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti, se conduce a inefficienze significative nell’uso dei materiali o nell’uso diretto o indiretto di risorse naturali, o se comporta un aumento significativo della produzione, dell’incenerimento o dello smaltimento dei rifiuti oppure se lo smaltimento a lungo termine dei rifiuti potrebbe causare un danno significativo e a lungo termine all’ambiente”. Più chiaro di così.

In un allegato di 20 pagine, tra i progetti che la Commissione europea ricorda ai Paesi membri di escludere dai Piani nazionali di recupero e resilienza, alla base del piano Next Generation Eu, perché verranno bocciati, ci sono proprio gli inceneritori. Perché? Semplicemente perché inquinano, anche quelli di ultima generazione, non rispettano 5 aspetti ambientali su 6 in merito al danno non significativo. Tutti gli impitanti attualmente esistenti in Italia hanno subito stop più o meno lunghi per gestioni poco rispettose della salute pubblica delle emissioni gassose e dell’inquinamento delle falde. In Sicilia già abbiamo il petrolchimico di Siracusa-Priolo-Augusta col suo carico di morti per tumori a colorollario, ci mancherebbero pure i termovalorizzatori.

Come riferisce il Fatto quotidiano anche il nostro ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, giudicato un po’ ambiguo in materia, nel “Commission staff working document” allegato al via libera al Pnrr italiano (e disponibile sul sito della Commissione) ha dovuto scrivere, nero su bianco, che: “L’Italia ha fornito in particolare garanzie che i suoi investimenti nella gestione dei rifiuti non contengono investimenti in inceneritori e sono previsti trattamenti biologici”. E che il Pnrr “prevede che l’Italia presenti una nuova strategia per l’economia circolare entro il 2022” che contenga anche “una revisione delle tasse ambientali sui rifiuti per incentivare il riciclaggio a scapito dello smaltimento in discarica e dell’incenerimento”. Qualcuno ha ancora dei dubbi?

A suggello, di tutto questo, come riferisce Andrea Turco su Economiacircolare.com, lo scorso 2 luglio la Commissione europea, attraverso il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, rispondendo a un’interrogazione degli eurodeputati verdi Eleonora Evi e Piernicola Pedicini, ha ribadito che inceneritori, cementifici e coinceneritori che bruciano rifiuti non potranno accedere ai finanziamenti dei Piani nazionale di ripresa e resilienza. Punto. Quindi, per favore, basta parlare di inceneritori. La Regione Siciliana che ne vuole realizzare due con quali soldi intenderebbe pagarli visto che né Stato né Europa sganceranno un euro al riguardo? “Casualmente” il bando regionale, scaduto ad agosto, è stato ignorato dagli operatori, e per questo prorogato al 2 novembre. Forse, che gli operatori, a differenza della Regione siciliana, conoscono bene le nuove norme e sanno che quello è un canale, dal punto di vista dei soldi pubblici, morto?

L’Europa vuole una raccolta media di differenziata al 65% e Catania, secondo i dati regionali, ultima fra le ultime, è ferma all’8,6%, dato contestato dall’assessore comunale all’ecologia Fabio Cantarella che rivendica il 12,6% ma parliamo di differenze minime. Quattro anni fa Catania era la città, con più di 200 mila abitanti, che ha prodotto pro capite più rifiuti (713 kg per abitante), in Italia. E’ vero che il capoluogo etneo è meta del turismo della monnezza di molti delinquenti dell’hinterland e della provincia che vengono ad abbandonare ogni tipo di rifiuto in città pur di non sottostare alle regole civile della differenziata.

E allora Catania si riprenda in mano, in house, un servizio, quello dei rifiuti, che in maniera evidente non controlla da troppo tempo. E dia “bacchettate sulle mani” agli incivili, troppi, che amano sguazzare e far sguazzare tutti in una città che definirla lercia (aggiungerei anche marcia) è farle un complimento. E cominci a farsi pagare da quella metà della popolazione che non paga il servizio. Il Comune di Catania che oggi si lamenta dei bandi precedenti che piani di prevenzione anti-vandalismo ha attuato fino ad oggi? Niente. La concessionaria pro-tempore del servizio di raccolta, la Dusty, il cui mandato in deroga scade il 31 ottobre, interrogata ogni volta sulla questione fornisce sempre e solo una risposta: noi ci occupiamo della raccolta, la vigilanza spetta al Comune. Peccato che non c’è una sola telecamera in giro da nessuna parte a tentare di impedire i vandali dell’abbandono selvaggio dei rifiuti. E non c’è un servizio di vigilanza dei vigili urbani, non c’è niente di niente. Quindi, di che si lamentano a Palazzo degli Elefanti? Noi cittadini abbiamo motivo di lamentarci, non loro.

E la Regione siciliana, invece di perder tempo con gli inceneritori, piuttosto, pensi a far guerra – ma guerra guerreggiata non a parole – a questo terzo mondo organizzato e si occupi della realizzazione di impianti di riciclo dei rifiuti visto che ora i soldi europei per questo, e non per altro, ci sono. E domani è troppo tardi.

 

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