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Gian Luca Marino: «Grazie a Ettore Majorana mi sento un siciliano adottivo»

Libri e fumetti

Il giornalista, scrittore e blogger piemontese ha un legame strettissimo con l'Isola, anche per una misteriosa linea sottile che lo lega al fisico siciliano scomparso nel 1938, conosciuto grazie a un libro di Leonardo Sciascia letto quando era ancora un ragazzino. Oggi, a distanza di 30 anni, pubblica "Sulle tracce di Majorana" in cui racconta il suo senso di "appartenenza"


di Maria Enza Giannetto

«Per me la Sicilia è una grande alchimia». Quest’affermazione, che sembra quella di un siciliano doc, chiude la premessa al libro “Sulle tracce di Majorana - Diario di Sicilia” (Undici edizioni, febbraio 2018) del giornalista, scrittore e blogger piemontese Gian Luca Marino che con l’Isola ha ormai da anni un legame strettissimo, sia per ragioni di cuore (è sposato con una siciliana) sia per una misteriosa linea sottile che lo lega a Ettore Majorana.
Un legame fatto di casualità e coincidenze che ha portato Marino, collaboratore di varie testate giornalistiche e appassionato di storia, antropologia, fotografia, nuovi linguaggi e mistero (nel 2017 ha scritto il libro Vercelli misteriosa e ha collaborato anche con la trasmissione Mistero di Italia Uno) a interessarsi sempre più della vita del fisico siciliano scomparso nel 1938.

Gian Luca Marino

«Esiste una sottile linea che mi lega alla Sicilia – spiega Marino, classe 1976 -. Una trama che inizia più di trent’anni fa in una terra distante oltre mille chilometri dalla Trinacria. Un pomeriggio d’agosto di più di 30 anni fa, avevo 10 anni, nella mia casa di Vercelli, per combattere la noia pomeridiana, andai davanti alla libreria dei miei genitori e presi tra le mani, per caso, il libro “La scomparsa di Majorana” di Leonardo Sciascia, donato alla mia famiglia dal signor Salvatore Cacciola, anch’egli siciliano».
Da allora, ogni volta che si è imbattuto in un racconto, una storia, un documentario sul genio siciliano ne è stato rapito. “Esistono libri – scrive nel testo Marino - che cambiano la vita, altri sono profetici, anticipano un cammino, una direzione. A me era toccato uno di questi”.
Molto tempo dopo quell’estate degli anni ’80, Marino approda in Sicilia, terra della sua futura moglie e comincia a conoscere meglio quel territorio che fino ad allora aveva solo fatto da sfondo alle vicende del fisico catanese.
«Mi sono subito sentito accolto – racconta - e anno dopo anno mi sono innamorato dell’Isola, soprattutto della parte orientale e della costa ionica, visto che mia moglie Mariangela è nata e cresciuta lì (a Castiglione di Sicilia, nda)».

“Sulle tracce di Majorana” di fatto non è un libro che si pone interrogativi sulla scomparsa dello scienziato siciliano. La figura del fisico siciliano è, semmai, un pretesto narrativo per raccontare quella famosa linea sottile che lega un piemontese doc a una regione per lui sconosciuta ma che, in fondo, era forse nel suo destino da sempre. E questo pretesto narrativo, sempre sull’onda della casualità, prende avvio in un altro caldissimo pomeriggio d’agosto, proprio a Castiglione di Sicilia.


«Era una domenica dell’agosto 2009 – racconta Marino -, e nel primo pomeriggio, con l’aria torrida, mentre ero sul balcone mi venne la malsana idea di andare a fotografare il caldo. Mi misi in macchina, con il mio inseparabile taccuino e la mia macchina fotografica, e cominciai a percorrere la strada che a valle del comune di Castiglione attraversa la contrada Pietramarina e la frazione di Verzella, per poi risalire fino a quella di Passopisciaro; lì decisi di parcheggiare per entrare in un bar a bere qualcosa di fresco, ma venni colpito da una “presenza” familiare nella piazzetta dove si ergeva un busto di Majorana con una targa: Ad Ettore Majorana/ Mistero e Mito di un genio./ Nel centenario della sua nascita, i Cittadini di Passopisciaro. 5 agosto 2006».

Una sorpresa inaspettata che incuriosì Marino e che lo portò a chiedere informazioni tra le persone al bar, e a scoprire che lì, proprio nella frazione di Passopisciaro, c'è Villa Corso, residenza di proprietà della famiglia Majorana e ancora oggi frequentata spesso da Fabio Majorana, nipote del fisico (figlio del fratello Luciano).
Villa che, ovviamente, Gian Luca Marino riesce a visitare quello stesso giorno, accompagnato dal nipote di Majorana, calpestando, dopo quasi un secolo, lo stesso viale in cui aveva giocato il giovane Ettore, e rinsaldando, se ancora fosse necessario, quel vincolo misterioso che tiene la vita del giornalista piemontese legata alla storia del genio siciliano.
«È stata un’esperienza davvero molto toccante - spiega Marino – direi quasi da brivido. Un’esperienza che all’inizio ho tenuto per me, ma che poi ho cominciato a raccontare nel mio blog, fino ad approdare al libro, dove di fatto condenso il mio legame con questa terra favolosa».
Un legame nato dalle pagine di un libro di Sciascia che trova ora spazio nel suo di libro, tra parole, immagini evocate e tante frasi tra cui spicca: “Non sono nato nella terra di Trinacria, ma lei mi ha adottato, mi ha fatto sentire a casa”.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 23 marzo 2018
Aggiornato il 30 marzo 2018 alle 18:13





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