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Dal lockdown al countdown, tutto è lecito per non sentirsi “down”

Blog Proprio nel momento in cui gli inglesi lasciano l'Europa, prendiamo a prestito dalla lingua inglese due parole chiave che descrivono il nostro quotidiano: lockdown, che ancora in questi giorni di festa viviamo con rassegnazione, e countdown. Che non è solo e semplicemente il classico conto alla rovescia verso la fine dell'anno più disgraziato che la nostra memoria contemporanea ricordi...

Dal primo gennaio il Regno Unito esce dal progetto Erasmus, il programma di mobilità studentesca creato nel 1987 dall’ex Comunità economica europea, corollario del definitivo abbandono britannico dell’Unione europea. Dallo Splendido isolamento di epoca vittoriana allo stupido isolamento di Boris Johnson il passo non è stato né breve né scontato. Proprio in una fase storica in cui l’unione fa la forza, visto il dilagare della pandemia da coronavirus, loro pensano di fare da soli. Ma chi è causa del suo mal pianga se stesso, recita il vecchio proverbio.

E visto che siamo in vena di giochi di parole, poiché la lingua inglese è ormai diventata di fatto la nostra seconda lingua, partiamo dalla parola chiave di questo 2020 che, calendario alla mano, si appresta finalmente a finire: lockdown. Il termine significa isolamento, confinamento ed è stato utilizzato per descrivere la chiusura totale di ogni attività superflua in questo anno maledetto comandato dalla pandemia da Covid-19, il coronavirus identitificato alla fine dello scorso anno in Cina. E se per i sudditi di Elisabetta II la parola d’ordine oggi è isolamento a 360 gradi, dal lockdown in risposta al virus letale di cui si registra anche una variante autoctona all’isolamento politico-economico-istituzionale della Brexit, per noi europei che siamo rimasti nell’Unione l’isolamento da lockdown pandemico, in Italia ribattezzato zona rossa che stiamo vivendo con rassegnazione anche in questi giorni di “festa” di fine anno, ci ha trascinato nella peggiore crisi economica del secondo dopoguerra, ben peggiore della già pesante crisi del 2008 legata al fallimento del sistema dei mutui spazzatura americani.

Gli unici due fari che ci danno ancora un barlume di speranza per un futuro degno di questo nome sono i 209 miliardi circa del piano Marshall europeo, il Next Generation Eu che l’Unione europea ha promesso all’Italia a partire dal prossimo anno, un’ancora di salvezza importante per tenere la testa a galla e non far affondare definitivamente il sistema Paese oggi allo stremo dopo un anno circa di economia quasi in stallo; e i vaccini che hanno varcato oggi i confini nazionali del Brennero e che da domenica 27 dicembre cominceranno ad essere somministrati tra i 27 Paesi dell’Unione.

Tutto bene quindi? Niente affatto, perché ancora oggi i morti per il virus, solo in Italia, sono stati quasi 500. Torniamo all’uso della lingua inglese che ben sintetizza spesso i concetti: il countdown, il conto alla rovescia, è già iniziato. E non parlo solo dei giorni che restano a questo infausto anno, il peggiore che mi ricordi, che troppi lutti ha portato tra di noi, perché il 2021 prossimo venturo, almeno nella sua prima parte, non sarà tanto dissimile da questo; e non parlo solo dei soldi europei che arriveranno nei prossimi mesi, perché prima o poi arriveranno, questo è certo; e non parlo solo dei vaccini che entro un annetto a partire da adesso saranno opera compiuta come sottolinea il commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri il quale spera che il piano nazionale di vaccinazione sia realizzato entro il prossimo autunno.

Parlo soprattutto del clima di fiducia delle persone per un nuovo futuro di progresso, prima che la depressione collettiva diventi dominante se non totalizzante. Sarà l’autunno del 2021 il prossimo spartiacque verso l’agognata rinascita, sia dal punto di vista sanitario, sia dal punto di vista economico e sociale? Se fosse così, lo sottoscriverei anche adesso. “I feel down” dicono gli inglesi per descrivere la depressione. E la parola britannica “down”, letteralmente giù, torna ancora una volta nelle nostre vite. Dal lockdown al countdown, tutto è lecito per non sentirsi “down”. E non è solo un gioco di parole. Solo dalla rinnovata fiducia collettiva la rinascita può cominciare.

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