I cantori della Sicilia Sara Cappello e Alfio Patti nel Registro delle eredità immateriali

Tradizioni Come cantori della Sicilia, entrano a far parte del Libro dei tesori umani viventi del Registro delle eredità immateriali della Sicilia la cantastorie e cantautrice palermitana Sara Cappello, e Alfio Patti, l’Aedo dell’Etna. Entrambi ripropongono il canto tradizionale siciliano attraverso un costante impegno profuso nell’opera di promozione e valorizzazione

A fine 2021 la Commissione del Reis, il Registro delle eredità immateriali della Regione Siciliana, ha deciso l’scrizione, come cantori della Sicilia, della cantastorie e cantautrice palermitana Sara Cappello, e di Alfio Patti, l’Aedo dell’Etna. Entrambi ripropongono il canto tradizionale siciliano attraverso un costante impegno profuso nell’opera di promozione e valorizzazione.

A inizio febbraio la formalizzazione delle iscrizioni da parte della Commissione Reis costituita presso il Centro regionale per l’Inventario, la Catalogazione e la Documentazione grafica, fotografica, aerofotogrammetrica, audiovisiva CRicd. Nuove iscrizioni nei registri riguardano  anche il Genio di Palermo, l’Altopiano dell’Argimusco iscritto fra i luoghi dell’Identità e della Memoria, le barche storiche di Pantelleria ed altre significative espressioni di bene da valorizzare. Importanti riconoscimenti che valorizzano la Sicilia che confermano  l’attenzione con la quale l’Assessorato dei Beni culturali della  Regione Siciliana ed il suo organismo all’interno, il Reis,  Registro eredità Immateriali, definite dall’Unesco Intangible Cultural Heritage, desiderano salvaguardare e  proteggere “l’insieme di quelle pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e tecniche nella forma di strumenti, oggetti, artefatti e luoghi ad essi associati, che le comunità, riconoscono come parte del loro patrimonio culturale”.

Un patrimonio immateriale caratterizzato da una grande vulnerabilità ma che si intende proteggere e promuovere. con la creazione di un Catalogo delle espressioni della cultura immateriale, istituito nel 2005 e di cui il Centro per l’inventario la catalogazione e la documentazione della Regione, diretto da Laura Cappugi, ha curato il coordinamento e le azioni di promozione. Un corpus che comprende le “tradizioni orali ed espressioni, compreso il linguaggio come veicolo del patrimonio culturale immateriale, le arti dello spettacolo, le pratiche sociali e rituali, gli eventi festivi, le conoscenze e pratiche concernenti la natura e l’universo, i saperi legati all’artigianato tradizionale cosi’ suddiviso: il Libro dei tesori umani viventi in cui iscrivere quegli individui, le collettività, i gruppi che si pongono quali detentori unici o particolarmente qualificati di saperi tecnici, rituali-cerimoniali, linguistici o espressivi riferibili a processi storico-culturali di “lunga durata”; il Libro delle Celebrazioni, delle Feste e delle Pratiche Rituali; il Libro dei Mestieri, dei Saperi e delle Tecniche; il Libro dei Dialetti, delle Parlate e dei Gerghi; il Libro delle Pratiche Espressive e dei Repertori Orali.

Sara Cappello è stata iscritta nel Registro delle eredità immateriali della Regione Siciliana con la seguente motivazione: “Cantora di Sicilia, per la riproposta  del  canto tradizionale siciliano attraverso un costante impegno profuso nell’opera di promozione e valorizzazione”. Una certificazione  prestigiosa  che riconosce  un’attività artistica e di ricerca quasi trentennale dedicata al patrimonio tradizionale siciliano, alla musica popolare, alla  memoria regionale, al dialetto siciliano, sostenuta da forte passione ed interesse fino ad oggi. «Sono molto grata per questo riconoscimento al mio lavoro – dichiara Sara Cappello -,  ma soprattutto per l’attenzione che la Regione Siciliana sta manifestando nei confronti del nostro patrimonio culturale siciliano che bisognerà  conservare e trasmettere di generazione in generazione, assicurando  il senso di continuità storica della Sicilia, la memoria collettiva, l’insieme dei saperi, segno importante di identità regionale siciliana. Ringrazio l’Associazione Ultimi Cantastorie di Ragusa, presieduta da Franco Occhipinti, che ha presentato e sostenuto la mia  candidatura di iscrizione al Reis».

Sara Cappello foto Angelo Raia

L’associazione culturale iblea ha presentato anche la candidatura di Alfio Patti, l’Aedo dell’Etna, candidatura sostenuta dalla Soprintendenza di Catania. “Alfio Patti – scrive il Reis – ripropone il canto tradizionale siciliano attraverso un costante impegno profuso nell’opera di promozione e valorizzazione”. Originario di San Gregorio di Catania, Alfio Patti dal 2002 ha messo in pratica una sua idea di impegno artistico e culturale che consiste in conferenze-spettacolo, aventi per protagonisti versi musiche canti e didascalie di motivi classici e moderni della Sicilia. Uno spettacolo veramente singolare, visivo-fonico-gestuale che lui stesso ha battezzato Allakatalla. Lo spettacolo, intitolato come il Gruppo di ricerca da lui stesso fondato, ha riscosso successo in Sicilia, nel Nord-Italia così come all’estero. A seguito di questa esperienza ha inciso e pubblicato il Cd di canzoni siciliane “La pampina di l’alivu”(Catania 2002). Dal suo esordio come aedo e cantastorie ha portato i suoi spettacoli, “Allakatalla”, “Friscanzana” e “Trìspiti e tàvuli”, in giro per teatri e piazze. Suoi spettacoli sono l’ironico “La Giustizia e il sonno” e “Tra ciuri d’aranci e spini santi”, percorso interamente dedicato alla storia della donna siciliana. Poeta e cantautore, ha dato, a detta della critica ufficiale, un notevole contributo al rinnovamento della poesia in dialetto siciliano, usato al pari delle altre lingue. E’ autore di diversi testi di poesia e narrativa in cui la Sicilia e la lingua siciliana sono fra gli argomenti trattati e divulgati con grande passione e seria professionalità.

Alfio Patti

A ottobre dello scorso anni è uscito col libro “Eretici, avventurieri e cospiratori. Poeti siciliani nel travagliato Seicento”, pubblicato da Algra Editore: uomini liberi che seguirono il loro istinto e non ebbero timore a esprimere le loro idee contro il potere dispotico della monarchia spagnola, il potere arbitrario della nobiltà e il potere oscurantista dell’inquisizione. Gli otto poeti inseriti in questo saggio ci mostrano una cartina al tornasole di un’epoca interessante, spartiacque tra Rinascimento e Illuminismo. Un periodo tanto oscuro quanto preparatorio alla rinascita della ragione e della libertà di pensiero. Attraverso i loro versi conosciamo usi e costumi, luoghi e regole, politica e religione, giustizia umana e divina di quell’epoca, ma apprendiamo soprattutto i sentimenti che questi uomini-poeti hanno espresso con i loro versi pieni d’amore nei confronti della poesia. Questa era considerata, allora, un dono di Dio e come tale doveva essere onorata e coltivata, soprattutto condivisa.



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