C’era una volta Paternò… Tradizioni, leggende e credenze oltre i confini della realtà

Libri e Fumetti Con "Paternò arcana" (Algra editore), Giorgio Gaetano Ciancitto e Mario Cunsolo fanno rivivere le storie ed i miti del territorio dominato dalla "Collina storica" della cittadina al centro fra l'Etna ed il Simeto. Gli autori sanno spaziare nel tempo, concentrandosi su storie del XVI e XVIII secolo. Partono da eventi storici e poi in maniera letteraria indagano leggende, miti e fantasmi di un territorio

Una nuova chiave di lettura per raccontare la storia di Paternò, o meglio per narrare le storie e leggende di uno dei luoghi centrali della fertile Valle del Simeto. Un territorio ricco di storia e di storie dove già 4-5000 anni fa vi erano insediamenti e villaggi. L’obiettivo del libro di Giorgio Gaetano Ciancitto e Mario Cunsolo, “Paternò arcana” (pubblicato da Algra Editore e di recente presentato nella città patria delle arance rosse)  è quello di far rivivere le storie ed i miti del territorio dominato  dalla “Collina storica“.  

Gli autori sanno spaziare nel tempo, concentrandosi su storie del XVI e XVIII secolo. Partono da eventi storici e poi in maniera letteraria indagano leggende, miti e fantasmi di un territorio. Ritengono che “può essere un modo originale e divertente per stimolarne la riscoperta, facendo leva sul fascino che da sempre il mistero ha esercitato sull’essere umano. La nostra città è una terra impregnata di narrazioni che travalicano i confini della realtà rendendo inquietanti i luoghi quotidiani: case e castelli si animano di spiriti vaganti di donne e uomini di altre epoche, vittime forse di sorprusi e rivolte spesso legati a fatti di sangue. Il cupo periodo dell’inquisizione aleggia sulla città e rivive nella storia della nostra concittadina Diana Rosso, messa al rogo il 19 maggio 1549 a Palermo; il fantasma di Giovanna Eleonora Di Luna, che si precipitò dalla rupe ‘a levante del colle’ a seguito della morte del figlio, riappare in spirito e dolore per ripetere incessantemente il suo gesto disperato; il frate Michele Moncada, dopo la morte avvenuta nel 1765, venne visto più volte inginocchiato ai piedi della croce nel Convento dei Cappuccini”.



Ne nasce un’antologia di racconti, le vicende vengono rielaborate in chiave letteraria. Diventa un itinerario cultural-antropologico nei miti, un viaggio nei luoghi attraverso la riscoperta di tradizioni popolari, leggende e credenze. Non vi è l’impostazione classica della ricostruzione storica ma una visione della letteratura che punta a cogliere il senso delle cose, che gioca con il verosimile e la reinvenzione creativa con l’obiettivo di cogliere lo spirito dei popoli. Gli autori che hanno condiviso assieme la creazione e lo sviluppo nel tempo del “Memorial Mariano Ventimiglia” (artista importante del Novecento la cui memoria tengono in vita con dibattiti ed eventi artistici) da lustri sono impegnati nell’ambito culturale, con passione civica. Sul piano della formazione culturale hanno delle storie diverse, Ciancitto è più high-tech, ma hanno saputo fare sintesi nell’impegno con la loro associazione culturale e (cosa più difficile) hanno trovato una certa armonia nella fusione dei loro stili di scrittura. Il loro è chiaramente un incipit, possono affinare meglio il loro stile, hanno margini di miglioramento, ed hanno anche la mentalità giusta. Poiché si pongono con l’umiltà di chi ha iniziato un percorso e vuole svilupparlo con lo studio e la ricerca.

La collina storica di Paternò

Letteratura, hi-tech e scoperta dei luoghi. Come è spiegato nella prefazione: “L’idea di questa raccolta nasce da una collaborazione con “Affittacamere Palazzo Galifi”, realizzatore di un upgrade sul sito internet istituzionale, che attraverso le nuove tecnologie offre ai propri utenti percorsi guidati e informazioni sulle leggende e i misteri delle regioni d’Italia. Non si tratta della solita ‘app turistica’ ma di uno strumento per la scoperta della vera anima della città attraverso la geolocalizzazione dei luoghi di interesse arricchita da audio racconti inediti in grado di coinvolgere il viaggiatore in una esperienza sensoriale unica ed emozionante. L’implementazione informatica sul nostro territorio, viene realizzata attraverso gli audio racconti che la compagnia Batarnù inserisce all’interno del percorso turistico culturale relativo a Paternò. Altro importante partner è il circolo letterario ‘Pennagramma’, nato dall’incontro di diversi scrittori emergenti e professionisti, che, accomunati dalla voglia di mettere insieme i diversi stili letterari e le diverse sensibilità, hanno accolto la proposta di ridare respiro alle leggende creando racconti, in cui i personaggi prendono corpo e si muovono, nei luoghi storici e simbolici della nostra città. Un particolare ringraziamento va al periodico locale ‘Zona Franca’ che da diverso tempo stimola i propri lettori attraverso una rubrica in cui vengono riportate alla luce leggende e storie paternesi fornendo preziose indicazioni storiche e culturali”.

Clicca sull’immagine e entra nella sezione paternò arcana di Palazzo Galifi

Tornando alle storie del libro, molto interessante è il racconto incentrato sulla contessa Giovanna Eleonora di Luna, moglie del conte Antonio Moncada. Si è nella fase iniziale del Cinquecento, il periodo dell’Umanesimo. Ciancitto e Cunsolo riprendono “un episodio della storia di Paternò poco conosciuto e ammantato di leggenda”. Partiamo dalla vicenda storica, “la giovane figlia di Sigismondo di Luna, conte di Caltabellotta, viene data in sposa ad Antonio, rampollo della famiglia dei conti di Adernò; dei quattro figli avuti dalla coppia, che visse a lungo sulla collina di Paternò, l’ultimo, Francesco, acquisirà per primo il titolo di Principe di Paternò, grazie anche al fatto che il Conte Antonio, fedele al Vicerè in un’epoca di sollevazioni e congiure, farà carriera divenendo Capitano d’Armi per tutta la Val di Noto”. Il punto è che i documenti storici non permettono una ricostruzione chiara di Giovanna Eleonora, vi sono poche notizie. News che invece non mancano sul fronte della leggenda legata al suo personaggio. E qui vengono in aiuto i racconti popolari, tramandati di generazione in generazione. Secondo la leggenda “la contessa in seguito alla morte del figlio piccolo, caduto dalla culla per la rottura dei lacci che la sorreggevano, disperata, si precipitava dall’alta rupe, a levante della collina, lì dove oggi sorge il Santuario della Consolazione, restituendo così l’anima a Dio. Da allora, il fantasma della donna, tutte le sere, rientra per una finestra del Castello, cercando la culla e le spoglie dell’infelice suo bambino, e poi ritorna inconsolata, all’apparire dell’alba, sulla stessa rupe, testimone di pietra, posta a narrare eternamente quella tragedia”.

Clicca sulla foto e leggi e ascolta la storia di Giovanna Eleonora Di Luna

Va specificato che gli storici “ricordano l’esistenza del corpo mummificato di Donna Giovanna, conservatosi sui luoghi fino ai primi del ‘900, quando, ritrovato da alcuni ragazzi presso i ruderi del Convento di San Francesco, venne lanciato dentro al pozzo ancora esistente al centro del chiostro, distruggendo la teca che lo conteneva e disintegrandolo; fu così che i poveri resti della Contessa Donna Giovanna Eleonora de Luna, Signora di Paternò dal 1510 al 1531, proprio come la memoria della sua vicenda, finirono in un pozzo buio, e lì, a quanto pare, restano ancora oggi”.

Dalla storia alla narrativa, il modo in cui Ciancitto e Cunsolo fanno rivivere il personaggio è tutto da leggere e da scoprire. Stessa cosa per un altro degli “arcana di Paternò”, uno dei misteri più complessi delle tradizioni popolari locali, ovvero le “Streghe”. Vi sono infatti molti racconti popolari con loro protagoniste. Storie di drammatiche persecuzioni, che si spiegano con la presenza della Santa Inquisizione e del suo insediamento forte in Sicilia. “Nel registro dell’Inquisizione Siciliana, sono presenti uomini e donne paternesi tacciati di stegoneria e puniti secondo colpa, molti di questi erano ebrei; una donna paternese della quale abbiamo trovato traccia si chiamava Diana Rosso, che venne condotta a Palermo e lì, nel Piano della Loggia, davanti alla folla intervenuta, bruciata viva: era domenica 19 maggio 1549”.

Clicca sull’immagine e leggi e ascolta la storia delle streghe di Paternò

Dalla storia alle leggende popolari. Una di queste lega tradizioni popolari e miti. “Le streghe che ogni venerdì, catapultandosi come furie dal vulcano Etna, luogo della loro dimora, si riunivano intorno a un tiglio in zona Piano Cesarea, per incontrare il Demonio, celato sotto le spoglie di un capro; ciò avveniva nei giorni di bufera e nelle notti di tregenda, quanto più infuriavano gli elementi, lampi, tuoni, scriosci di pioggia e rovesci di grandine, tanto più le acute strida delle streghe crescevano di intensità fino a sovrastare la furia scatenata delle intemperie. Dopo averlo salutato con l’osculum infame cominciavano a danzare e a banchettare con vivande succulente e carne di bambini… alla fine il demonio spariva e le streghe si trasformavano in venti, lasciando sul posto cenere e sporcizie”.

E come in un giallo noir con un vivace ritmo cinematografico, si susseguono nei racconti suspence e colpi di scena. E non chiedeteci il finale dei diversi racconti, lo si scopre solo leggendo…

La scalinata settecentesca, sullo sfondo la Chiesa Matrice di Paternò



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