Il Vittorini al crudo realismo di Antonella Lattanzi: «E’ grata la bambina in me che da sempre voleva fare la scrittrice»

Premi e bandi Con "Questo giorno che incombe” la scrittrice barese vince la ventesima edizione del premio letterario siracusano. La motivazione: “Una esemplare convergenza di crudo realismo e straniamento visionario”. La scrittrice: «Dietro la scrittura di un romanzo c’è sempre tutta la tua vita». Dietro di lei Michele Ainis e Giosuè Calaciura. Alla etnea Algra il premio Lombardi per gli editori. Nei gioni scorsi "assolto" Vittorini nel "processo" per non aver pubblicato "Il Gattopardo"

Vince la ventesima edizione del Premio letterario nazionale Elio Vittorini di Siracusa il romanzo della scrittrice barese Antonella Lattanzi dal titolo “Questo giorno che incombe” della casa editrice HarperCollins. Si aggiudica, invece, il Premio Arnaldo Lombardi per l’editoria indipendente la casa editrice catanese Algra di Alfio Grasso, che la Commissione ha premiato per «il catalogo ricco di opere letterarie e storiche». A consegnare il riconoscimento, ieri sera, sul palcoscenico del Teatro comunale di via del Teatro, è stato l’assessore comunale alla Cultura, Fabio Granata. «Sono felicissima di essere stata in questa terra meravigliosa che è la Sicilia e di aver partecipato a questa manifestazione – ha detto Lattanzi – che omaggia il grande Elio Vittorini, uomo che alla letteratura ha saputo offrire molto in qualità non solo di scrittore ma anche di traduttore. Ringrazio la giuria per questo riconoscimento. Dietro la scrittura di un romanzo c’è sempre tutta la tua vita, il tuo amore, la tua passione ed il tuo impegno. È la bambina che è in me e che in terza elementare voleva fare la scrittrice ad essere estremamente grata».

Antonella Lattanzi vittoriosa al Vittorini

Tra i finalisti del Premio anche il costituzionalista messinese Michele Ainis con “Disordini” per la casa editrice La nave di Teseo e lo scrittore palermitano Giosuè Calaciura con “Io sono Gesù” di Sellerio. La giuria esaminatrice, guidata dall’italianista e docente universitario Antonio Di Grado – con lui Domenica Perrone, Sarah Zappulla Muscarà, Marina Valensise, Enzo Papa e Daniela Sessa -, e quest’anno composta anche dal Comitato di lettura degli studenti, ha riconosciuto nel romanzo di Lattanzi «una esemplare convergenza di crudo realismo e straniamento visionario, una coraggiosa esplorazione del cuore di tenebra e delle perturbanti rivelazioni che la più consueta e rassicurante realtà quotidiana prudentemente cela e incautamente sprigiona. È un romanzo, quello della Lattanzi, che all’ambizione del suo intento sa unire una potenza narrativa che avvince, che fa sospendere il fiato in un’attesa febbrile: requisito, quest’ultimo, latitante da anni nella narrativa che si definisce “postmoderna” per non confessarsi uggiosa e pleonastica. È un romanzo sulla maternità, ma pure sulla deriva dei rapporti umani e della vita familiare, e ancor più sulla inabitabilità del nostro presente, sulla impenetrabile coltre di mistero che ottenebra la vita pubblica d’un paese costretto, ben oltre le mura domestiche, a subire nefandezze sempre occultate o mistificate. Il privato diventa, perciò, metafora del pubblico: del nostro sopravvivere e brancolare tra misteri dolorosi che non conosceranno redenzione».

Da sinistra Zappulla, Ainis, Mantineo, Di Grado, Sessa, Lattanzi, Papa, Perrone e Calaciura

Erano state 59 le candidature vagliate dalla Commissione e presentate da oltre 40 diverse case editrici da tutta l’Italia. Il Premio è stato organizzato e promosso dall’associazione culturale Vittorini-Quasimodo con il supporto del Comune di Siracusa, dell’assessorato alla Cultura, della Confcommercio Siracusa, della Camera di Commercio del Sud-Est, ma anche della Fondazione Inda e della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Siracusa e, da quest’anno, in partenariato anche con la Confcommercio Alessandria. La serata conclusiva, durante la quale si sono susseguiti momenti dedicati al teatro ed alla musica con le attrici Simonetta Cartia e Doriana La Fauci che hanno raccontato alcuni frammenti della vita di Vittorini e l’accompagnato musicale dei musicisti Rino Cirinnà, Joe Debono e Nello Toscano, è stata presentata da Salvo La Rosa.

Da sinistra Ainis, La Rosa, Di Grado, Granata, Calaciura, e Lattanzi

Quest’anno la manifestazione è state preceduta da tre giornate di iniziative collaterali che si sono svolte all’Antico Mercato di via Trento. Per l’occasione si sono svolte mostre, conversazioni con gli autori finalisti e visite guidate lungo i luoghi siracusani di Vittorini, ma anche performances musicali e teatrali, incursioni nel mondo del fumetto, degustazioni di eccellenze vinicole e agroalimentari del Siracusano e di Alessandria. Tra gli eventi in programma a riscuotere molto successo il processo simulato all’autore siracusano per il “gran rifiuto” che oppose alla pubblicazione de “Il Gattopardo”. La “giuria popolare” coordinata dall’avvocato Pucci Piccione ha assolto lo scrittore, con 17 pareri a favore dell’assoluzione e 13 contrari, per aver rifiutato la pubblicazione de “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. A delineare i contorni della complessa vicenda è stato il presidente dell’associazione Vittorini-Quasimodo, Enzo Papa.

Elio Vittorini

A sostenere le ragioni dell’accusa, invece, il professore dell’università Kore di Enna, Salvatore Ferlita. Il docente ha invocato la condanna dello scrittore siracusano per «essersi opposto per due volte alla pubblicazione del testo nelle vesti di selezionatore delle opere di Mondadori ed Einaudi». Le ragioni di Vittorini, sono state sostenute, invece, da Antonio Di Grado in una arringa difensiva nella quale ha fatto ricorso a una vera e propria oratoria forense intrecciando vicende letterarie e stringente attualità. La giuria ha poi in definitiva assolto l’autore poiché «Vittorini, pur riconoscendo all’opera un certo pregio, avrebbe potuto prestare più attenzione anche agli aspetti commerciali che “Il Gattopardo” avrebbe potuto ottenere. Tuttavia, la coerenza con la sua visione innovativa della letteratura, non gli consentiva la pubblicazione dell’opera nella collana “I Gettoni”».



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