giovedì 21 febbraio 2019

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La storia della Sicilia attraverso le meraviglie dei luoghi

Libri e fumetti

La storia plurimillenaria dell'Isola vista e riletta dal giornalista, diplomatico e storico inglese John Julius Norwich condensata nello scritto "Breve storia della Sicilia", pubblicato postumo in Italia da Sellerio


di Salvo Fallica

La storia plurimillenaria della Sicilia vista e riletta da un diplomatico britannico. L'operazione culturale del giornalista, diplomatico e storico John Julius Norwich condensata nello scritto Breve storia della Sicilia, pubblicato postumo in Italia da Sellerio, è molto interessante. Innanzitutto perché la rilettura storica parte da un’ottica lontana, dalla distante Inghilterra ma è il frutto di una seria ricerca bibliografica sul territorio ed anche di un viaggio attento nei tanti volti della Sicilia. Vi è un incontro fra culture, il profondo Nord d'Europa ed il profondo Sud, ma soprattutto traspare la volontà dell'autore – in alcuni casi - di andare oltre gli stereotipi.

In realtà l'autore in alcuni luoghi comuni di un Sud arretrato tout-court - negli ultimi secoli - vi cade ma vi è comunque uno sforzo di volerli superare. E non vi è alcun dubbio che l'autore mostri una conoscenza seria delle vicende storiche. Inoltre, quando il diplomatico compì i suoi studi si mosse molto, e questo fa emergere anche una conoscenza dei territori e dei beni culturali ed ambientali che è un valore aggiunto del libro. Infine ma non ultimo, l'autore come è tipico della tradizione anglosassone scrive in maniera efficace e chiara, con una scrittura comprensibile e divulgativa. Ed anche quando affronta i nodi storiografici più spinosi non cade mai nell'ermetismo accademico, di coloro che scrivono libri di storia pensando solo ad una ristretta cerchia di addetti ai lavori.

Vi è da dire che negli ultimi lustri in Italia vi sono sempre più storici accademici che si aprono al mondo, attenti ai media ed all'opinione pubblica, consapevoli che si scrive per essere letti e compresi, ma si tratta ancora di una minoranza. Un merito alla crescita dell'attenzione dell'opinione pubblica verso gli studi storici lo si deve in Italia al mondo giornalistico, dove alcuni giornalisti solidamente preparati sul piano storico e storiografico hanno fatto da apripista agli altri. Si pensi a Paolo Mieli, ma gli esempi sono molteplici a livello nazionale e locale. Una contaminazione positiva è avvenuta nei giornali, dove storici autorevoli svolgono il ruolo di opinionisti. La ricostruzione e la comprensione e la divulgazione della memoria è fondamentale per ogni civiltà, lo è ancor di più nell'era del web. Sempre più serve un approccio critico verso la molteplicità delle conoscenze, e scienze umane e tradizionali vanno integrate in una visione multidisciplinare e multimediale.

John Julius Norwich

Lo studio di Norwich è importante perché, anche grazie alla sua preparazione da documentarista e sensibile autore di reportage, mirava a far appassionare i lettori anche raccontando le meraviglie dei luoghi. La conoscenza nasce dalla passione, dallo stupore per i molteplici aspetti della realtà, dall'amore per le cose studiate. I greci lo sapevano bene, erano più lungimiranti dei moderni. In quest'ottica la lettura del libro di Norwich, lavoro che ultimò nel 2014, è davvero piacevole. Ricostruisce 2500 anni di storia, il suo viaggio parte dai Fenici e dai Greci e giunge sino alla metà del Novecento. La sua voglia di raccontare nacque dall'incontro con la bellezza armonica dei beni culturali, con la bellezza selvaggia e sublime della natura, ma anche dall'impatto con i drammi dell'Isola, con i suoi mali. A nostro giudizio, molte delle parti migliori del libro si trovano nelle analisi che vanno dalle epoche greca e romana sino al Medioevo. Norwich scrisse due importanti volumi sui Normanni del Sud, era molto ferrato sulla storia medievale.

Inoltre, in questo libro si evince come fosse affascinato dalla Sicilia greca, ne colse in pieno l'importanza. La Sicilia toccò, come è noto, il suo apice nel mondo greco. Proprio analizzando l'egemonia greca nel Mediterraneo Norwich evidenzia: “Atene a quel tempo non era affatto una capitale, non più di quanto lo fosse, per esempio Alicarnasso in Asia Minore, dove nacque Erodoto, o la colonia corinzia di Siracusa in Sicilia...”. E la presenza di meravigliosi templi e teatri greci in Sicilia dimostra la grandezza raggiunta dall'Isola. Senza dimenticare le meraviglie della cattedrale di Ortigia simbolo visibile di millenni di storia, una chiesa che ingloba un tempio greco e presenta con una pluralità di stili le testimonianze delle varie dominazioni in Sicilia susseguitesi nel corso del secoli. Siracusa, nonostante la caduta in epoca romana, rimase talmente strategica che parecchio tempo dopo, nella metà del VII secolo, “l'imperatore Costante II il Barbuto, preoccupato per le province occidentali minacciate dall'impetuoso espansionismo arabo, decise di spostare gli equilibri dell'impero (da Costantinopoli, nda) a Occidente e trasferire la sua capitale di conseguenza. La scelta più ovvia era Roma, ma dopo un deprimente soggiorno di dodici giorni nel 663 (era il primo imperatore in quasi trecento anni a mettere piede nell'antica capitale) rinunciò all'idea e si stabilì a Siracusa, la cui atmosfera greca gli era di gran lunga più congeniale”. L'esperienza non si concluse positivamente per la Sicilia e per l'imperatore, fu ucciso nel 668, ma palesa l'importanza strategica dell'Isola nel Mediterraneo, spesso sottovalutata nell'epoca contemporanea.

Molto interessanti le pagine dedicate ai normanni: “La corte di re Ruggero era di gran lunga la più splendida d'Europa nel XII secolo. Il re era famoso per la sua insaziabile curiosità intellettuale e nutriva un rispetto per la cultura non comune tra i principi dell'epoca. Dagli anni '40 molti tra i più eminenti studiosi, scienziati, medici, filosofi, geografi e matematici d'Europa e del mondo arabo si stabilirono alla corte di Palermo. Il re trascorreva sempre più tempo in loro compagnia, partecipando con disinvoltura alle discussioni in francese, latino, greco o arabo”. Ruggero affidò al grande geografo ed intellettuale arabo al-Idrisi “la direzione di una commissione incaricata di raccogliere informazioni, compararle, catalogarle per realizzare una somma di tutto il sapere geografico del tempo. La Sicilia, punto d'incontro fra tre continenti, con i suoi porti affollati e cosmopoliti, costituiva il luogo ideale in cui intraprendere un lavoro del genere”. Ne nacque un libro dal valore storico, noto come Il libro di Ruggero, l'opera di geografia di maggior importanza dell'intero Medioevo. Opera non solo rigorosa sul piano delle descrizioni geografiche ma anche ricca di racconti di viaggi “sottoposti a un severo vaglio critico”. “Gli arabi (…) costituivano il gruppo etnico più nutrito alla corte di Ruggero; molti europei erano stati attirati a Palermo proprio dal suo sapere arabo”.

L'Italia del Sud e la Sicilia nelle mappe di al-Idrisi

Diversi secoli prima dell'Umanesimo e del Rinascimento furono filosofi arabi quali Avicenna ed Averroè a recuperare la filosofia greca. Gli arabi erano all'avanguardia sul piano della matematica e delle scienze. Diversi intellettuali si spostavano dall'Inghilterra alla Spagna ed in Sicilia “per scoprire i segreti del mondo musulmano”. La Sicilia era centrale. “Costituiva una meta più conveniente perché, sebbene dal punto di vista culturale appartenesse ancora al mondo arabo, rimaneva in contatto con l'oriente greco. Nelle biblioteche di Palermo, per non parlare dei monasteri basiliani in Sicilia e in Calabria, gli studiosi potevano trovare gli originali greci di opere delle quali in Spagna si conoscevano esclusivamente estratti o tradizioni di dubbia precisione”. La Sicilia divenne “il più importante centro di studi ellenici dopo Bisanzio”. Un miscuglio di culture che rendeva la Sicilia fiorente sul piano intellettuale, politico, economico. Re Ruggero fu anche un illuminato uomo di stato. Molto bello anche il capitolo su Federico II. Un libro da leggere nel suo insieme, fino al 1900. Ma che è molto utile anche come viaggio in una singola epoca. Pieno di spunti interessanti e di vera passione per la Sicilia...


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Pubblicato il 16 gennaio 2019





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