Rigoletto, luci e ombre sulla corte di un poco deforme buffone

Recensioni Ha convinto la messinscena dell'opera di Verdi a Taormina per il Sesto Senso Opera Festival, con la discreta ma efficace regia di Bruno Torrisi e la dominante voce di Raffaele Abete (Il Duca di mantova). Non ha eccelso Desirée Rancatore, una Gilda non ai suoi soliti livelli, e Giovanni Meoni, Rigoletto,corretto ma poco incisivo come la direzione di Angelo Gabrielli. Replica il 15 luglio

Ha convinto, sia per l’allestimento sia per la qualità vocale degli interpreti e la messa in scena, l’ennesima edizione del Rigoletto, andato in scena a Taormina l’11 luglio al Teatro Antico (con replica domenica 15 luglio, alle 21.15) per il Sesto Senso Opera Festival, una bella rassegna diretta dal tenore augustano Marcello Giordani e dal compositore e direttore d’orchestra napoletano Peppe Vessicchio in un fecondo mix tra classico e pop.

Il famoso critico musicale Bruno Barilli scriveva della musica della celeberrima e plurirappresentata opera verdiana che essa “s’intromette furiosamente, taglia i nodi con la roncola, fa scorrere lacrime e sangue esilaranti, piomba sul pubblico, lo mette tutto in un sacco, se lo carica sulle spalle e lo porta a gran passi entro i rossi, vulcanici dominii della sua arte”. E suggeriva, con queste parole, l’interpretazione della messa in scena della tragedia di un solo grande personaggio, quel buffone di corte, uomo ma soprattutto padre, incalzato da una incombente maledizione e da un cupo fatalismo.

Giovanni Meoni, a destra, è Rigoletto

La regia dell’opera di Bruno Torrisi è stata discreta, quasi invisibile, eppur efficace: il regista, venendo dalla prosa, ha sottolineato le scene salienti con gestualità e mimica adeguate, facendo sì che ogni gesto e ogni movimento dessero piena evidenza al libretto, aumentando l’espressività del cantato. Il vero punto di forza, però, di tutta la rappresentazione è stata la giovane promessa Raffaele Abete nei panni del Duca di Mantova: libertino al punto giusto, con vette passionali nei duetti amorosi e acuti luminosi, davvero ha dominato la scena con la sua bella voce e una tecnica sicura, che ha restituito agli ascoltatori una frizzante, seppur preludio alla tragedia di Rigoletto, “La donna è mobile”.

Sufficientemente nel ruolo anche gli altri cantanti: Desirèe Rancatore nei panni di Gilda, forse non ai suoi soliti livelli, con qualche momento di stanchezza ma comunque sempre capace di spunti felici, soprattutto nel commovente finale; il contralto Agostina Smimmero, nei panni di Maddalena, si è distinta per una voce non sempre aggraziata, che ha appesantito la dimensione sensuale e maliziosa del personaggio; stentoreo e cavernoso lo Sparafucile di Dario Russo, che ha mostrato pieno controllo dell’emissione vocale.

Raffaele Abete e Desirèe Rancatore

Giovanni Meoni, Rigoletto, ha ben fraseggiato, svelando una buona vocalità, specialmente nei centri e nei gravi, nel primo atto, dando libero sfogo all’acuto nel secondo e, soprattutto, nel terzo, con una prestazione sufficientemente corretta e, sostanzialmente, positiva, senza però riuscire a dare incisività alla deformità che rende unico il personaggio.

Unico neo la direzione di Angelo Gabrielli, a tratti imprecisa e priva di slanci, con tempi troppo lenti e poco incisivi, che hanno disorientato la brava orchestra, che, malgrè tout, ha mantenuto un ritmo accettabile, cercando di essere il più possibile rispondente ai dettami della partitura verdiana. Anche il coro diretto da Gaetano Costa se l’è cavata egregiamente per una serata di musica che ha avuto il suo culmine nel quartetto “Bella figlia dell’amore”, dove bene si è giocato il contrasto tra le due coppie, il Duca e Maddalena, personaggi da opera buffa per i quali l’amore è solo un gioco, e Gilda e Rigoletto, immersi invece nel loro terribile dramma.Deforme e ridicolo, ma intimamente appassionato: così Rigoletto ha fatto la sua dignitosa apparizione a Taormina, in una notte di stelle e dolci note…

Commenti

Post: 0

SicilyMag è un web magazine che nel suo sottotestata “tutto quanto fa Sicilia” racchiude la sua mission: racconta quell’Isola che nella sua capacità di “fare”, realizzare qualcosa, ha il suo biglietto da visita. SicilyMag ha nell’approfondimento un suo punto di forza, fonde la velocità del quotidiano e la voglia di conoscenza del magazine che, seppur in versione digitale, vuole farsi leggere e non solo consultare.

Per fare questo, per permettere un giornalismo indipendente, un’informazione di qualità che vada oltre l’informazione usa e getta, è necessario un lavoro difficile e il contributo di tanti professionisti. E il lavoro in quanto tale non è mai gratis. Quindi se ci leggi, se ti piace SicilyMag, diventa un sostenitore abbonandoti o effettuando una donazione con il pulsante qui di seguito. SicilyMag, tutto quanto fa la Sicilia… migliore.