martedì 23 luglio 2019

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Plausi e botte

La disobbendienza civile 35 anni dopo Berlinguer, il gigante fragile

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Non condividevo tanto di lui, ma Berlinguer era un gigante, soprattutto a paragonarlo al panorama odierno. Oggi, vittime dei compromessi, non possiamo cedere all'astensionismo. E non parlo di elezioni, ma di altre dimostrazioni, attive e clamorose, di partecipazione operosa, di solidale umanità


di Antonio Di Grado

Enrico Berlinguer moriva 35 anni fa. Molto se ne è scritto, quasi sempre sull’onda del rimpianto, dell’avvilente confronto col miserevole ceto politico odierno.
Era quello il mio ultimo anno di militanza nel PCI, e da tempo, pur ammirando di Berlinguer lo spessore morale e la sofferta tenacia, non condividevo la sua linea e le sue scelte, dal “compromesso storico” (di cui l’attuale PD è il parto malriuscito) alla ottusa “fermezza” nel caso Moro, dal rifiuto dell'unità a sinistra propostagli da Craxi ai residui di doppiezza togliattiana manifestati, per esempio, nella polemica con Sciascia (e nelle menzogne di Berlinguer) a proposito degli aiuti alle BR da parte dei paesi comunisti dell'Est.
Eppure era un gigante, soprattutto a paragonarlo al panorama odierno. Un gigante fragile: con Paolo VI e Aldo Moro formò una singolare triade di figure assorte e problematiche, di sofferenti intelligenze. E certe sue intuizioni, come quella della “austerità” che mirava a ricomporre finalmente il divario tra politica e morale, rimangono drammaticamente attuali, così come gli va riconosciuto lo strappo decisivo col comunismo sovietico.

Berlinguer, casa per casa, strada per strada,acrilico su legno, 2016

Che dire dell’oggi, a paragone di quelle pensierose e limpide figure? La volgarissima combine fra il renziano Lotti e alcuni esponenti del Consiglio superiore della magistratura dimostra ulteriormente, se ve ne fosse ancora bisogno, l’ormai avvenuta e completa omologazione, all’insegna della corruttibilità e del potere a tutti i costi, della politica tradizionale, di tutti i partiti rappresentati in parlamento. Ma come, qualcuno obietterà, dimentichi la necessità di fare accordi, di scendere a compromessi, per “fare numero” e governare! No, non vale più quest’alibi, perché non ci sono più i buoni, i giusti costretti magari a sporcarsi le mani; e il compromesso, il complotto, la malversazione, l’uso spregiudicato e affaristico del potere sono ormai la bandiera di tutti; e non serve nemmeno mettere in lista come foglia di fico quel povero, lodevolissimo Bartolo.

No, questi partiti non li voto e non li voterò mai; ma so bene che l’astensione non basta: occorre dar fiato, e consenso, ai movimenti, e non raccattando loro qualche voto se hanno l'idea balzana, e perdente, di presentarsi alle elezioni, ma con ben altre dimostrazioni, attive e clamorose, di partecipazione operosa, di disobbedienza civile, di solidale umanità che vadano ben oltre il lezioso vaudeville elettorale.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 21 giugno 2019




Antonio Di Grado

La professione del critico e di chiunque si ostini a interpretare il mondo e a non accettarlo com’è, esige giudizi di valore, promozioni e bocciature, nette prese di posizione. Rigenerare l’Uomo è oggi l'unica praticabile utopia


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