Rosario Russo: «Volevo esaltare le bellezze della Sicilia attraverso gli occhi di chi non l’ha mai vista»

Libri e Fumetti E' il punto di partenza che lo scrittore acese Rosario Russo adotta per "affidare" ad un uomo del Nord, il feltrino Traversa, il difficile caso del delitto di don Mario Spina al centro di "Quattordici spine - La prima indagine dell'ispettore Traversa in Sicilia", edito da Algra. Nuova presentazione editoriale il 22 febbraio ad Acireale

Rosario Russo, scrittore siciliano (anzi sicilianissimo) di gran talento, classe ’86, è nato ad Acireale, sua terra d’ispirazione. Il suo ultimo romanzo Quattordici spine (Algra, 2019), è stato finalista del prestigioso premio letterario siciliano “Kaos Festival”, svoltosi a Sambuca di Sicilia e che ha visto ospiti di alto livello fra cui Nadia Terranova, Salvo Toscano e Lorenzo Reina. Il romanzo, ambientato proprio ad Acireale, è un giallo ricercato e mai scontato. 

Rosario Russo

Il protagonista che tiene insieme le fila dell’indagine è l’ispettore Traversa, appena giunto in Sicilia dal Veneto. Russo, laureatosi in Lettere e Filosofia, dice: «La figura dell’ispettore Traversa è nata nel 2018 in maniera del tutto casuale: un giorno notai il bando di un concorso letterario. Io ero reduce da sei anni di totale inattività e così, dopo averlo visionato attentamente, decisi di rompere il digiuno, cercando di scrivere un piccolo racconto giallo ambientato ad Acireale ed incentrato sul mito di Aci e Galatea». L’idea di far muovere un personaggio forestiero è stata per lui la scelta più giusta per la storia che sentiva di raccontare: «Volevo esaltare le bellezze della Sicilia attraverso gli occhi di chi non l’ha mai vista». Il poliziotto giunto ad Acireale dal Nord aveva visto la luce dapprima in un racconto e solo dopo ha avuto lungo respiro. «Dopo essermi aggiudicato il primo posto a un concorso letterario, proprio con il racconto con protagonista un embrionale ispettore Traversa, i membri della giuria e tutti quelli che lo avevano letto mi esortarono a scrivere ancora su Luigi Traversa, cercando magari di spiegare i motivi del suo trasferimento in Sicilia. Galvanizzato da quel successo inaspettato, mi misi all’opera e in circa sei mesi scrissi Quattordici spine, quello che può considerarsi il primo capitolo ufficiale dell’ispettore feltrino. Sono molto legato a Traversa perché fondamentalmente rappresenta la mia rinascita letteraria, dopo anni di stop».

Ed ecco, quindi, come nasce Quattordici spine. Un efferato delitto sconvolge l’abulica routine quotidiana acese: don Mario Spina, canonico della basilica di San Pietro, viene ritrovato senza vita all’interno della sacrestia, ucciso con decine di colpi d’arma da taglio. Inoltre, da un’antica credenza sono state trafugate le spoglie del maggiore artista locale, Paolo Vasta. L’ispettore Traversa si ritrova a indagare su un delitto a tratti inspiegabile. 

La Sicilia non ha rappresentato per Russo solo un mero sfondo su cui far muovere le sue tribolazioni, ma è la coprotagonista del suo romanzo. Del suo rapporto con le due città in cui vive e che racconta, Catania e Acireale, dice: «La mia percezione nei confronti delle due città è cambiata molto nel tempo, e anche in questo caso, grazie alla letteratura. Per me Catania resterà sempre l’eterna città dei Viceré, con quel fascino barocco decadente che ancora oggi respiro quando passeggio per via Crociferi. Una città dalle diverse anime, con tante ferite aperte che cercano a fatica di risanarsi. Acireale, invece, confesso trattarsi del mio parco giochi preferito. È il luogo dove vivo e che mi dà spunti in continuazione per scrivere nuove storie. O forse potrei dire che la mia condizione di cittadino acese insoddisfatto, mi spinge perennemente a rifugiarmi nella letteratura per tentare di restituirle quella dignità che ormai sta andando sempre più a perdere».

Rosario Russo finalista al Premio Kaos

Rosario Russo è stato anche un calciatore di calcio a cinque, giocando i campionati di serie C1. La sua passione per il calcio, però, si è bruscamente interrotta per un brutto infortunio. La letteratura ha colmato il vuoto, curato le ferite. «La lettura – racconta – è stata la mia medicina. Confesso, tuttavia, che da piccolo la scuola e lo studio erano per me motivo di ansia. Ero, insomma, l’essere più lontano al mondo dalla letteratura. Poi presi in mano Vita dei campi di Verga e mi sono sentito come preso a pugni nello stomaco. Un sussulto al cuore, che spento dall’inattività, è ripartito fortissimo e non si è più fermato. Oggi senza i miei libri non potrei vivere»

Rosario Russo, nel ruolo di portiere con la sua squadra di calcio a 5

Ma non sono solo i romanzi e le storie di fantasia ad affascinarlo. Anzi, Russo è un grande appassionato di storia, soprattutto rinascimentale. Infatti, il suo romanzo d’esordio Il martirio del Bagolaro (Carthago, 2012) è un giallo ambientato nella Sicilia del 1862, con il quale ha vinto il premio AkademonI suoi autori di riferimento sono Calvino, Sciascia e De Roberto, ma ad affascinarlo è anche la nuova scena del noir siciliano, sempre più in auge. «Ci sono autori qui che portano avanti un’idea di genere giallo che apprezzo e che sento vicina. Scrittori che amano il noir e cercano di destrutturarlo per trovare nuovi punti prospettici. Alcuni vengono addirittura dalla mia città come Ambra, Pappalardo, Maimone e altri di poco più lontani come Di Gregorio o Schillaci. Mi fregio della loro amicizia e mi piacerebbe molto unirmi a loro in futuro per creare un collettivo come quello del Mama Sabot, magari sotto la guida del Carlotto di turno, in questo caso un grande autore siciliano. Credo molto nel valore della condivisione, del resto perché, ad esempio, un lettore che legge Ambra non possa leggere anche Russo e viceversa? Il confronto continuo credo sia uno degli strumenti più adatti per migliorarsi e io con loro avrei tanto da migliorare».

Russo incontrerà ancora i suoi lettori il 22 febbraio, alla libreria La Fenice di Catania e il 29 febbraio alla libreria Ubik di Acireale.

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