I normanni e la Sicilia, gli anni epici della lotta e della conquista

Libri e Fumetti Sellerio ha pubblicato "I normanni nel Sud. 1016-1130" scritto da John Julius Norwich, storico inglese scomparso nel 2018. In questo volume Norwich percorre un viaggio in una delle storie più importanti ed originali del Medioevo, la straordinaria impresa dei normanni nel Sud d'Italia dove focalizza la centralità della Sicilia. Un libro che unisce capacità narrativa e spiegazione divulgativa, un testo di storia che può esser letto come un romanzo

Un viaggio in una delle storie più importanti ed originali del Medioevo, la straordinaria impresa dei normanni nel Sud d’Italia. Un libro che unisce capacità narrativa e spiegazione divulgativa, un testo di storia che può esser letto come un romanzo. Il libro pubblicato da Sellerio nella collana “La Memoria” fu scritto da John Julius Norwich, visconte di Norwich (il suo vero nome era John Julius Cooper), morto nel 2018. Diplomatico di professione, figura poliedrica, Norwich fu autore di molti documentari per radio e tv, impegnato nella difesa del patrimonio storico ed artistico. Fu scrittore e studioso di storia. Sellerio ha pubblicato altri suoi libri: Breve storia della Sicilia (2018) e Il Mare di Mezzo. Una storia del Mediterraneo (2020). Anche questo testo “I normanni nel Sud. 1016-1130”, tradotto dall’inglese da Elena Lante Rospigliosi, palesa lo spessore di scrittore e di studioso degli avvenimenti storici di John Julius Norwich. L’autore oltre all’efficace racconto degli eventi riesce a delinare il contesto politico, sociale, economico, culturale. In questo lavoro la narrazione è in primo piano, poiché è centrale  il racconto della conquista della Sicilia e dell’Italia meridionale da parte dei normanni. 

Come ha fatto un pugno di guerrieri poveri giunti “dal villaggetto di Hauteville in Francia del Nord, a battersi, con la forza, con il coraggio e con l’astuzia, contro bizantini, longobardi, saraceni?” Il libro indaga anche questo aspetto, mostrando il valore dell’impresa compiuta dai cavalieri normanni, ma va oltre. Spiega la genesi e l’evoluzione del regno più florido e moderno del tempo, guidato dalla linea dinastica degli Altavilla. Una storia militare, politica ed anche culturale. Si pensi allo splendore dello “stile arabo-normanno”. John Julius Norwich ha contributo alla ricostruzione storica di un periodo molto significativo, il suo libro fa cogliere aspetti rilevanti, aiuta a capire meglio chi erano davvero i normanni del Sud.

Lo storico inglese John Julius Norwich morto nel 2018

L’autore insiste sulla centralità della Sicilia, non solo geografica ma geopolitica e culturale. “Qui, al centro del Mediterraneo, si trovava il ponte che riuniva Nord e Sud, Est ed Ovest, latini, teutoni, cristiani e musulmani; magnifica inconfutabile testimonianza di un’era di illuminata tolleranza, ignota ovunque nell’Europa medievale e raramente eguagliata nei secoli che seguirono”. Norwich  non nasconde il fascino che in lui esercita il mescolarsi di culture e genti quale fonte di civiltà. L’autore non guarda solo agli eventi, mette al centro la dimensione dell’umanità. Narra con eleganza luoghi e personaggi. Sa far emerge la razionalità dei processi storici e le emozioni umane.  

Norwich scrive: “Questo volume narra i primi centoquattordici anni di questo periodo fino al giorno di Natale del 1130, quando la Sicilia si trasformò finalmente in regno e Ruggero II divenne re. Questi sono gli anni epici della lotta e della conquista, dominati dalle figure dei figli e dei nipoti di Tancredi d’Altavilla e in particolare dal torreggiante Roberto il Guiscardo, uno dei pochi avventurieri militari di genio che, sorti dal nulla, morirono senza conoscere sconfitte. In seguito il clima muta: la durezza nordica si addolcisce al sole, il fragore delle armi si smorza lentamente per far posto al mormorio delle fontane sotto i portici ombrosi ed alla melodia dell’età dell’oro della Sicilia normanna; dei tempi di Cefalù, di Monreale, della Cappella Palatina a Palermo e poi, con tristezza, del declino e del crollo. È vero che lo spirito sarebbe sopravvissuto per un altro mezzo secolo ancora nell’animo di Federico II, Stupor Mundi, il più grande principe rinascimentale che precorse di due secoli i suoi tempi, e in Manfredi, suo figlio. Federico, però, pur essendo un Altavilla per parte di madre e per educazione, era anche un Hohenstaufen e, per di più, un imperatore. La sua è una storia gloriosa e tragica, ma non sta a noi narrarla”.

Chi erano i normanni?

“Negli anni successivi, in Sicilia, si sarebbero dimostrati più che capaci di tener testa ai loro sudditi orientali nelle viscide arti delle anticamere e delle alcove. Per il momento, però, erano ancora molto nordici, e il veleno non faceva parte dei loro armamenti abituali”. 

La conquista della Sicilia

“Da Messina, due erano le vie che conducevano ai domini di Ibn al-Hawwas. La più breve era quella lungo la costa, in direzione sud, fino a una località nei pressi di Taormina, voltando poi verso l’interno per risalire la valle dell’Alcantara lungo le falde settentrionali dell’Etna e giungere all’altopiano centrale. Ibn athThumma preferì condurre i suoi amici per l’altra via, attraverso i territori che, in teoria, erano a lui fedeli ma che di recente avevano dato segni di insubordinazione: probabilmente pensava che vedendo da vicino l’esercito normanno quelle popolazioni ne avrebbero tratto un effetto salutare e sarebbero venute a più miti consigli. Altro vantaggio derivante dal seguire questa via sarebbe stato di permettere al Guiscardo di assicurarsi la fedeltà di Rometta, senza la quale i passi montani che controllavano le vie d’accesso a Messina da ovest non potevano considerarsi sicuri”.

La battaglia di Enna

Roberto il Guiscardo, dipinto da Merry-Joseph Blondel, Sala dei Crociati, Reggia di Versailles

L’autore dà molto rilievo a questo passaggio storico. “Eppure la battaglia di Enna fu una delle più schiaccianti vittorie riportate dai normanni. La natura del terreno, oltre al gran numero di avversari, era contro di loro; non disponevano di luoghi sicuri in cui ritirarsi per riposare e consolidarsi; non avevano depositi di armi e di equipaggiamento da cui rifornirsi. Ma di coraggio e soprattutto di disciplina ne avevano in abbondanza, e di un genere fino ad allora sconosciuto ai saraceni. Al coraggio e alla disciplina i normanni aggiungevano ora un nuovo e potente fervore religioso che li spronava quando, appena confessati e assolti, con la poderosa voce di Roberto che rintronava nelle loro orecchie, si gettavano nella mischia.
E così, il primo grosso scontro sul suolo siciliano tra gli eserciti normanni e saraceni si risolse nella rotta completa di questi ultimi. Cinquemila degli uomini di Ibn-Hawwas riuscirono a mettersi in salvo nella loro fortezza, tutti gli altri, al sopraggiungere della notte, giacevano morti o moribondi lungo le rive del fiume. Le perdite normanne furono lievi”. 

La battaglia di Misilmeri

Nell’itinerario della conquista cruciale fu il duro scontro fra normanni e saraceni a Misilmeri. “La battaglia di Misilmeri spezzò la resistenza saracena in Sicilia. Ayub aveva posto in gioco non solo il suo esercito, ma la sua reputazione militare e politica, e aveva perso. Con quanto gli rimaneva del suo seguito fuggì in Africa per non fare mai più ritorno. Lasciò l’isola in uno stato di totale confusione e la popolazione musulmana in preda alla disperazione. L’esercito distrutto, fuggiti i capi, non poteva più sperare di opporre resistenza alla pressione normanna. La stessa Palermo si trovava a poco più di quindici chilometri da Misilmeri. L’avrebbero difesa come meglio potevano, ma non si poteva dubitare sulla conclusione: la capitale era ormai condannata. Una volta caduta in mano ai cristiani, le poche piazzeforti arabe rimaste nell’isola non avrebbero potuto resistere”.

Lo splendore culturale e la vivacità socio-economica della Palermo medioevale

La Sicilia araba

Grande attenzione Norwich dedica all’analisi culturale ed artistica. Alla metà dell’XI secolo Palermo era uno dei più grandi centri commerciali e culturali del mondo musulmano. Il Cairo era certo più grande per estensione; Cordova forse la superava in magnificenza; ma per bellezza di luogo, perfezione di clima e tutte quelle amenità che nel loro insieme costituivano la caratteristica douceur de vivre araba, Palermo era ineguagliabile. Non esistono descrizioni dettagliate della città al tempo della conquista normanna, ma nel Medioevo i cambiamenti avvenivano molto lentamente e, presumibilmente, doveva essere la stessa di quando fu visitata dal geografo arabo Ibn Hawqal, un secolo prima. Questi ci ha lasciato il quadro di una metropoli attiva, che vantava ben trecento moschee (la più grande, che era stata in precedenza una chiesa cristiana, si dice ospitasse i resti mortali di Aristotele, sospesi al tetto in un cofanetto), innumerevoli mercati, banchi di cambiovalute, vie con botteghe dei vari tipi di artigianato e mestieri, e una delle prime cartiere conosciute in Europa. La città era circondata da parchi e giardini con fontane mormoranti e corsi d’acqua del tipo così frequente nel mondo musulmano”.



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