martedì 17 settembre 2019

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Milena Privitera: «Il Grand Tour della Sicilia vista dalle donne»

Libri e fumetti

La giornalista e scrittrice taorminese ha pubblicato con Algra Editore "La Sicilia nel cuore", il racconto di 15 viaggiatrici che dall'Inghilterra o dall'America approdavano nell'arcaica Trinacria, tra Otto e Novecento: «Sono donne indipendenti e sicure di sé ma non tutte, però, hanno saputo gestire al meglio l’impatto con una realtà così controversa»


di Laura Cavallaro

In tanti hanno raccontato le bellezze e le infinite contraddizioni della Sicilia, solo pochissimi autori, però, si sono concentrati sulle sensazioni che l’Isola ha suscitato nell’animo femminile. Fra questi la giornalista e scrittrice Milena Privitera, che nella sua ultima fatica, “La Sicilia nel cuore” (Algra Editore), ripercorre attraverso la vita di quindici donne, realmente vissute fra Otto e Novecento, un Grand Tour tutto in rosa. Viaggiatrici che dalla progredita Inghilterra o dall’America approdano nell’arcaica Trinacria, con le sue regole sociali, i suoi riti e le sue tradizioni. Un luogo in cui lo sguardo si perde sugli agrumeti in fiore, sui solidi templi costruiti dai greci; dove è intenso il profumo del mare e la sciara ruvida e scura incontra la candida neve adagiata sulle vette dell’Etna. Una raccolta di racconti che vuole restituire dignità storica all’altra metà del cielo, esaltando il valore della nostra Terra e del concetto di viaggio.

Abbiamo incontrato la sua autrice per farci raccontare com’è nata l’idea di questa preziosa gemma letteraria. «In molti hanno scritto o raccontato della nostra Terra: Johann Wolfgang von Goethe; Oscar Wilde, David Herbert Lawrence, il barone von Gloeden, – spiega Milena Privitera – tutti autori stranieri ai quali sono particolarmente grata, data la mia formazione. Mi sono sempre chiesta, però, se a quel tempo viaggiassero solo gli uomini. Per dare una risposta a questa domanda ho cominciato a spulciare le biblioteche inglesi e americane allo scopo di sapere se qualche donna avesse lasciato memorie in merito. Ed effettivamente ho trovato molti diari, lettere e scritti di viaggiatrici che con molta difficoltà sono arrivate in Sicilia. Volevo raccontare l’isola vista attraverso gli occhi di queste donne».

Milena Privitera

Donne che sono per lo più benestanti e che vengono da città all’avanguardia rispetto alla nostra terra, a quel tempo, selvaggia e incontaminata.
«Le protagoniste del racconto sono donne indipendenti e sicure di sé anche se hanno vissuto all’inizio del XIX e del XX secolo. Non tutte però hanno saputo gestire al meglio l’impatto con una realtà così controversa, penso ad esempio alla nipote dell’ammiraglio Nelson, Charlotte Mary, la quale nonostante amasse molto la nostra isola ha dovuto fare i conti con modi di vivere diversi da quelli a cui era abituata. A differenza di Emily Lowe ed Emelia Russell Gurney, le quali sono state in grado di amare e accettare la Sicilia in toto. In questo senso, credo che molto sia dipeso dalla provenienza, dall’educazione e dal carattere di ciascuna».

“La Sicilia nel cuore” ha un’impronta fortemente femminista, aspira a diventare un manifesto a sostegno della libertà delle donne?
«Non ho vissuto in prima linea le proteste degli anni perché a quel tempo ero solo una ragazzina. Ritengo tuttavia che dobbiamo continuare a combattere per salvaguardare i nostri diritti di donne. In questo senso quindi parlerei più di un manifesto femminilista che femminista».

Charlotte Mary Nelson Bridport

Di certo non era consuetudine a quel tempo incontrare esploratrici solitarie. Oltre alle maldicenze, infatti, si rischiava anche la vita, basti pensare a Marianne North, costretta a travestirsi da uomo per raggiungere incolume l’Hotel Timeo di Taormina.
«Di questi fatti ne ho riportati solo alcuni, anche se in molte scrissero di essersi sentite osservate con insistenza dagli abitanti del luogo. Era pur sempre il 1800, le strade in Sicilia erano trazzere che si percorrevano in carrozza o a cavallo, vedere delle donne da sole destava scalpore. Non erano di certo tempi facili».

In questo senso gli hotel rappresentavano una sorta di oasi tra la frenesia delle città europee e americane e i piccoli borghi siciliani?
«Gli alberghi di Taormina, Siracusa, Palermo e Agrigento avevano di certo una visione più aperta verso i turisti e le loro ospiti soprattutto perché creavano economia nelle città. Era naturale quindi che le viaggiatrici li considerassero un po’ come casa loro».

Emelia Russell Gurney

È davvero interessante il pastiche letterario che utilizza nel testo e che mette insieme diversi stili.
«Ho voluto riprendere il modello di scrittura originale delle autrici, utilizzando pagine dei loro diari o epistole. Nei casi in cui non avevo documenti originali, invece, ho optato per l’uso della terza persona. Indubbiamente il lavoro più complicato è stato la ricerca di fonti, alla fine per la stesura del libro ho preferito una scrittura di getto della quale per alcuni versi mi pento. Forse avrei potuto trovare una rifinitura stilistica migliore, chissà».

A eccezione della divisione in due parti, il testo non presenta una struttura preordinata.
«Infatti, non mi interessava un lavoro di questo tipo. Ci sono alcune pagine narrate e altre di stampo epistolare, sono sempre stati i personaggi a suggerirmi la via da percorrere».

La quasi totalità delle storie invece presenta un finale aperto.
«È una scelta totalmente voluta. A differenza del romanzo, il racconto deve lasciare spazio alla fantasia del lettore, inoltre, non escludo più avanti di riprendere e completare qualcuno di questi episodi».

Frances Minto Elliot

Tra tutte le straordinarie vicende una delle più toccanti è quella della giovane ebrea, Renate Kuerschner. È stato complicato affrontarla?
«È una storia prettamente taorminese della quale purtroppo non ho trovato alcuna fonte scritta. Mi sono dovuta attenere quindi solo ai racconti, talvolta discordanti, degli anziani del paese. Alcuni, infatti, raccontano che insieme a Renate ci fosse la sua famiglia altri che la giovane fosse insieme a un gruppo di amici. Alla fine ho scelto di usare la prima versione, mi sembrava più interessante raccontare di questa fanciulla che voleva fare ritorno in patria dove avrebbe proseguito la sua vita e gli studi. Un’opportunità che le venne tolta prima dalle leggi razziali del 1938 e poi dalla drastica decisione della famiglia».

La tomba di Renata Kurschner al cimitero acattolico di Taormina


Sebbene il libro sia scritto in italiano, ha inserito diverse frasi in inglese e in siciliano. Come mai?
«Da piccola le mie amiche mi prendevano in giro perché non sapevo parlare in dialetto, mio padre era siciliano ma da giramondo parlava solo in italiano e mia madre essendo romagnola non ha mai voluto imparare il dialetto. Volevo quindi rivendicare la mia sicilianità, ecco perché ho inserito molte frasi in vernacolo. L’inglese invece è un omaggio all’Inghilterra e ai miei studi in lingue».

Al di là della lingua, il libro custodisce al suo interno una nostalgia tutta isolana.
«Non è melanconica ma una nostalgia positiva. Volevo fare passare il messaggio che ci fosse un tempo del viaggio durante il quale scoprire le bellezze del luogo. Un’esperienza lontana dall’idea attuale di vacanza mordi e fuggi».

Julia Kavanagh

Com’è riuscita a coniugare lo spirito di cronaca alla ricerca storica?
«Noi dovremmo amare e combattere per la nostra terra, facendo venire fuori da essa solo cose positive. Ricordo che tempo fa quando andavo all’estero e dicevo di venire dalla Sicilia subito mi si diceva “Ah, Sicilia mafia”. Era un’affermazione che mi faceva innervosire e alla quale prontamente rispondevo “No, Pirandello, Verga”, insomma qualsiasi cosa pur di contrastare quello stereotipo, ecco perché ho unito questi due ambiti».

Oltre ad aver vinto molti premi da diverso tempo organizza a Taormina un caffè letterario, Spazio al Sud, una vetrina per scrittori emergenti.
«Capita spesso che ad avere fortuna siano solo quegli scrittori che al di là del talento hanno alle spalle una grossa casa editrice o un bravo ghost-writer. Ci sono però anche autori molto bravi che scrivono storie meravigliose sulla nostra Terra e sulle nostre radici e sono poco considerati. Con l’”Associazione Arte & Cultura a Taormina” abbiamo voluto creare Spazio al Sud, un caffè letterario che concedesse un’opportunità a tutti i giovani scrittori del meridione. Negli anni ne abbiamo presentati tanti come Paolo Sidoti, Mario D’Agostino, Marisa Sturiale, Cirino Cristaldi, Stefano Amato, Stefano Veroux, Veronica Tomassini, Maria Paola Spurio, Luigi La Rosa, Consuelo Consoli, alcuni dei quali hanno avuto anche grande fortuna».

Com’è stato lavorare con la casa editrici catanese Algra?
«Bellissimo, Alfio e Rossella Grasso sono persone speciali. Quando hanno saputo che stavo scrivendo un testo sulla Sicilia e sul viaggio si sono subito proposti di pubblicarlo. Il libro sta avendo una buona distribuzione, oltre che in libreria, è possibile trovarlo senza spese di spedizioni aggiuntive su Ibs, Mondadori Store e Amazon. Ho saputo inoltre che Alfio ha portato diverse copie a Torino che ha venduto in pochissimo tempo».

Marianne North

Ci sono nel libro molte foto delle protagoniste e dei luoghi, è stata una sua scelta o dell’editore?
«Una scelta mia programmata con l’editore. Volevo delle foto in bianco e nero che mostrassero la Sicilia selvaggia di quel tempo».

Foto d'epoca del Teatro antico di Taormina

Miniera di zolfo di Caltanissetta, foto d'epoca


A quale delle protagoniste del libro si sente particolarmente legata?
«Sicuramente a miss Mabel Frances Hill, non soltanto per la sua triste vicenda ma perché ritengo che Taormina non l’abbia mai valorizzata a dovere, nonostante abbia aiutato generazioni di pescatori e agricoltori oltre a molti sfollati durante il terremoto di Messina del 1908. Non nascondo di essere legata anche ad altre figure come Speranza von Schwarz, una donna non bella ma coraggiosissima o alla stessa Emelia Russell Gurney che ha visto Siracusa con occhi diversi o a chi come Margareth Elizabeth Fountaine ha combattuto per restituire la libertà ai piccoli zolfatari nisseni».

Mabel Frances Hill


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 08 luglio 2019
Aggiornato il 19 luglio 2019 alle 22:14





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