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Franco Politano, una vita sottoterra: «Il mio battesimo da speleologo con la leggendaria grotta di Villasmundo»

Sugnu Sicilianu La sua attività speleologica inizò alla fine degli Anni 70 quando esplorò con il Cai le cavità lungo il torrente Cugno di Rio e scoprì la meravigliosa grotta del Siracusano. Nel 1984 fu tra i fondatori del Centro speleologico etneo diventando un vero esperto del sottosuolo di Catania: «A tutt’oggi, ho individuato una settantina di cavità, alcune molto antiche e dimenticate da tempo. Oltre la metà sono state esplorate e mappate dal Cse»

Nella vita, recita un antico detto, l’uomo propone ed il destino dispone. Quando era bambino, per Franco Politano questo destino aveva il fascino delle storie raccontate dal nonno sulle leggende ed antichi misteri di Catania sotterranea. Un mondo di tenebre, a molti sconosciuto che aveva, secondo una leggenda metropolitana, visto sparire una intera scolaresca! Cavità, camminamenti, grotte, sentieri ed antiche stanze che furono utilizzate durante la seconda guerra mondiale come rifugi antiaereo. Passano gli anni e la vita di Franco segue il suo corso. Nuovi interessi, amicizie e studi ma quei racconti del nonno erano sempre lì in un angolo, pronti a tornare in superficie. Finché alla fine degli Anni 70 nacque la sua passione per la speleologia: «Era il 1977, avevo 21 anni, quando mi sono iscritto al gruppo Grotte del Club alpino italiano di Catania».

Franco Politano nel 2015 nel sottosuolo di Licodia Eubea

Era un periodo quello in cui il gruppo etneo del Cai aveva iniziato ad esplorare delle cavità lungo il torrente Cugno di Rio nel territorio di Villasmundo, frazione del Comune di Melilli, in provincia di Siracusa. Questa prima uscita per Politano rappresentava il “battesimo dello speleologo”. Il destino lo aveva pazientemente aspettato riservandogli una spettacolare rivelazione. «Non potevo chiedere di più al destino: essere testimone e protagonista della scoperta di una leggendaria grotta delle meraviglie, una apparizione da lasciarmi a bocca aperta: la grotta di Villasmundo». Questa esperienza sotto terra lo segnerà affascinandolo definitivamente. Alla fine delle successive esplorazioni speleologiche, la grotta si presenta con uno sviluppo in orizzontale per una lunghezza di circa due chilometri ed è percorsa da un corso d’acqua, vasti saloni di crollo, enormi stalattiti ed un ampio lago terminale profondo circa 60 metri.

Grotta di Villasmundo, foto Cutgana dell’Università di Catania

Dopo qualche anno, era il 1984, Politano lascia il Gruppo Grotte del Cai e con alcuni amici fonda il Centro speleologico etneo, operando delle scelte di vita pur mantenendo fede alla sua passione: «La famiglia ed il lavoro non mi permettevano di assentarmi per intere giornate – sottolinea lo speleologo catanese – così mi sono ritagliato un mio territorio per operare vicino casa, scelsi di andare alla scoperta del sottosuolo di Catania».

Franco Politano e i pistrelli, i veri abitanti del sottosuolo

Agli inizi degli Anni 90 la Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali chiese al Cse di esplorare le Terme Achilleane di piazza Duomo a Catania per capirne lo sviluppo. «Esplorando delle gallerie che iniziano dalle Terme siamo sbucati dentro il porto, un altra ci ha portati dietro il municipio sotto via Merletta. Da quel punto un altro percorso ci portò alla fontana dell’Amenano (Acqua a linzolu). Da questa lontana esperienza ho iniziato a dedicare una buona parte del tempo libero in ricerche negli archivi storici cittadini nella speranza di trovare informazioni sull’esistenza di cavità ormai dimenticate, ad intervistare persone anziane e perlustrare in compagnia dei miei amici del Cse aree cittadine non edificate alla ricerca di possibili accessi ad ipogei. Tutta questa attività mi ha permesso di individuare, a tutt’oggi, una settantina di cavità, per lo più artificiali, magari molto antiche e dimenticate da tempo. Oltre la metà di queste cavità sono state esplorate e mappate dal Centro speleologico etneo».

Franco Politano nel 2001 sotto Fontana dell’Amenano, foto di R. Bonaccorso

Sono tante le cavità scoperte dal Cse, tra il 1999 ed il 2003, per conto del Comune di Catania e della Facoltà d’Ingegneria. «Abbiamo studiato una ventina di ipogei, nell’ambito del cosiddetto Progetto Catania, uno studio sulla risposta sismica del centro storico – racconta Politano -. Successivamente, sempre per conto del Comune di Catania, abbiamo realizzato la mappa del Canale di cintura. Una costosa e lungimirante galleria, scavata negli Anni Cinquanta del secolo scorso, che inizia dal Tondo Gioeni e passando sotto l’aiuola spartitraffico della Circonvallazione sbuca tra gli scogli di via Villini a Mare. Doveva servire per preservare la città dagli allagamenti in occasione di forti temporali e smaltire in mare le acque meteoriche, invece è totalmente inutilizzata ed in parte ostruita da una inestricabile giungla di radici. Altre cavità che ci hanno dato tanta soddisfazione sono i cinque rifugi antiaerei sottoroccia all’interno di antiche cave di ghiara, tra questi il vasto ed affascinante rifugio di via Daniele. Per finire ci siamo occupati anche di un Qanat, canali di captazione di sorgenti d’acqua in special modo nella zona di Cibali, in via della Sorgiva».

Radici all’interno del Canale di Cintura di Catania nel 2007, foto dell’archivio del Centro speleologico etneo

Questa continua attività di volontariato del Centro speleologico catanese si è concretizzata in diverse pubblicazione presentate in convegni nazionali ed internazionali dedicate alle cavità artificiali, oltre a diverse decine di conferenze tenute nelle scuole e presso associazioni cittadine. Catania sotterranea non finisce di stupire gli speleologi come Franco Politano il, nonostante il tempo libero rubato alla famiglia e le difficoltà che incontrano per riuscire a convincere le autorità e pure i proprietari dei luoghi dove sono ubicati gli ingressi degli ipogei per consentire agli speleologi il libero accesso, continuano con passione a scoprire la Catania underground.

Politano nel 2014 sotto i Monti Rossi etnei, nella grotta di Rosso Malpelo




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