Lo Stabile di Catania concorre come teatro nazionale

Il dado è tratto. L’Assemblea dei Soci del Teatro Stabile di Catania, riunitasi alle ore 16 negli uffici di via Museo Biscari, ha deciso all’unanimità di concorrere allo status di “teatro nazionale”. Si è trattato di una scelta condivisa, partecipata e – quel che più conta – affermata sul piano istituzionale: come riconoscimento del prestigio dello Stabile etneo e quale attestato di fiducia nei confronti della gestione dell’ente.

Per la Regione Siciliana hanno partecipato il dott. Marcello Giacone, capo della segreteria tecnica dell’Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo (collegato da Palermo in videoconferenza); per il Comune di Catania il vicesindaco dott. Marco Consoli; per la Provincia Regionale di Catania il ragioniere generale dott. Francesco Schilirò, per l’Ente Teatro di Sicilia l’avv. Renato Sgroi.

Il voto unanime dell’assemblea testimonia la forza culturale e artistica che da oltre mezzo secolo, e ancora oggi, rappresenta il Teatro Stabile di Catania, le cui pluripremiate produzioni sono applaudite dal pubblico di tutta Italia e apprezzate dalla critica nazionale più qualificata.

Perciò lo Stabile etneo presenterà la domanda e la documentazione al Ministero dei Beni Culturali. Il presidente del TSC, Nino Milazzo, la ritiene una sfida che sollecita l’impegno culturale e civico di tutta la comunità. Si tratta di una svolta che non è esagerato definire di portata storica.

Infatti, alla luce della radicale riforma del settore dei teatri pubblici, attuata con il decreto firmato lo scorso 1° luglio dal Ministro Dario Franceschini, il Teatro Stabile di Catania – al pari degli altri Stabili italiani – è chiamato ad una decisione di enorme rilievo ed importanza. Il suddetto decreto del Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, entrato in vigore il 19 agosto con la pubblicazione in “Gazzetta ufficiale”, pone in essere una rivoluzione, a ragione definita epocale, già avviata dal Ministro Massimo Bray.

Il nuovo assetto, com’è noto, cancella i Teatri Stabili e introduce invece la distinzione tra “teatri nazionali” e “teatri di rilevante interesse culturale” (tric).

La qualifica di “nazionale” spetterà esclusivamente alle vere e proprie eccellenze; è ambita sia per l’intrinseco prestigio, sia per la maggiore stabilità e capacità produttiva: attraverso il Fus, il Ministero assegnerà più fondi ai “teatri nazionali” che ai tric. Nella riunione odierna, il presidente Milazzo e il direttore Giuseppe Dipasquale hanno illustrato e dimostrato come l’attività del Teatro Stabile di Catania, dal punto di vista organizzativo, produttivo e dell’immagine nazionale, sia pienamente in linea con i parametri richiesti dal decreto in questione (“Nuovi criteri per l’erogazione e modalità per la liquidazione e l’anticipazione di contributi allo spettacolo dal vivo, a valere sul Fondo unico per lo spettacolo, di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163”).

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