L’emotiva e fragile Turandot di Elina Ratiani

Recensioni Bella e convincente l'opera messa in scena al Teatro antico di Taormina lo scorso 3 settembre, a cominciare dalla regia di Enrico Stinchelli, ma la grande rivelazione è stata il soprano georgiano che si è rivelata più di una virtuosa del canto

Quando si pensa a Turandot subito vengono in mente Toscanini e Puccini in una saletta di prova della Scala nel 1924; il grande Toscanini, amico e ammiratore del compositore, voltava le pagine all’uomo in punto di morte che tentava di completare la sua ultima grande opera, di fronte alla quale tutte le altre impallidivano.
Forse per questo Turandot è nel cuore di tutti: perché è il testamento spirituale di Giacomo Puccini oltre che una delle vette musicali del Novecento. Taormina ha goduto lo scorso 3 settembre al Teatro antico di una sua bella e convincente edizione con una produzione Yap Opera davvero coinvolgente, a cominciare dalla regia di Enrico Stinchelli che ha regalato al pubblico una godibile messa in scena con un sapiente suggestivo gioco di ventagli e begli effetti di luci, corredati anche dagli affascinanti e coloratissimi costumi di Franca Squarciapino.

Il soprano Elina Ratiani in Turandot - ph Gattopino

All’orchestra, formata anche da numerosi bravi giovani, James Meena ha impresso il giusto andamento, interpretando con misura una partitura così ricca e complessa e valorizzando la mirabile tavolozza strumentale dell’opera, anche se più che alle raffinatezze emotive e al sottile senso di inquietudine ha preferito dare risalto ad un’accesa aggressività sonora (in omaggio a Stravinskij di cui Puccini fu un appassionato sostenitore?).

Poi la grande rivelazione dello spettacolo, sicuramente il soprano georgiano Elina Ratiani che si è rivelata non solo una virtuosa del canto, ma soprattutto, a dispetto della figura imponente e apparentemente algida, un’interprete emotiva e fragile. Bellissima voce, abile nel fraseggio, dotata di una tecnica impeccabile, ha donato al foltissimo pubblico momenti di grande emozione, delineando una Turandot affascinante e languida. Maria Luisa Lattante è stata una Liù di ottima vocalità, intensa carica espressiva e incantevole grazia, rendendo pienamente nelle pieghe più riposte il personaggio femminile tanto amato dal compositore con una tenera e struggente interpretazione. Marcello Giordani, produttore dello spettacolo, ha interpretato Calaf con pienezza e potenza, non senza emozione e struggimento, soprattutto nel “Nessun dorma” dove il suo canto si è fatto di una bellezza adamantina e commovente.

Sempre bravo e ben istruito dal maestro Francesco Costa il Coro Lirico siciliano, preciso nell’esecuzione e di consistente impatto sonoro.
Una bella Turandot questa Taorminese. Grandi applausi finali e sollievo tra il pubblico, soddisfatto per averla avuta vinta su minacce di pioggia che l’avrebbe resa nuovamente incompiuta…

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