Fratelli Birrafondai, la famiglia brassicola va in paradiso: «Le nostre birre profumano di Sicilia»

Calici & Boccali Sette anni dopo la nascita del loro microbirrificio artigianale, birra Ciaurusa la primogenita nata dalla creatività dei fratelli Santa e Rosario Di Caro di Misterbianco ha vinto di recente il Luppolo d'oro come miglior Belgian White al Best Italian Beer 2019. Santa Di Caro, di professione farmacista e prima nastra birraia siciliana: «Volevo che la mia birra fosse perfetta prima di sottoporla al giudizio degli esperti». Il sogno dei Fratelli Birrafondai è quello di evolversi: «Vogliamo diventare un birrificio con sala di degustazione che rientri nei percorsi turistici»

Più o meno dalla fine del 2012, anno nella cui primavera hanno messo su il loro birrificio artigianale in quel di Misterbianco e battezzato la Ciaurùsa, prima nata della loro produzione, Santa e Rosario Di Caro meditavano di far concorrere quella birra così profumata a qualcuno dei tanti concorsi brassicoli della Penisola. Ma Santa, la mastra birraia di famiglia, non ha mai voluto farlo. Almeno fino allo scorso dicembre quando si è convinta che la sua primogenita fosse finalmente pronta ad affrontare l’agone.

I Fratelli Birrafondai ovvero Rosario e Santa Di Caro

E alla luce del Luppolo d’Oro conquistato dalla Ciaurùsa nella categoria Belgian White nella quinta edizione del Best Italian Beer 2019, il più importante di questi concorsi, non si può certo darle torto. «Non è che snobbassi i concorsi, volevo però che la mia birra fosse perfetta prima di sottoporla al giudizio degli esperti», spiega Santa, mastra birraia per passione. Classe ‘70, un lavoro in farmacia e un grande amore per la chimica e per tutte le sue reazioni, Santa ha cominciato a fare le sue birre in casa. Assaggiatore d’eccezione il fratello Rosario, «un vero e proprio “autistico” delle birre: è capace di riconoscere al primo assaggio tutte quelle che ha bevuto e non dimentica mai il nome delle etichette», dice sorridendo Santa. Musicista rock, amante delle birre artigianali, frequentatore seriale di tap room (i locali adibiti alla degustazioni di birre, nda), Rosario ha cominciato ad interessarsi alla craft brewery passando per i movimenti di autoproduzione in campo alimentare.

“Ciaurusa” dei Fratelli Birrafondai vincitrice del Luppolo d’oro 2019

Quando fare la birra in casa non è bastato più, Santa e Rosario e il marito di lei Antonio Biuso, «che è il nostro primo critico, la nostra coscienza economica e il nostro creativo», si sono fatti forza e fondato I Fratelli Birrafondai (nomen omen) che oggi produce sei tipologie di birra. Oltre la blanche di tipo belga Ciaurùsa ci sono la ale bionda di tipo belga Belladonna, la scottish ale amber Calura, la Chocolate Stout di tipo irish Xiara, la indian pale ale Lupa e l’altra blanche Dusa. A rendere uniche queste birre c’è il legame forte con il territorio siciliano esaltato dalla sapiente mano di Santa. «Fare la birra è una cosa solo apparentemente semplice. È vero che tutti possono farla a casa con un kit che ormai si acquista facilmente anche on line, ma per ottenere i risultati voluti, sviluppare i profumi e toccare le papille gustative in modo da far persistere in bocca gli aromi è fondamentale conoscere i processi chimici che avvengono durante tutte le fasi di lavorazione», sottolinea la produttrice artigianale che ha studiato al corso di specializzazione nel settore produttivo del malto e della birra della facoltà di Tecnologie Alimentari dell’Università di Udine.

I Fratelli Birrafondai Rosario e Santa Di Caro al lavoro sulle loro birre

I profumi esaltati da Santa Di Caro sono quelli siciliani: la satra, una varietà autoctona siciliana di timo selvatico, nella Ciaurusa fatta utilizzando grani antichi siciliani biologici e non maltati come il Russello e il Perciasacchi; le scorze di arancia amara della Piana di Catania nella Belladonna, la radice di liquirizia siciliana nella Calura, la “sitaredda” e altre erbe selvatiche lampedusane nella Dusa, birra distribuita quasi esclusivamente nell’isola delle Pelagie. E poi c’è la fava di cacao che, pur non essendo siciliana, è il simbolo del cioccolato di Modica e anche della Xiara, «prodotta – spiega la mastra birraia – a partire da malti scuri e aromatici tostati fino a renderli del colore del cioccolato fondente, i cosiddetti “malti cioccolati”».

Un prosit fra i Fratelli Birrafondai Rosario e Santa Di Caro con la Calura

«Legare la birra al territorio è una delle cose che amo di più e nel mio impegno di ottenere il massimo in fatto di aroma e persistenza la conoscenza della chimica è fondamentale», ribadisce Santa mentre Rosario annuisce tra scatole di cartone alla rinfusa in procinto di essere riempite con le bottiglie e poi chiuse e spedite. «La nostra è una produzione di nicchia destinata a ristoranti e pizzeriechiarisce Rosario che si dedica a tempo pieno al microbirrificio -. Siamo passati dalle 15.000 bottiglie alla 40.000 del 2019 e nel 2020 ci piacerebbe arrivare a 180.000. A questi numeri si aggiungono quelli dei fusti per la spillatura».

Il lavoro dei Fratelli Birrafondai Rosario e Santa Di Caro ha a che fare moolto con gli equlibri chimici degli ingredienti

Il sogno dei Fratelli Birrafondai, però, è quello di evolversi. «Il nostro obiettivo è ampliare la nostra attività e diventare un birrificio con sala di degustazione che rientri nei percorsi turistici», confessano Santa e Rosario. «Mi piacerebbe produrre birre scure ad alta fermentazione con poca schiuma, ma qui in Sicilia è ancora quasi impossibile servire birre di questo tipo -, continua Santa con una punta di rammarico -, le cose però stanno cambiando e la cultura brassicola sta crescendo». In attesa di dedicarsi alle birre scure, però, Santa non se ne sta con le mani in mano. «Sto approfondendo il lavoro sulle radici di liquirizia, mentre il prossimo passo – conclude – sarà creare una birra artigianale al passion fruit, rigorosamente siciliano».

Fratelli Birrafondai, Antonio Biuso e Rosario Di Caro

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