martedì 17 settembre 2019

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Il Simurgh Ensemble ammalia Catania con la cultura persiana

Recensioni

L'ultimo concerto della fortunata stagione della Camerata Polifonica Siciliana diretta dall'infaticabile Giovanni Ferrauto ha trasportato gli ascoltatori nell’atmosfera suggestiva di una civiltà antichissima


di Silvana La Porta

Una dolce e suadente fusione di musica, poesia e danza, allietata da una grande gioia del palato. Lo scorso 30 giugno la Camerata Polifonica Siciliana, nel suggestivo giardino interno del Museo Diocesano di Catania, ha concluso la sua fortunata stagione con un concerto singolare del Simurgh Ensemble del maestro persiano Karim Alishahi, catanese d'adozione da anni.

Lucia Zahara, Dario Latifi e Karim Alishahi - ph Gattopino

Il concerto, dal bel titolo "Il fuoco dell'Amore Divino", ha visto in scena proprio una compagnia di musica e danza classica persiana, nata nel 2012, che prende nome da un uccello mitologico, appunto il simurgh, simbolo di unione tra terra e cielo: lo stesso Alishahi (voce, tar e daf), Dario Latifi (zarb) e la suadente Lucia Zahara (danza e letture) hanno incantato il folto pubblico, incuriosito probabilmente dalla promessa di sonorità e sapori inconsueti.

E così è stato. Il concerto ha trasportato gli ascoltatori nell’atmosfera di una civiltà antichissima, facendo risuonare echi primigeni, grazie alla magia di strumenti come il tar, che con il suo suono delicato e coinvolgente ha restituito intatta la storia di una civiltà preziosa particolarmente raffinata, ricca di rimandi simbolici, frutto di una complessa stratificazione storica. Il daf, un antico tamburo a cornice, ha dato poi all’esecuzione il giusto e soffuso ritmo.
Lucia Zahara è stata una danzatrice bravissima
, che, in punta di piedi, ha trasformato la musica in coreografia, disegno paziente e sottile del corpo, in un perfetto equilibrio delle parti.

La danzatrice Lucia Zahara - ph Gattopino

Bellissimo il momento della declamazione di alcune incantevoli poesie di Gialal al Din Rumi, che hanno regalato al pubblico un intenso attimo di sospensione con il bell’incipit “Se il Cielo non fosse innamorato il suo seno non sarebbe dolce /Se il Sole non fosse innamorato il suo volto non brillerebbe”.

Grandi applausi e e poi tutti alla degustazione di un piatto della cucina persiana sapientemente preparato dalla cuoca Maryam Khoshluie, l'Adas polò (riso basmati, zafferano, burro, lenticchie, uvetta e cipolla) condito con carne (o soia per i vegetariani), pomodoro e spezie orientali, e accompagnato da un'insalata di stagione con salsa yogurt e maionese.

Lucia Zahara, Dario Latifi e Karim Alishahi - ph Gattopino
Infine il maestro Giovanni Ferrauto, infaticabile direttore artistico della Camerata Polifonica, ha promesso, in un futuro molto prossimo, l’arrivo a Catania di musiche e cibi da tutte le parti del mondo, con l’intento di privilegiare un dialogo serrato tra le civiltà.

Intanto la musica persiana col suo fascino immortale ha fatto la sua insinuante apparizione a Catania. Ed è stato davvero tutto ben apparecchiato, per il cuore e per il palato…


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 04 luglio 2019





Silvana La Porta

Docente di Italiano e Latino al Liceo Scientifico Leonardo di Giarre, è giornalista, opinionista e collaboratrice del quotidiano La Sicilia


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