Gaetano Savatteri: «Di Sciascia mi porto dietro la fiducia nella scrittura»

Libri e Fumetti L'ultimo romanzo giallo del giornalista e scrittore che ha radici a Racalmuto, "La fabbrica delle stelle" edito da Sellerio, ruota intorno al personaggio di Saverio Lamanna che ha già suscitato l'interesse di un regista e produttore: «Ma non è il mio alter ego - dice - semmai lo è Piccionello, l’uomo che avrei voluto essere se fossi rimasto nel mio angolo di Sicilia»

Il nostro dialogo con il giornalista e scrittore Gaetano Savatteri parte dal suo nuovo romanzo, edito da Sellerio, che sta riscuotendo un notevole successo: già poco dopo la pubblicazione è entrato nella top ten dei libri più venduti in Italia. Un libro di qualità culturale nel quale il giornalista di Matrix (trasmissione di Canale 5) e narratore dà prova del suo talento letterario in continua crescita, affermandosi fra gli scrittori più interessanti del panorama italiano. Il colloquio spazia dalla letteratura alle riflessioni sulla storia, l’attualità e l’informazione.

Gaetano Savatteri

Qual è la genesi del suo ultimo libro, “La fabbrica delle stelle”?
«Il romanzo è la conseguenza di quattro racconti, pubblicati da Sellerio in altrettante antologie negli ultimi due anni, e dedicate al giallo, nei quali Saverio Lamanna è apparso, costruendo di volta in volta il suo paesaggio e il suo mondo: il carattere, gli amori, e le amicizie. Il personaggio ha trovato il consenso dei lettori e farne un romanzo è stata un’evoluzione naturale».

La figura del protagonista nel romanzo è centrale non solo rispetto alla trama ma anche dal punto di vista dell’anima del testo. Può raccontare come ha creato e cesellato nel tempo la figura del giornalista Saverio Lamanna?
«Ho imparato a conoscerlo in quei racconti. Di solito, in queste antologie, finiscono i personaggi di scrittori che hanno già definito nei loro romanzi i loro protagonisti. Penso a quelli di Manzini, di Malvaldi e di altri. In questo caso è avvenuto il contrario: ho così avuto il tempo di mettere a fuoco Saverio Lamanna».

Come descriverebbe gli altri personaggi del romanzo?
«Fanno parte di un panorama sociale e umano dentro il quale si muove Lamanna. C’è una ragazza, Suleima, con un famiglia un po’ originale, una ragazza del nord che si trova d’estate in Sicilia per guadagnare qualche soldo come cameriera. E’ una ragazza laureata, figlia del suo tempo, che ha viaggiato e conosciuto il mondo, molto simile ai suoi coetanei di tutta Europa. Poi c’è Peppe Piccionello, radicato nel suo angolo di Sicilia, anche se con un passato tempestoso -ma probabilmente solo immaginato – che rappresenta la sapienza e la praticità della vita di chi non si fa affascinare dalle finzioni della modernità. E’ un po’ il contraltare di Saverio Lamanna, ma nello stesso tempo ne è il suo completamento».

Nonostante il romanzo sia in buona parte ambientato a Venezia, la Sicilia rimane fondamentale e non solo come luogo di partenza della storia ma anche come dimensione geo-culturale e substrato filosofico-letterario.
«Lamanna è un siciliano di mare aperto, se ne è andato dalla Sicilia a vent’anni e forse non avrebbe mai voluto tornarci, se non fosse stato per un incidente professionale che lo ha trasformato in un disoccupato, costringendolo a rifugiarsi nella casetta sul mare di San Vito Lo Capo, per affrontare la momentanea difficoltà. Lamanna si confronta e si scontra con i luoghi comuni sulla Sicilia: ne è infastidito. Potremmo dire che la Sicilia di Lamanna è tutta interiore, una sorta di bagaglio a mano, trasportabile in ogni parte del mondo».

Nel testo utilizza molto l’ironia, non rinunciando a venature sarcastiche. Il risultato è efficace nell’attrarre il lettore. Come risponde a chi dice che a volte ha esagerato?
«E’ possibile che abbia esagerato. Spero che qualcuno mi fornisca l’unità di misura dell’ironia consentita in un libro. Aspetto, così la prossima volta ne userò “q.b”, quanto basta. Come il sale nella minestra».

Lamanna è un suo alter ego?
«Forse il mio vero alter ego è Piccionello. E’ l’uomo che avrei voluto essere se fossi rimasto nel mio angolo di Sicilia».

Da scrittore sciasciano ha inventato un protagonista che smonta ogni luogo comune. Una visione nobile di neo-illuminismo. In alcuni caso però è talmente veloce il gioco della decostruzione di ogni frase, di ogni concetto, che sembra bloccare alcuni dialoghi. E’ uno scetticismo voluto, un cinismo involontario o vuol mostrare le ferite dell’animo del protagonista che le nasconde dietro il gioco del disincanto?
«Lamanna si difende dalle sue disillusioni e dall’inganno della contemporaneità usando l’ironia. Ma anche lui, in fondo, è figlio di questa modernità. Sa bene che oggi è impossibile, per i tempi e i modi della nostra comunicazione, parlare come parlavano i personaggi dei grandi romanzi russi. I suoi dialoghi, sincopati e nevrotici, sono un po’ come le nostre conversazioni via whatsapp: convulse, rapide, frenetiche. E sempre incompiute perché a un certo punto il nostro telefono non ha più campo».

Cos’è per Savatteri il genere giallo?
«Una griglia da smontare. Una sfida per chi scrive. Una bella trappola, spero, per chi legge».

Sciascia, è noto, ha influito molto sulla sua formazione intellettuale. Come continua ad influire nella sua attività di giornalista e di scrittore?
«La fiducia nella scrittura. Ecco qual è la cosa di Sciascia che mi porto dietro. La fiducia che si possa raccontare qualcosa perché c’è ancora chi ha voglia di ascoltare».

Leonardo Sciascia

Lo scrittore Santo Piazzese, più volte citato nei suoi romanzi e nei suoi racconti, ha sostenuto con argomentazioni razionali che il concetto di “Sicilia irredimibile” è stato travisato, e che in Sciascia vi era il sottile filo della speranza. Andrea Camilleri ha spiegato che se fosse vissuto negli ultimi lustri, nonostante le tante contraddizioni, lo scrittore di Racalmuto avrebbe saputo cogliere anche gli aspetti positivi. Del resto la Sicilia di oggi è diversa da quella di Sciascia, la storia è in continua trasformazione. Qual è la sua opinione?
«La Sicilia è cambiata, non sempre in meglio. E lo ha fatto sotto i nostri occhi. Rivedere oggi un gran bel film come Sedotta e abbandonata è come trovarsi davanti ad un fossile. Quella Sicilia, anche in termini grotteschi, non esiste più. Sono passati cinquant’anni e tutto è cambiato, nella condizione delle donne e degli uomini. Temo che chi oggi, continua a dire che tutto cambia perché nulla cambi, in realtà non vuole cambiare niente. Ma il cambiamento è inarrestabile, come il tempo che scorre tra le nostre dita».

Il padre di Lamanna nel suo romanzo indica al figlio come modello di scrittore Gianrico Carofiglio. Faccia il critico letterario, come colloca il narratore pugliese-siculo nel panorama italiano attuale? E poi faccia rispondere il suo alter ego Lamanna…
«Sono amico di Gianrico Carofiglio e ammiro la capacità ipnotica della sua scrittura. Lamanna si limiterebbe a dire “quello sì che è uno scrittore: invidio soprattutto il numero dei suoi lettori”».

Gaetano Savatteri durante una presentazione - ph Facebook

Nel suo libro non risparmia il mondo della televisione italiana. Lei che la vive dall’interno, come la giudica rispetto a quella degli altri paesi europei e degli States?
«La televisione italiana è come l’Italia, né tanto peggio, né tanto meglio».

L’informazione diventa sempre più veloce e non di rado appare poco capace di andare oltre la superficie degli eventi. Eppure mentre i social media avanzano, la gran parte delle notizie importanti e delle analisi critiche che orientano il dibattito deriva proprio dai media tradizionali. Anzi, alcuni leader di queste multinazionali social cercano sempre più di avvicinarsi ai media tradizionali perché nelle loro realtà le novità durano pochissimo tempo. Alcuni di loro addirittura acquistano anche i media tradizionali e non li stravolgono. Si riuscirà a trovare una mediazione fra questi mondi?
«E’ evidente che è un mondo in grande trasformazione. Il vero problema è che l’informazione social o su internet ancora non ha trovato il sistema per recuperare il denaro che si recuperava con le vendite e la pubblicità dei giornali di carta. E questo incide sulla possibilità di continuare a fare informazione di qualità. E’ probabile che ci orienteremo verso una diffusa informazione sociale e gratuita di consumo immediato e di bassa qualità, mentre l’informazione alta e approfondita continuerà ad essere a pagamento, forse per nicchie di pubblico più ristrette».

Cosa c’è nel suo futuro nell’ambito narrativo, teatrale e cinematografico? C’è la possibilità che Lamanna diventi il protagonista di una fiction?
«Per scaramanzia dei progetti futuri non si parla. Certo è che Lamanna ha già trovato l’interessamento di un regista e produttore. Vedremo come andrà a finire o ‘incominciare’».

Commenti

Post: 0

SicilyMag è un web magazine che nel suo sottotestata “tutto quanto fa Sicilia” racchiude la sua mission: racconta quell’Isola che nella sua capacità di “fare”, realizzare qualcosa, ha il suo biglietto da visita. SicilyMag ha nell’approfondimento un suo punto di forza, fonde la velocità del quotidiano e la voglia di conoscenza del magazine che, seppur in versione digitale, vuole farsi leggere e non solo consultare.

Per fare questo, per permettere un giornalismo indipendente, un’informazione di qualità che vada oltre l’informazione usa e getta, è necessario un lavoro difficile e il contributo di tanti professionisti. E il lavoro in quanto tale non è mai gratis. Quindi se ci leggi, se ti piace SicilyMag, diventa un sostenitore abbonandoti o effettuando una donazione con il pulsante qui di seguito. SicilyMag, tutto quanto fa la Sicilia… migliore.