Quel sipario strappato che rischia di non ricucirsi più

Teatro e opera Cultura e teatri a Catania, puntata numero due con l'assemblea convocata dal Comune, in sinergia con l'Università (quella istituzionale). Il risultato è che a parole tutti vogliono la pace ma nei fatti difendono il proprio operato. E la distanza tra chi sostiene e chi avversa il ruolo del Comune nelle scelte di governance della cultura catanese cresce sempre più

Lo Stabile è morto. Evviva lo Stabile. Se c’è una sintesi perfetta per l’incontro di giovedì 17 marzo, Dai beni culturali ai teatri, un patto per la città, organizzato dal Comune e dall’Ateneo catanesi in un’aula del Palazzo Centrale dell’Università di Catania, al Rettorato, non può che essere questa. Nei termini in cui, tra istituzioni e operatori presenti (Soprintendenza ai Beni culturali, Cnr, Teatro Massimo Bellini, Accademia di Belle Arti, Istituto Musicale Vincenzo Bellini, organizzazioni sindacali, associazioni culturali), il Teatro Stabile figurava tra i presenti – seppur con l’illustre e annunciata assenza del suo direttore ancora in carica Giuseppe Dipasquale («Non mi hanno invitato» la sua motivazione) – rappresentato dal nuovo direttore nominato Giovanni Anfuso che però non si è seduto tra le prime file insieme con gli altri rappresentanti delle altre istituzioni, ma se n’è stato defilato (fino al suo intervento programmato) insieme con l’attore Angelo D’Agosta, già suo aiuto regista e collaboratore.

Un incontro partecipato in termini di presenze, quello moderato dal giornalista Rai Guglielmo Troina, dal professore Giancarlo Magnano San Lio, direttore del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Ateneo (quello di cui fanno parte, per intenderci, altri tre illustri assenti all’incontro ovvero Antonio Di Grado, Luciano Granozzi e Fernando Gioviale, i tre professori universitari che il 29 febbraio hanno organizzato la prima ssemblea sugli stati generali del teatro a Catania “Sipario strappato. Teatro e teatri a Catania”) e da Orazio Licandro, assessore alla Cultura, ai Saperi e alla Bellezza Condivisa.

In Seduta

In Seduta

Magnano San Lio ha aperto il “convegno” auspicando un dialogo complessivo e inclusivo tra chi fa cultura in città, mentre l’assessore Licandro ha parlato della volontà di «proporre e generare un metodo di lavoro non attraverso gli Stati Generali, ultimo retaggio dell’Ancien Regime, ma l’Agorà del modello greco per risollevare Catania». Tra gli altri interventi quelli di Roberto Grossi, soprintendente del Bellini, che ha sottolineato come «I teatri non siano sovrastrutture ma elementi vitali della società». Orazio Torrisi, direttore del Teatro Brancati Teatro delle Città, ha sottolineato quanto sia «necessario confrontarsi con continuità e sviscerare i punti settore per settore». La professoressa Grazia Pulvirenti ha parlato dell’esperienza del Teatro Machiavelli, nato dalla volontà dello scomparso Lamberto Puggelli, regista e già direttore del Teatro Stabile, non mancando di fare riferimento, senza fare nomi, alla vicenda della sua sostituzione ai vertici dello Stabile, ad opera dell’allora presidente Pietrangelo Buttafuoco, con Giuseppe Dipasquale. Tra gli altri interventi quelli di Fulvia Caffo, Soprintendente ai Beni culturali, Daniele Malfitana dell’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del Consiglio Nazionale delle Ricerche, della docente Ilde Rizzo, di Maria Rosa De Luca, musicologa e componente del Cda del Bellini, di Virgilio Piccari, direttore dell’Accademia di Belle Arti e di Davide Foti della Cgil.

La platea gremita

La platea gremita

Ma l’intervento degli interventi, con buona pace di tutti i partecipanti che, seduti tra le fila dell’aula avrebbero auspicato anche un dibattito (plateale l’uscita dalla sala dell’attrice Guia Jelo che con una citazione di Seneca sulle parole che non vengono seguite dai fatti, e di qualche altro partecipante che avrebbe voluto interloquire con le istituzioni) è stato, ovviamente, quello di Giovanni Anfuso, che ha affermato di voler dare «massima apertura nei confronti di tutti i teatri nazionali e internazionali, coinvolgendo tutte le sensibilità emergenti e le innovazioni culturali che giungono dal Nord Europa al Nord Africa fino al Sud America». Oltre alle dichiarazioni di intenti, però, Anfuso si è tolto qualche sassolino dalla scarpa sostenendo che chi oggi l’accusa «ha perso già da anni perso il diritto di parlare e non avendo alcuna credibilità non può più porsi come valido interlocutore. L’interlocuzione credibile e integrata – ha continuato – è importante perché non si può pensare di fare nulla senza l’alleanza tra istituzioni pubbliche e private che insistono nei territori. Un’esperienza che abbiamo già sperimentato l’estate scorsa con I-art quando siamo stati costretti a inventare una cabina di regia che ha diretto, in qualche modo, anche tutti gli altri eventi che insistevano sul territorio. L’esperienza ci fa pensare che la collaborazione sia un aspetto vincente. Per questo, dico ora, in tempi non sospetti e prima del mio insediamento che mi piacerebbe organizzare un tavolo permanente di confronto con tutte le realtà del territorio, pubbliche e private».

La Platea

la platea

Interessante anche la partecipazione all’evento e l’intervento dell’attore partinicese Vincenzo Pirrotta, il cui nome era stato tra i primi ad apparire tra i papabili alla direzione dello Stabile. Un intervento, il suo, incentrato sulla necessità di unità e collaborazione. Pirrotta, ormai nome celebre a Catania, dove in questi anni – durante la direzione Dipasquale – ha messo in scena parecchi spettacoli, ha dato la sua disponibilità per contribuire al rilancio dello Stabile e ha affermato che «non si possono fare processi preventivi e gli artisti vanno giudicate da ciò che riescono a produrre». Tutto lascia pensare che, allo Stabile (e forse anche al Bellini?) di Pirrotta, vedremo ancora tanti spettacoli.

A chiusura dell’appuntamento il rettore Giacomo Pignataro ha sottolineato il ruolo fondamentale dell’istituzione universitaria. «Catania – ha detto il Magnifico – è una città universitaria con 50 mila studenti che rappresentano un fattore importante per la crescita della città e il collante per la cultura. Purtroppo spesso i ragazzi sono lontani dalle istituzioni e il ruolo dell’Università è offrire spazi al loro protagonismo e alla loro creatività (vincente l’esperienza di Porte aperte quando tutte le sedi hanno ospitato eventi in collaborazioni con le istituzioni e con i privati e l’ampliamento dell’offerta di musei con la nascita del Museo dell’Archeologia e della Città della scienza). L’Università deve dare un contributo al dibattito per riuscire sia a trattenere in città i giovani che ci sono già, sia ad attrarne di nuovi”.

Bianco

Enzo Bianco

Ha chiuso i lavori, il sindaco Enzo Bianco che ha sottolineato come l’espressione “fare squadra”, così ricorrente durante gli interventi, gli sia particolarmente gradita. «Per realizzare qualsiasi progetto ambizioso – ha detto Bianco – bisogna fare squadra. Creare sinergie tra Bellini e Stabile, per esempio, potrebbe portare a notevoli risparmi a vantaggio degli investimenti culturali. Un unico cda, un’unica direzione amministrativa e due direzioni artistiche. Catania attraversa un momento difficile. L’esempio è il Teatro Massimo Bellini che rischiava di chiudere ma adesso sta tornando a vivere perché la politica si è assunta le proprie responsabilità, scegliendo Grossi e Nicolosi come soprintendente e direttore artistico. Lo stesso è avvenuto con lo Stabile per la proposta di Anfuso poi recepita dal Cda. L’alleanza con altre istituzioni è fondamentale, come sta avvenendo con il Museo Egizio di Torino, e tutto va giudicato dagli obiettivi che si riescono a raggiungere. Catania ha grandissime potenzialità, è viva e pulsante».

Tanti gli operatori culturali presenti, che però non sono intervenuti, registi come Federico Magnano San Lio, Gioacchino Palumbo, Gianni Scuto, Salvo Nicotra, Ezio Donato, attori e attrici che hanno fatto la storia del teatro catanese, Pippo Pattavina, Alessandra Costanzo, Lucia Sardo, Guia Ielo, Nellina Laganà, Barbara Gallo, Concita Vasquez, Egle Doria, Cosimo Coltraro, Chiaraluce Fiorito, Giovanna Criscuolo, e il light designer Franco Buzzanca. E poi giornalisti e uomini di cultura come Nino Milazzo, che dello Stabile è stato presidente, il critico teatrale Sergio Sciacca, Piero Maenza, Filippo Cosentino nel cda del Bellini, lo storico Tino Vittorio, Renata Gambino, scrittori come Domenico Trischitta, operatori culturali come Francesco Mannino di Officine culturali, Gianni Filippini, Biagio Guerrera, Sergio Zinna e Marina Cafà, e Alessandro Cappellani dell’Ersu. Tra i musicisti, Francesco Nicolosi, direttore artistico del Teatro Massimo Bellini, Lino Giudice, direttore dell’Istituto musicale Vincenzo Bellini, e il compositore Matteo Musumeci. La politica era presente anche con il vicesindaco Marco Consoli, gli assessori Rosario D’Agata e Valentina Scialfa.

In Seduta

In Seduta

Tra le assenze pesanti, oltre ai tre citati professori promotori di “Sipario Strappato” Di Grado, Granozzi e Gioviale, oltre Giuseppe Dipasquale, quella dello scrittore e blogger Ottavio Cappellani, cui il sindaco Bianco non ha mancato di riservare una battuta, parlando delle «sceneggiate di certi begli spiriti che prima si sputazzano tra di loro e poi si scattano un selfie insieme», riferendosi alla ritrovata sintonia anti-Bianco fra Cappellani e Dipasquale.

Intanto, mentre il sindaco ha dato appuntamento “a presto”, per tornare a confrontarsi e progettare insieme, è già in calendario un altro appuntamento pubblico, quello del 15 aprile con la StraCatania, un incontro con la città in cui Pietrangelo Buttafuoco e Ottavio Cappellani parleranno di cultura e, ovviamente di politica. A seguire ci sarà uno spettacolo di Gilberto Idonea, direttore artistico del Teatro Metropolitan e del Teatro Ambasciatori e tra gli assenti di peso all’incontro di ieri.Insomma, le correnti sono delineate. L’oggetto del contendere, pure. Resta da capire quale sia il ruolo della politica cittadina nella cultura. Quel che è certo è che se durante il pomeriggio di “Sipario Strappato” la mozione d’ordine era chiedere alla politica di fare un passo indietro (come se in passato l’avesse mai fatto!), durante l’incontro di ieri è stato da più parti ripetuto, dai relatori e da qualche fila dell’auditorio, che la politica di passi ne dovrebbe fare anche tre, ma in avanti. Un invito costante, quasi a sottolineare, a tutti i presenti, che l’ingerenza della politica nella cultura va benissimo. La speranza è che agli applausi di oggi, non seguano i fischi domani.

 

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