sabato 20 aprile 2019

sabato 20 aprile 2019

MENU

Giuseppe Rapisarda: «Portiamo i libri alle persone nella loro quotidianità»

Sugnu sicilianu

Ha varcato i confini regionali contagiando anche il Nord Italia l'iniziativa "Lascia un libro, prendi un libro" ideata dal chimico belpassese, appassionato di viaggi. L'idea, mutuata da varie realtà simili sparse nel mondo, è stata personalizzata anche con fini sociali: «Meglio un libro che la ludopatia. L'operaio che trova un volume al bar o dal ferramenta, prima o poi lo sfoglierà»


di Laura Cavallaro

Libri, libri ovunque, fra barattoli di colore, accanto all’espositore del pane, dal parrucchiere, nella sala d’attesa del medico, dal fruttivendolo; l’idea è nata al belpassese Giuseppe Rapisarda, laureato in chimica ed ex area manager di una multinazionale, dedito da tempo ai viaggi. Un’iniziativa valida e in totale controtendenza rispetto agli ultimi dati preoccupanti stilati da Censis, in cui viene fuori che gli italiani leggono sempre meno giornali e libri, distratti dagli smartphone e dalle serie tv e che, a giudicare dal successo, lascia ben sperare per il futuro. «La mia filosofia – spiega – non è di accostare le persone ai libri, per quello ci sono le biblioteche o le scuole, ma quella opposta di portare i libri alle persone nei luoghi della loro quotidianità. L’operaio o il manovale forse non andranno mai in biblioteca a prendere un libro, non solo per una questione di forma mentis ma in particolare per gli orari, visto che dalle 9 alle 12 la maggior parte delle persone è a lavoro. Se, però, trovano i volumi dal ferramenta mentre comprano altre cose, la prima volta li guarderanno con diffidenza, la seconda li vivranno come familiari, alla terza con molta probabilità li sfoglieranno».

Giuseppe Rapisarda

Un’iniziativa che ha preso vita durante i suoi giri intorno al mondo. «Viaggiando – prosegue – ho visto, anche in parchi pubblici sperduti, cassette con libri destinati allo scambio. Perfino in Alaska c’era un negozio con uno scaffale contenente alcuni testi, così ho pensato d’importare questa iniziativa. Non ho inventato nulla ma ho voluto fare arrivare nella mia comunità, Belpasso, qualcosa che ho visto altrove aggiungendo la mia impronta».

Dalla primavera del 2017 Giuseppe Rapisarda ha portato avanti il progetto, totalmente a costo zero per la collettività, mettendo in circolo ben 2000 libri tutti custoditi all’interno di esercizi commerciali, protetti dalle intemperie e dai vandali. L’unico aiuto che riceve è quello dei lettori che fanno le donazioni e degli esercenti che ospitano il punto di condivisione. «Io mi definisco un passionale – come ci racconta – che butta il cuore oltre l’ostacolo e poi lo va a riprendere. Non è la prima volta che curo iniziative a carattere etico-sociale, per Lascia un libro, prendi un libro però ho avuto inizialmente qualche difficoltà, non riuscivo a trovare punti di condivisione. Dopo averne avviati tre o quattro, credevo ultimato il lavoro e invece ho visto grande interesse da parte delle persone ed ho deciso di proseguire».

Lascia un libro prendi un libro dal parrucchiere

La portata del progetto, in realtà, ha raggiunto in poco tempo numeri interessanti, sono ben sei le regioni coinvolte: Sicilia, Abruzzo, Veneto, Lombardia, Piemonte e Toscana, con 85 punti di raccolta sparsi in 26 comuni fra cui Catania, Messina, Vinci, Varese, L’Aquila, Padova e Asti, a cui di recente si sono aggiunti anche Augusta e Gravina di Catania. Un impegno regolare e quotidiano per Giuseppe che prosegue l’attività anche durante i suoi lunghi spostamenti all’estero, curando i contatti e la pagina Facebook, costantemente aggiornata con post sulla lettura.

Rapisarda in ferramenta Marino a Pedara illustra l'iniziativa al sindaco Antonio Fallica

Giuseppe si sposta in lungo e in largo per tutta la Sicilia sostenendo di tasca propria le spese ma è grazie alla visibilità raggiunta on-line se l’iniziativa si è potuta allargare a macchia d’olio nel resto della Penisola: «Attraverso internet sono stato avvicinato da svariate persone, interessate a estendere il progetto anche nelle loro città. Gli ho fornito il logo e tutte le informazioni necessarie per portare avanti il programma e avviare un punto di scambio». Le regole sono poche e semplici sia per chi legge sia per chi ospita l’iniziativa: «Per prendere un testo bisogna lasciarne un altro. Naturalmente, vanno bene tutti i libri a eccezioni di quelli scolastici e non c’è alcun vincolo di argomento, ad esempio se lascio un libro di psicologia possono prenderne uno d’arte. Inoltre, non essendo prevista alcuna registrazione, né del lettore né del testo, diviene tutto più semplice anche per il negoziante. Alla fine servono soltanto circa 50 centimetri di spazio, all’interno del negozio, dove possono entrare fino a circa una trentina di testi. Basti pensare che un bar di Belpasso ha iniziato con una decina di libri ed oggi ne conta circa 150, custoditi in un armadio».

Lascia un libro prendi un libro dal panettiere

La duplice valenza del progetto vede il coinvolgimento attivo sia degli habitué della lettura, che in qualità di appassionati inseriscono testi validi nella raccolta ma soprattutto dei neofiti i quali contribuiscono a mantenerlo in vita. L’impegno di Rapisarda non ha solo una valenza sociale ma anche di etica dell’ambiente, ha di fatto donato nuova vita a molti libri che altrimenti sarebbero finiti nella pattumiera: «Di solito – spiega il chimico – faccio una cernita dei testi, sia per quanto riguarda l’argomento sia per le condizioni in cui si trovano. Quelli che non reputo adatti allo scambio, ma che sono comunque validi, ovviamente li porto in biblioteca. Tutti i testi che sono nelle vicinanze passano dalle mie mani; li controllo e metto un timbro contenente il mio recapito e l’indicazione della pagina Facebook. Alcuni vanno incollati, altri li ripulisco dalla polvere accumulata durante il loro sonno nelle librerie, qualcuno purtroppo arriva anche in condizione pessime. Ho stilato una sorta di catalogo mentale per la distribuzione e in alcuni casi faccio una scelta ben precisa, come per le scuole di musica dove porto testi inerenti o in un paio di sedi dove è possibile trovare quelli in lingua».

Lascia un libro prendi un libro a Noto

Il progetto di riuso e riciclo interessa anche i supporti, alcuni scaffali buttati sono stati rimessi a nuovo e riutilizzati. Un modo per insegnare a grandi e piccini, visto il recente impegno con le scuole primarie, l’arte del recupero con la quale valorizzare ciò che altrimenti andrebbe perso. Basti pensare che uno dei tanti libri salvati dall’ex manager e destinato al macero custodiva al suo interno una poesia di Ada Negri, scritta durante la sua permanenza in Sicilia. Non solo, sono molti i libri antichi su cui hanno studiato i nostri nonni e bisnonni scampati a un infame destino e oggi custoditi in biblioteca grazie all’impegno di questo lettore-viaggiatore. Unico neo è rappresentato dalla difficoltà di coinvolgere le istituzioni locali: «I tempi della burocrazia sono spesso lentissimi e anche se volessi posizionare nelle isole ecologiche qualche punto di raccolta testi ho incontrato non poche difficoltà legate soprattutto alle autorizzazioni. Solo a Pedara un consigliere, venuto a conoscenza del progetto, mi ha contattato per ridistribuire i libri in alcuni bar, palestre e scuole primarie ma per il resto i Comuni sono rimasti sordi a qualunque appello. Eppure in alcune regioni come la Lombardia, l’Emilia Romagna, le Marche i proprietari delle attività impegnati nel book sharing sono stati premiati dai sindaci con targhe e hanno ottenuto anche sgravi fiscali per le loro attività. Un gesto simbolico ma di grande valore per chi è coinvolto in prima persona. Soprattutto alla luce del fatto che i commercianti spesso praticano una scontistica sugli acquisti per coloro i quali prendono o lasciano un libro. Se i bar offrono il caffè, i parrucchieri hanno pensato a uno sconto del 10% per i clienti».

Torta libraria anti-ludopatia a Belpasso

Una bella rete sociale che andrebbe incentivata dal momento che in concomitanza alla “Biblioteca diffusa” è stata lanciata da venti bar la campagna “Sì ai libri, no alle slot-machine”: «Molti baristi vedendo gli amici e i conoscenti rovinarsi, hanno deciso di rinunciare al guadagno facile impegnandosi concretamente nella lotta contro la ludopatia». Il prossimo passo da avviare è la creazione di eventi letterari e chissà che non ci riesca al rientro dalla sua prossima avventura.

Ci sembra d’obbligo, prima dei saluti, chiedergli quali siano i libri che ha sul comodino, perché come si sa la lettura permette di vivere tante vite: «Sto consultando una guida turistica sui Caraibi, dove andrò in vacanza a breve e dopo alcuni anni sto rileggendo “Il piccolo principe”, recentemente citato dal Papa».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 23 gennaio 2019
Aggiornato il 28 gennaio 2019 alle 18:03





TI POTREBBE INTERESSARE

Luca Manuli: «Comunico più con le mani che con le parole»

Costumista, scenografo e anche qualcosa in più: l'artista ennese spazia dal campo delle arti visive a quello della decorazione e della pittura con grandi risultati, perché il suo estro creativo prende forma proprio dalla miscellanea di tutte queste competenze, che lui mischia, fonde, contamina, dando vita ad opere d'arte eccezionali ed uniche, capaci di emozionare

«La fede è apertura al mondo, il bene della polis viene dai valori»

Il vescovo di Acireale non si sottrae al dibattito sui migranti che infiamma l'Europa: «La questione è complessa, vanno coinvolti americani, russi e cinesi». Il presule difende il ruolo della Chiesa: «Attenti al sociale, i nostri ponti umanitari non sono astratte utopie». L'impegno della Diocesi con il progetto del parco culturale ecclesiale: «Un'opportunità di lavoro per i giovani»

Brigantony: «Ho chiesto al sindaco di portare la mia musica in tutti i quartieri di Catania...»

«... Mi ha risposto che il Comune è in deficit ma senza soddi non si canta missa». Pane al pane per il menestrello catanese del folclore siciliano, simbolo della stessa Isola quando va in giro per il mondo con il suo bagaglio musicale infarcito di colorito dialetto e goliardica spregiudicatezza: «Esci dalla Sicilia e la gente ti ama, arrivi là e Brigantony è la Sicilia»

Davide Campisi, la musica come "pane quotidiano"

Il musicista folk ennese, suonatore di tamburi a cornice, forte di vent'anni buoni trascorsi a lavorare nell'azienda di panificio e pasticceria di famiglia, ha mantenuto saldo il rapporto con la gente che gli fa vivere con facilità il senso del popolare: «La musica è "pane quotidiano". L’hobby della musica non esiste. La musica è una vocazione, fa parte del tuo essere»

Roberta Urso: «Privilegiata perché lavoro nella mia terra e per la mia terra»

Giornalista mancata, la neo delegata siciliana dell'Associazione Donne del Vino, eletta all’unanimità dalle 17 socie dell'Isola - «Sentirete parlare di noi» afferma -, oggi è ben felice di fare la responsabile delle pubbliche relazioni di Cantine Settesoli, la più grande cooperativa vitivinicola d'Europa: «Sarà perché sono di Marsala, ma il vino ce l’ho nel sangue»

Marco Consoli
il George Clooney d’Italia è catanese

Il bel brizzolato che campeggia nella cartellonistica pubblicitaria di cinque continenti è anche attore, produttore, promotore culturale ma, soprattutto, uno tra i 20 modelli over 50 più seguiti al mondo su Instagram. Ma non è sempre stato così, fino a 18 mesi fa la vita di Marco, siciliano di nascita ma trentino d'adozione, era un'altra...