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Dalle discariche non nasce niente, dal letame nascono i fior

Blog Per il Just Transition Fund, l'Europa non finanzierà più discariche e inceneritori nella gestione dei rifiuti. Finalmente si darà importanza ai livelli superiori della gerarchia dei rifiuti ovvero riciclo, icompostaggio, riduzione e riuso. In Sicilia la Regione ha il nuovo piano dei rifiuti che non esclude ancora l'uso dei termovalorizzatori. Un non sense in una regione dove la differenziata arriva a stento al 40%

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Così cantava Fabrizio De André in “Via del Campo”, magnificazione poetica degli umili. Prendiamo in prestito i versi di Faber per una “transizione” in chiave green e alla parola “diamanti” sostituiamo “discariche”, più redditizie dei diamanti per chi gestisce il business dei rifiuti. Siamo un popolo in transizione. E non parlo solo della Sicilia, non parlo solo dell’Italia, parlo soprattutto dell’Europa. Non è un caso che si è arrivati al Ministero della transizione ecologica, perché di transizione in chiave ambientale delle nostre vite si parla ormai da tempo. Non dimentichiamoci, infatti, che alla fine dello scorso anno sono stati approvati i testi finali sui criteri di impiego del Just Transition Fund (Jtf) e dei nuovi criteri per i fondi regionali del Cohesion Fund. Periodo di applicazione il settennato 2021-2027 e riguarderà con particolare attenzione le comunità meno sviluppate degli Stati membri dell’Unione. Cioè noi.

La cosa fondamentale è che l’Europa non concederà più fondi strutturali per finanziare nuovi inceneritori e nuove discariche. Finalmente. Basta, quindi, dare valore (che non hanno) ai livelli base della gerarchia dei rifiuti (discariche e inceneritori) ma finalmente si darà importanza ai livelli superiori che sono il riciclo, il compostaggio, la riduzione e il riuso. Quindi i progetti finanziati devono contribuire a una transizione verso un’economia climaticamente neutra e circolare, comprese misure volte ad aumentare l’efficienza delle risorse.

Guardiamo cosa accade a casa nostra. La Regione siciliana adesso ha un piano regionale di gestione dei rifiuti urbani che era stato in un primo momento stoppato dal Consiglio di Giustizia Amnministrativa perché considerato non in linea con le normative in vigore (da questa decisione ne scaturirono le dimissioni del redattoe del piano, l’ex assessore all’Ambiente Pierobon) poi modificato ed ora pronto al confronto con l’aula parlamentare. La funzione del piano è di mettere in relazione la produzione di rifiuti degli ambiti provinciali con le proiezioni sulla base dell’aumento della differenziata.

E qui vengono le note dolenti. La media regionale della raccolta differenziata è di poco oltre il 40% quando l’Europa chiede il 65% e la media nazionale è intorno al 60%. Le grandi città sono la palla al piede del sistema regionale dei rifiuti. Secondo i dati del 2019, Messina arriva al 23%, Palermo al 20% e Catania, la sporcacciona di Sicilia, arriva all’11,6%. Dati indubbiamente allarmanti e sconfortanti.

E quando sono questi i dati della differenziata, non si può continuare a ventilare ancora l’ipotesi dei termovalorizzatori in Sicilia. Non si è capito ancora che l’obiettivo dell’impatto zero dei rifiuti non è solo una chimera da raggiungere, è un obbligo da raggiungere entro il 2030, cioè domani.

Invece dei termovalorizzatori, favoriamo la nascita di impianti pubblici dove riciclare tutto il riciclabile, umido, carta, vetro, plastica. Nella civile Germania lo smaltimento dei rifiuti è per la maggior parte gratuito in quanto il costo già compreso nel prezzo di acquisto (quindi è il produttore che finanzia lo smaltimento), oppure il riuso e la valorizzazione dei materiali contenuti è sufficiente a coprirlo (pagato quindi dal guadagno di chi “lavora” il rifiuto riciclato). Al cittadino rimangono i costi per lo smaltimento del secco o indifferenziato. Qui da noi paghiamo, e caro, tutto, anche lo schifo che vediamo giorno per giorno sulle nostre strade. Cornuti e mazziati.

E’ evidente che in Sicilia siamo ancora prossimi al terzo Mondo. Vedere, soprattutto nelle città, i cassonetti presi d’assalto da persone che buttano di tutto e di più in maniera indiscriminata, abbandonando spesso per strada mobili vecchi e laterizi tanto non c’è alcun controllo che li fa pentire dell’atto incivile, ci fa pensare che il programma europeo per lasciarci la depressione dell’era Covid alle spalle, chiamato Next Generation Eu (volgarmente chiamato in Italia Recovery Plan) non sia stato pensato per noi, che fatichiamo a superare schemi vecchi, ormai superati dalla storia, come discariche che arricchiscono solo le tasche dei proprietari dei terreni e i termovalorizzatori che a impatto zero certamente non sono.

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