mercoledì 19 settembre 2018

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Pippo Virgillito: «Sono un innamorato di Paternò, credo nella sua rinascita»

Libri e fumetti

Lo studioso di storia locale, esponente storico di SiciliAntica, nel suo ultimo libro "Cavalcando le nuovole", partendo dai frammenti di eventi culturali a Paternò è riuscito a ricostruirne non solo la storia culturale degli ultimi 40 anni, ma ad elaborare una più ampia analisi che riguarda la vita plurimillenaria della città e della Valle del Simeto


di Salvo Fallica

«Credo nel valore della memoria, penso che il coltivare la memoria dia un senso alla nostra esistenza ed alla vita delle comunità. E' con questo spirito che ho elaborato il mio nuovo libro, volendo lanciare un messaggio da consegnare soprattutto ai giovani, volto del domani, ed evitare così che tutto si disperda come palloncini colorati della nostra infanzia portati via dal vento. La storia delle comunità ha un valore sociale, culturale ed identitario». Così il paternese Pippo Virgillito, studioso di storia locale, esponente storico di SiciliAntica, da una vita impegnato nella cultura e nel sociale, inizia il suo dialogo con SicilyMag.

Pippo Virgillito fra i suoi libri a casa sua a Paternò

E tiene a sottolineare: «Ho dedicato e dedico molto tempo della mia vita alla difesa ed alla valorizzazione dei beni culturali siciliani ed in particolare quelli di Paternò e del mondo etneo. Mi definisco un innamorato di Paternò e molti dei miei libri li ho dedicati alla ricostruzione della storia culturale, sociale, delle tradizioni e dei costumi sociali, di un luogo che va letto ed interpretato nella sua vera genesi, ovvero la Valle del Simeto». Pippo Virgillito, come ha raccontato tempo fa SicilyMag, è un uomo che è riuscito a trasformare utopie in progetti concreti, dalla nascita del museo della Civiltà contadina di Paternò alla biblioteca dedicata a Quasimodo nella piccola frazione di Sferro. Non ama elencare le cose fatte, è sempre rivolto alle cose da fare. In questo suo nuovo libro Cavalcando le nuvole, Il Convivio Editore, partendo dai frammenti di eventi culturali a Paternò è riuscito a ricostruire non solo la storia culturale degli ultimi 40 anni della città, ma ad elaborare anche una più ampia analisi che riguarda la vita plurimillenaria di Paternò e della Valle del Simeto. Vi è il lavoro di tanti anni, ma non è solo una notevole ed interessante antologia di saggi ed articoli, di ritratti e riflessioni, nel libro vi è una visione d'insieme di ampio respiro. Un libro che mostra la complessità e la dinamicità della storia dei luoghi simetini ed etnei.

Il dialogo con Virgillito parte da Paternò e dalla Collina storica che domina la Valle del Simeto...
Paternò è una città dalla lunga storia, bisogna partire da essa per comprenderne l'importanza, la vivacità ma anche le contraddizioni. Molti millenni fa la vita in queste zone si è sviluppata accanto al fiume Simeto, vi sono insediamenti di villaggi a partire dalla preistoria. Riguardo la Collina storica di Paternò, se parliamo di veri e propri insediamenti nel senso 'moderno' del termine' potremmo dire che fu abitata con una certa continuità dall'epoca di Thapsos, dal 1050 all'850 a.C. circa. Se ci riferiamo alle zone della Valle del Simeto vi sono tracce archeologiche che risalgono invece a oltre 5000 anni fa. Paternò è uno scrigno colmo di storia, di cultura, di arte, di tradizioni. Nella mia vita e con i miei studi ho cercato e cerco di far comprendere che non è solo importante a livello locale ma ha una valenza molto più ampia. Non è un caso che molti tesori scoperti a Paternò si trovino in musei prestigiosi quali quelli di Berlino o quello di Siracusa, solo per fare qualche esempio. Purtroppo le classi dirigenti della città non hanno saputo valorizzare in maniera adeguata la nostra storia ed i nostri beni culturali».

Virgillito al lavoro nello studio di casa

Cosa è accaduto?
«Un tempo non lontano parte del materiale rinvenuto era esposto al castello normanno di Paternò, Antiquarium della città. Successivamente, a causa dei vari restauri eseguiti al castello, i reperti archeologici ivi custoditi furono trasportati in vari musei - Siracusa, Catania, Adrano -, in attesa di essere restituiti. Ma non è tutto: preziosissimi reperti, sottratti nel tempo da tombaroli clandestini, impreziosiscono raccolte di privati o musei esteri».

Il Castello Normanno

Quali sono gli scavi archeologici più importanti?
«Tracce di villaggi di età preistorica si trovano in varie località: Tre Fontane, Poggio Rosso, Fontana di Pepe, Orto del Conte, Marmo, Cafaro. Sulla sommità del monte Castellaccio, e sulle pendici, verso il fiume Simeto, vi sono resti di cisterne antiche. In contrada Bella Cortina, nella valle del Simeto, esistono i ruderi di terme romane. Sulle colline di Pietralunga sono stati scoperti oggetti ceramici di età Neolitica, del Bronzo ed oltre. Al confine fra Paternò e Centuripe vi sono resti di una civiltà millenaria, Contrada Poira. Al confine del territorio di Paternò con quello di Santa Maria di Licodia esistono i resti di una civiltà siculo-greca (Civitas). A Pietralunga vi è la famosa coscia del Ponte romano che serviva per attraversare il fiume ed era importante nella via del commercio del grano che attraversava la Valle del Simeto».

Prima accennava ad una dimensione culturale che trascende il locale, di livello internazionale...
«Certamente. In Australia, a Sidney, vi è un reperto ceramico esposto al museo esposto con la targhetta 'Sicily-Paternò'. Ancor più importante il prestigioso spazio che hanno avuto alcuni tesori di Paternò nella mostra del 1996 a Palazzo Grassi a Venezia. Vi furono esposti 4 pezzi di argento catalogati come 'Tesoro di Paternò', reperti databili dal 375 al 365 a.C., pervenuti al Museo statale di Berlino da Paternò nel 1909».

Può raccontarci la storia di questo 'tesoro'?
«A scoprire casualmente il tesoro sulla Collina, l'acropoli di Paternò, fu una signora che credeva che il tesoro appartenesse alla regina Bianca di Navarra. Si scoprì dopo che i preziosi erano di epoca greco-romana. Solo alcuni di questi pezzi finirono al museo di Berlino. Alcuni pezzi sono stati venduti da antiquari siciliani a mercanti di Parigi o forse Monaco. Ma ovviamente è difficile avere certezze in questi ambiti».

Quali sono state le fasi più importanti sul piano storico di Paternò?
«Paternò e la Valle del Simeto, grazie alla ricchezza delle acque, alla fertilità del suolo, sono state decisamente importanti nel periodo greco-romano. Ma il periodo di massima importanza Paternò lo raggiunse nel periodo medievale. Sul piano storico e strategico-militare fu fondamentale per i normanni, e furono proprio i normanni a far crescere Paternò su molti piani: culturale, religioso, economico e sociale. Sul piano economico e sociale, va detto che già nel periodo arabo Paternò-Batarnù veniva indicata fra le 30 città più importanti della Sicilia. Gli arabi influirono positivamente sul piano dello sviluppo agricolo e dei sistemi di irrigazione. Paternò crebbe molto nel Duecento, nel periodo svevo, l'economia si sviluppò anche sul piano commerciale. E sul piano culturale toccò delle vette alte».

L'Oasi di Ponte barca a Paternò

Paternò viene definita città delle regine. Anche questo ha contributo alla sua crescita nel Medioevo ed in fasi successive?
«Paternò, come altre importanti realtà siciliane, faceva parte della camera reginale. Questo faceva sì che molte regine affascinate dalla bellezza dei luoghi si trasferissero e vivessero per dei periodi anche nel castello normanno-svevo. Emblematico è in questa ottica il profondo rapporto di Bianca di Navarra con Paternò. Con la regina Bianca siamo già nel Quattrocento. Venne ad abitare più volte nel castello di Paternò, dove l'11 novembre del 1405 approvò l'atto feudale più importante della storia della città, cioè gli 87 capitoli delle Consuetudini di Paternò che sottoscrisse di proprio pugno, firmando la Reyna in calce alla pergamena. Diversi studiosi hanno messo in evidenza la modernità sul piano del diritto civile di questo codice. Vi si trovano anche disposizioni volte a difendere i piccoli possessori di fondi agricoli. A proposito di Bianca di Navarra, per collegare passato e presente, vorrei ricordare la bella ed originale scultura realizzata dal giovane artista Pier Manuel Maria Cartalemi, allievo del grande artista Barbaro Messina. Cartalemi l'ha realizzata e donata alla città. L'arte è un modo essenziale ed efficace per far rivivere la memoria storica. Tornando al passato, Paternò continuò a crescere e raggiunse sul piano economico-sociale punte alte nella prima metà del Cinquecento, era allora sotto il dominio dei Moncada che proprio con Paternò ottennero il principato. Paternò subì molto la crisi del Seicento. Un altro periodo molto positivo fu invece la seconda metà del Settecento, in quel periodo fu realizzata la monumentale scalinata tardo-barocca che porta alla Chiesa Matrice”.

Nel patrimonio storico-architettonico-monumentale della città hanno un ruolo molto importante le chiese. Quali le più importanti?
«Ogni chiesa ha una valenza culturale e simbolica importante perché è il frutto di un determinato contesto storico e religioso. In una intervista è impossibile citarle tutte. Dalla chiesa d'impianto normanno della Gancia, che ha avuto diversi interventi architettonici successivi così come è accaduto per la Matrice, dalla ex chiesa di San Francesco alla chiesa di Cristo al Monte, vi è una pluralità di stili che mostrano una notevole ricchezza storica, religiosa e culturale. Fuori dalla Collina vi sono tante altre belle chiese, per ragioni di spazio cito quella dedicata alla patrona Santa Barbara, che oltre allo splendido aspetto architettonico è molto rilevante sul piano spirituale e religioso. E rappresenta una parte fondante dell'identità culturale della città. Nel Cinquecento la città iniziò ad espandersi ai piedi della Collina storica. Il nuovo centro urbano ha nella piazza Santa Barbara e nella Piazza Indipendenza il suo cuore».

Sito archeologico romano attaccato alla Chiesa di Cristo al Monte

La storia è fatta anche dalle tradizioni popolari, dalle manifestazioni culturali. Quanto era importante il Carnevale di Paternò?
«Sulle tradizioni popolari ho scritto diversi libri, vanno recuperate. Senz'altro nel periodo contemporaneo, nel Novecento, Paternò ha avuto una delle sue eccellenze nel Carnevale. Nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale era così importante che il regista Ermanno Olmi scelse la manifestazione carnascialesca paternese per girare alcune importanti scene del suo film 'I fidanzati'. Quella manifestazione era il simbolo di una città che cresceva molto negli anni '50 e '60 e parte degli anni '70. Era una città che progrediva e manteneva la propria identità di comunità. Poi è iniziato un periodo di declino socio-economico con la crisi dell'agrumicoltura. Le classi dirigenti non hanno saputo rilanciare adeguatamente il settore né puntare ad altri comparti produttivi. Ed hanno smarrito anche la capacità di saper mantenere ad alti livelli manifestazioni quali il Carnevale oppure sul piano cultural-musicale un evento quale Roccanormanna. Eppure la città ha continuato a produrre talenti, persone che si sono affermate nell'economia, nella cultura, nell'arte, nelle professioni».

Una storica immagine del Carnevale di Paternò del 1957

Qual è il limite di Paternò?
«Non sa fare squadra. Soprattutto a livello di classi dirigenti e non mi riferisco solo alla politica. Noto però segnali di inversione di tendenza, soprattutto fra i giovani. E fra gli intellettuali ed artisti vi sono protagonisti che portano positivamente Paternò in Italia e nel mondo. Ed è un buon segno. Nonostante la mia età, sono nato nel 1939, non perdo la speranza di assistere ad una vera rinascita di Paternò».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 29 settembre 2017
Aggiornato il 06 ottobre 2017 alle 23:47



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