Il coronavirus non ferma la Frida Khalo di Pamela Villoresi: «In diretta web la resilienza delle donne»

Teatro L'attrice pratese, direttrice dello Stabile palermitano, torna in scena con "Viva la vida"- che dal 6 all'8 marzo sarà trasmesso in streaming su Youtube - rilettura di Gigi Di Luca della figura dell'immensa artista messicana così come era stata raccontata da Pino Cacucci nell'omonimo libro. Con lei in scena Lavinia Mancusi nei panni di Chavela Vargas e la body painter Veronica Bottigliero: «Rispetto al libro non c'è Diego Rivera. Quello che viene fuori da “Viva la vida” è una forza femminile straordinaria di resistenza e resurrezione». Altre repliche a Marsala, Enna e Caltanissetta

Il Teatro Biondo di Palermo comunica che, in ottemperanza al DPCM del 4 marzo 2020, riguardante le misure per il contrasto e il contenimento sull’intero territorio nazionale del diffondersi del virus COVID-19, le attività di spettacolo sono sospese fino al 3 aprile 2020. Quanto prima comunicheranno le modalità di recupero o di sostituzione.

Lo spettacolo “Viva, la Vida” dal 6 all’8 marzo sarà trasmesso in streaming dal vivo sul canale Youtube @TeatroBiondo  dalle ore 17 alle ore 22. Ogni giorno una replica dal vivo dalle 17 in poi, e la possibilità fino alle 22 di vedere la replica della giornata. Ogni giorno in sala uno spettatore per rappresentare simbolicamente il rapporto con il pubblico. Venerdì 6 sarà il sindaco Leoluca Orlando, sabato 7 la fotografa Letizia Battaglia. In seguito lo spettacolo resterà on demand sulla pagina Youtube del teatro.

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“Due incidenti ho avuto nella vita, uno sei tu”, così inizia “Diego e io“, la canzone che Brunori Sas ha dedicato all’amore tormentato tra Diego Rivera e Frida  Kahlo, lui il più grande muralista del Messico, lei la più grande pittrice al mondo. Prima d’incontrare Diego, Frida – affetta già da spina bifida – fu vittima di un terribile scontro fra l’autobus, che dall’Escuela Nacional preparatoria la portava a casa, e un tram. La colonna vertebrale le si spezzò in tre punti, riportò ferite gravi in tutto il corpo, sfiorò la morte ma ritornò alla vita, seppure costretta per lungo tempo a letto.

Fu così che nacque l’artista, nei suoi quadri dipingeva le radici della cultura precolombiana che s’incontravano con la sofferenza delle operazioni subite, dell’impossibilità di avere figli, dei numerosi tradimenti del marito, in un percorso che toccò anche la sfera surrealista. Pamela Villoresi vestirà i panni (e il corpo) di Frida Kahlo nello spettacolo “Viva, la vida” con la regia di Gigi Di Luca, che stasera debutta alla Sala Strelher del Teatro Biondo di Palermo (replica in tre tranche fino al 10 maggio). Abbiamo colto l’occasione per farci raccontare dall’attrice pratese, su Rai1 in questi giorni con Don Matteo 12, le difficoltà d’interpretare una figura storica di così grande rilievo, dei lavori con Strehler e di questo primo anno alla direzione del Biondo

Pamela Villoresi è Frida Khalo in “Viva la vida”

È il 2019 quando “Viva la vida” debutta per la prima volta al teatro di Napoli. Oggi lo spettacolo arriva al Biondo di Palermo, dove sono previste una serie di date fino a maggio. Com’è nata l’idea di portare in scena la vita dell’artista messicana?
«Ho già lavorato con Gigi Di Luca in altri spettacoli come “Memoria di una schiava”, “Nata sotto una pianta di datteri”, “La nuotatrice”, tutte esperienze forti. Non è un regista convenzionale, ha idee spiazzanti e mi ha sempre costretto a uscire dal mio mestiere per rimettermi in gioco, quindi lavoro volentieri con lui. Quando l’anno scorso mi chiamò per “Viva la vida” inizialmente ebbi qualche dubbio, perché la figura della Kahlo è stata molto inflazionata nell’ultimo periodo. Gigi mi disse che avrebbe dato allo spettacolo un taglio particolare partendo dal libro di Pino Cacucci, che, in effetti, è molto bello, così mi convinse.

Gigi Di Luca

Di Luca oltre ad aver curato la regia, ha anche adattato il testo. Quali cambiamenti ha apportato al monologo di Cacucci “¡Viva la vida!” edito nel 2010 da Feltrinelli ? «Lo spettacolo è focalizzato sugli ultimi giorni di vita di Frida, come se fosse un commiato. Rispetto all’opera di Cacucci abbiamo messo in secondo piano la figura di Diego Rivera per raccontare quest’ultima bellissima storia d’amore con Chavela Vargas, cantautrice della Costa Rica naturalizzata messicana. Omosessuale, la Vargas, lasciò la sua terra d’origine per vivere liberamente a Città del Messico, che all’epoca era una grande metropoli. Molto più giovane di Frida – morirà quasi 50 anni dopo – fra le due si creò un rapporto molto bello».

A dividere il palcoscenico con lei ci sono la cantante Lavinia Mancusi e la body painter Veronica Bottiglieri.
«Sì, Gigi ha voluto in scena una bravissima, Lavinia Mancusi, che esegue dal vivo tutte le canzoni della Vargas e poi c’è Veronica Bottigliero la quale oltre a dipingere sul mio corpo i quadri di Frida interpreta anche la morte, la Pelona, che dall’incidente in avanti è stata compagna inseparabile nella vita dell’artista. 

“Viva la vida”, Pamela Villoresi, Lavinia Mancusi e Veronica Bottiglier0

Che tipo di spettacolo vedrà il pubblico?
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È uno spettacolo, come sempre quelli di Gigi Di Luca che partono sì da una storia, molto spesso anche vera, per diventare universali. Quello che viene fuori da “Viva la vida” è una forza femminile straordinaria di resistenza e resurrezione. Il dolore fisico di Frida causato dall’incidente, dalle trentatré operazioni subite, dalla mutilazione o l’emarginazione di Chavela sono alla base della loro forza, entrambe sono riuscite a trasformare una situazione di svantaggio in un’occasione di rinascita. Non dimentichiamo che Frida cominciò a dipingere nelle giornate eterne in cui non poteva muoversi dal letto e che Chavela sviluppò una sensibilità straordinaria, grazia alla quale si esibì in giro per il mondo anche ultranovantenne. Questo spettacolo piace a tutti, ma le donne ne escono sicuramente fortificate».

“Viva la vida”, Villoresi e Bottiglier0

Chavela Vargas fu una grande personalità, omosessuale in un paese cattolico e tradizionalista in una prima fetta di Novecento in cui le donne dovevano ancora trovare il loro posto nel mondo.
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Assolutamente sì, Chavela scrisse molte canzoni per le donne che amava, non come tanti cantanti d’oggi che pur essendo omosessuali fanno finta di dedicare le loro al sesso opposto. Ne la “Macorina” ad esempio cantava “Ponme la mano aqui, Macorina” senza lasciare troppi dubbi sul significato. Insomma una donna come tante altre, straordinariamente coraggiosa».

Nei suoi ultimi giorni di vita Frida Kahlo scriveva “Mi auguro che l’uscita sia allegra e spero di non tornare mai più”. Quali sono state le difficoltà più grandi nella costruzione di un personaggio tanto complesso?
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È stato un vero bagno di dolore, certi giorni interrompevo le prove perché non ce la facevo più. Non era la stanchezza fisica a fermarmi ma quella psicologica. Tra l’altro ho vissuto da vicino la sofferenza di due carissime amiche canottiere. Io da anni pratico canotaggio anche qua a Palermo, anzi qualche giorno fa mi hanno chiesto di fare una gara, però a sessantatré anni non voglio abusare del mio fisico visto che di pomeriggio sono in scena. Insomma la mia amica Paola Protopapa, una campionessa olimpica di canottaggio qualche anno fa è rimasta coinvolta in un incidente, nel quale una macchina le ha portato via lo sportello dell’auto e il gomito. Dopo questo evento non si è fermata, vincendo per ben tre volte le Paralimpiadi e i Mondiali. Paola è una di quelle donne come Frida che sa cos’è la resilienza, anche se questo è un termine abusato, ma che in questo caso è perfettamente calzante. L’altra mia carissima amica un giorno era in moto, una macchina ha girato in un senso vietato e lei è stata catapultata sulle auto in sosta rimanendo paralizzata dalla vita in giù. Tutto questo accadeva poco prima di iniziare le prove dello spettacolo, per cui è come se avessi portato quel dolore che vivevo la mattina in ospedale con lei qui dentro».

È stato anche catartico?
«In un certo qual modo sì, però anche molto faticoso». 

Pamela Villoresi in “Viva la Vida”

In occasione del debutto siciliano il Teatro Biondo ha organizzato altre attività legate alla figura di Frida Kahlo.
«Domenica 8 marzo saremo al museo Salinas, dalle 12 alle 17, con la performance “Frida per la pelle” durante la quale cinque body painter dipingeranno altrettanti modelli ispirandosi alle opere dell’artista messicana, intanto che la Lavinia Mancusi suonerà le canzoni di Chavelas. Ci tengo inoltre a ricordare che lo spettacolo toccherà altri centri siciliani come Marsala, il 17 marzo al Teatro Sollima, Enna, il 19 marzo al Teatro Garibaldi, e Caltanissetta, il 20 marzo al Regina Margherita». 

Cambiamo argomento, il camerino per un attore è rifugio, il ponte tra persona e personaggio. Nel suo che cosa non può assolutamente mancare?
«L’acqua corrente (scoppia a ridere)!. No, io non sono né feticista né superstiziosa per cui non ho oggetti particolari con me. Quando avevo i bambini piccoli ero sempre di corsa e mentre i miei colleghi avevano nel camerino le fotografie, i fiori, i trucchi io mi portavo dietro il minimo indispensabile, che infilavo in un sacchetto del supermercato. Questa cosa mi è un po’ rimasta per cui l’importante per me, soprattutto in questo spettacolo, è che possa fare una doccia seria di almeno un quarto d’ora per mandare via tutto il colore visto che sono dipinta dal mento in giù».

“Viva la vida”, Villoresi e Mancusi

Parlando di forza delle donne non posso fare a meno di citare due donne che hanno avuto un rapporto speciale con Palermo: Pina Bausch, che nel 1989 portò in scena al Biondo “Palermo Palermo” ed Emma Dante che ha esportato ovunque la palermitanità del suo teatro.
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Dopo l’esperienza con palermoWpalermo, il film tratto dalle registrazioni di diverse esibizioni dello spettacolo “Palermo Palermo” quest’anno nascerà una nuova performance, delle quale ancora non sappiamo il titolo, che vedrà una collaborazione tra gli artisti siciliani e i danzatori del Tanztheater Wuppertal e della Pina Bausch Foundation. Per quanto riguarda Emma siamo e rimarremo il suo punto di riferimento produttivo. Oltre che una stima reciproca da un po’ di tempo ci lega anche una bella amicizia. Non solo però, allargheremo il nostro parterre d’artiste anche con altre figure internazionali come Nina Brooke».

La nostra isola ha il primato di avere alla direzione dei suoi principali teatri di prosa donne forti e intraprendenti. Lei e Laura Sicignano collaborerete nei prossimi anni?
«Assolutamente sì, ci incontreremo proprio giovedì 5 marzo per siglare le prossime due coproduzioni e fare un ragionamento più completo rispetto al prossimo triennio. Sono certa che da questo rapporto trarremo tutti giovamento». 

Laura Sicignano, direttrice artistica del Teatro Stabile di Catania

Non solo donne ma anche grandi uomini. Lei è stata diretta in diversi spettacoli da Giorgio Strehler. Qual è stato il suo più grande insegnamento?
«Diciamo che quando si lavora con un genio assoluto poi s’incontrano professionisti, che per quanto bravi sono però un’altra cosa. Le chiavi di questo mestiere le ho imparate da lui: umiltà, comprensione, studio dell’autore, dell’epoca, del testo, del personaggio, ma soprattutto la capacità di lasciarsi andare al grande gioco artistico senza aggrapparsi mai alla convenzione, alla banalità, all’intonazione preconfezionata mettendosi in gioco, sempre e comunque. Il ruolo di direttrice mi piace, la mia carriera mi ha dato molto e penso che sia arrivato il momento di passare un po’ il testimone. In questo senso Giorgio è stato un esempio alla rovescia, cioè un artista sublime che però non ha lasciato eredi, il Piccolo Teatro dopo la sua morte è passato ad altre famiglie e artisti lasciando fuori tanti. Per chi come me aveva anche altri giri di lavoro non è stato gravissimo, ma tanti attori sono morti fuori dal loro teatro e questa è una cosa terribile. Sono, però, molto felice di portare a Palermo un po’ della sua eredità».

Si riferisce allo storico “Arlecchino servitore di due padroni” che sarà in scena al Biondo dal 7 al 10 aprile?
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Non solo, anche “L’isola degli schiavi” che metteremo in scena nella prossima stagione. Oltretutto è nella storia del Biondo, Pietro Carriglio adorava Strehler, veniva spesso alle prove a Milano, quindi mi fa piacere che questo straordinario Maestro tramite me possa arrivare qui». 

Giorgio Strehler e il suo celeberrimo “Arlecchino servitore di due padroni” di Goldoni

Prerogativa della sua direzione è un Biondo fuori dal Biondo. Ci fa un bilancio di questo primo anno alla testa dello Stabile palermitano?
«Abbiamo 1400 abbonati in più, grazie alla convenzione con l’Università abbiamo 100 nuovi tirocinanti. Dall’anno prossimo la scuola di recitazione diventerà il primo corso di laurea in Italia associato al Dams, direi che sono risultati importanti. Inoltre facciamo molti laboratori per amatori e non solo, dall’anno prossimo in collaborazione con l’assessorato alla Pubblica Istruzione ne attiveremo alcuni anche negli asili nido, oltre a quelli che già facciamo nelle scuole. Sono previste coproduzioni con l’Africa, collaboriamo con il Brass Group, Gli amici della musica e l’Orchestra sinfonica. Beh, possiamo dire di aver buttato giù i muri del teatro proprio come ci eravamo prefissi con il sindaco Leoluca Orlando».

Emma Dante

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