Dal neo-illuminismo di Sciascia al blues di Piazzese, i colori siciliani del giallo italiano

Libri e Fumetti “Storia del giallo italiano” (Marsilio editore) di Luca Crovi è una riflessione sulle plurime caratteristiche di questo genere di successo a livello nazionale ed internazionale. Dall'alto valore letterarario di Sciascia ai forti colori e odori di Sicilia di Camilleri, dal giallo-rosa di successo di Alessia Gazzola ai delitti delitti "sani, buoni e misteriosi" di Santo Piazzese, l'importanza del noir siciliano in quel genere di letteratura popolare che è, come dice Gramsci, strumento di comprensione del mondo sociale

Una storia del giallo italiano che è anche una riflessione sulle plurime caratteristiche di questo genere di successo a livello nazionale ed internazionale. Un genere che non è facilmente classificabile perché spesso racchiude opere che pur nate in altri ambiti vi rientrano nella loro essenza. Una storia ben strutturata quella di Luca Crovi in un testo pubblicato dalla casa editrice Marsilio. Il titolo del libro racchiude il progetto programmatico dell’autore: “Storia del giallo italiano”. Una lunga ricostruzione, all’interno della quale un notevole ed importante spazio è dato ovviamente ad autorevoli scrittori siciliani. Ed è su di loro che questo articolo si concentrerà. Prima però è necessario comprendere quali assunti stiano alla base dell’opera di Crovi. Per l’autore si tratta di un genere letterario in cui si rispecchiano desideri nascosti e paure inconfessabili di una società. Si comprende bene che accanto all’analisi letteraria vi è dunque una riflessione storico-sociologica. E’ del resto evidente che la letteratura è una dimensione multidisciplinare che lega molti contesti e diverse dimensioni interpretative della realtà.

Luca Crovi

Luca Crovi compie con una scrittura chiara e divulgativa un vero e proprio viaggio nel “giallo” italiano, che è anche un itinerario nella storia della penisola dal Novecento ai nostri giorni. Un viaggio che è spazio-temporale poiché è legato alle diverse aree geografiche dell’Italia, dalla Milano di Augusto De Angelis e Giorgio Scerbanenco, alla Roma di Giancarlo De Cataldo, dal boom degli anni Sessanta al grande successo di Andrea Camilleri, dai noir di Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto, Antonio Manzini e Maurizio de Giovanni ai legal thriller di Gianrico Carofiglio, da Sciascia a Santo Piazzese. Solo per citarne alcuni, l’elenco sarebbe davvero lungo. Prima di addentrarci nell’analisi di alcuni autori siciliani analizzati nel testo è importante ricordare quanto il genere giallo avesse attirato l’attenzione del geniale filosofo Antonio Gramsci che con una delle sue tante moderne intuizioni aveva compreso la valenza di un genere culturale che si rivolgeva ad un ampio pubblico. Ed aveva ben chiaro che la letteratura popolare è uno strumento di comprensione del mondo sociale, non a caso Gramsci guardava alla importante tradizione anglosassone. Scrive Crovi: “Nell’anno cruciale 1929 in cui debuttarono  ‘I Libri Gialli’ della Mondadori Antonio Gramsci, rinchiuso nel carcere di Turi, iniziò la stesura dei suoi Quaderni. Come ricorda lo studioso Alessandro Zaccuri: ‘I gialli rientravano perfettamente nella fattispecie della letteratura popolare alla quale Gramsci dedica le proprie annotazioni, ma con la sua predominanza di autori quasi esclusivamente anglosassoni la nuova collana sembrava anche confermare la condizione di sostanziale marginalità che il genere poliziesco scontava al momento nel nostro Paese’.”

Un genere che pur partendo nella tradizione letteraria italiana da una dimensione minore era invece destinato ad avere nel tempo non solo una crescita esponenziale sul piano dei lettori ma anche ad assumere notevoli valenze e significati cultural-filosofici, sociologici e storici.

Il giallo sui generis di Sciascia

Sciascia visto da Nicolò D’Alessandro

Nella nostra analisi sul ruolo cruciale dei siciliani nella storia del giallo è fondamentale soffermarsi sul contributo di alto valore letterario che Leonardo Sciascia – seppur in maniera originale e non classica – ha dato a questo genere. Sciascia ha lasciato una traccia importante nella storia culturale italiana ed europea con la sua intera opera letteraria, il suo impegno intellettuale e civico, il suo spirito critico e neo-illuminista. Il genere giallo rivisto in chiave sui generis fu per Sciascia lo strumento per indagare grandi temi storici ed universali e drammatiche questioni del suo tempo. Crovi sostiene: “Temi come la giustizia e l’ingiustizia, l’innocenza e la colpa, la mafia e la sua connivenza con il potere, la corruzione e l’ignoranza, la mancanza di coscienza civica e morale hanno costituito una costante di tutta la narrativa di Leonardo Sciascia, che in maniera drammatica, cruda e realistica ha esplorato in particolare le zone oscure della sua terra di Sicilia. Le sue indagini sono partite fin dal 1961, anno in cui vide la luce il suo romanzo più conosciuto e venduto: Il giorno della civetta. Un giallo che è la cronaca severa dello sfascio culturale e sociale che da tempo sta minando il suo paese. A Il giorno della civetta, farà seguito cinque anni dopo il non meno drammatico A ciascuno il suo, al quale si affiancheranno poi nel tempo i ‘gialli-inchieste’ degli anni Settanta”. Crovi ricorda: “Italo Calvino fu uno dei primi lettori del libro di Sciascia, che lo scrittore inviò in lettura all’editore Einaudi nella speranza di una pubblicazione e commentò così il manoscritto in una lettera del 23 settembre 1960: ‘Sai fare qualcosa che nessuno sa fare in Italia: il racconto documentario, su di un problema, dando una compiuta informazione su questo problema, con vivezza visiva, finezza letteraria, abilità, scrittura sorvegliatissima, gusto saggistico quel tanto che ci vuole e non più, colore locale quel tanto che ci vuole e non più, inquadramento storico e nazionale e di tutto il mondo intorno che ti salva dal ristretto regionalismo e un polso morale che non viene mai meno […] il tuo libro si legge d’un fiato’.”

Crovi argomenta: “La Sicilia di Sciascia non era una terra comoda, né cristallina, ma un luogo denso di ombre, pericoloso e pieno di omertà. Specchio di un paese Italia dove il fenomeno mafia si era ormai diffuso a macchia d’olio. Nessuna delle indagini raccontate da Sciascia nei suoi romanzi è consolatoria, nessuna è risolutoria e quella che intravede il protagonista di  A ciascuno il suo è destinata a fallire”.

Da Sciascia ad Andrea Camilleri

Andrea Camilleri disegnato da Umberto Romaniello

Per l’ampia analisi camilleriana effettuata da Crovi partiamo dalla figura del commissario Salvo Montalbano (che nell’invenzione letteraria è originario di Catania): “Salvo Montalbano. Un uomo tutto d’un pezzo, dotato di sano umorismo e fine sarcasmo e che a tratti può apparirci scorbutico quando sbotta per l’ennesima volta davanti alle male abitudini di chi lo circonda. Un siciliano nel profondo, originario di Catania, il cui unico legame con il Continente è la sua eterna fidanzata che vive lontana in quel porto di mare che è Genova. Un poliziotto che ha tre grandi passioni: il mangiare, il bere e la letteratura (ma non trascura neanche il piacere della sensualità). E che cerca di mantenere intatte in sé le forti sensazioni che gli regalano questi suoi passatempi personali. Acuto osservatore, loquace e curioso al punto giusto, Salvo Montalbano è un uomo che ‘capisce le cose quando le vuole capire’. Ovvero non è né uno ottuso né uno asservito alla burocrazia o alla mafia (pensate che ne Il ladro di merendine la sua più grossa preoccupazione è quella di evitare la promozione a vicequestore, che implicherebbe una compromissione politica e la rinuncia definitiva ai suoi capricci investigativi). È uno che ‘quando ci si incorna su una cosa non ci sono santi’, anche quando è ancora di cattivo umore perchè piove, perchè non ha ancora preso il caffè oppure perchè ha dovuto rinunciare a un piatto cucinato ‘come Dio comanda’ alla trattoria San Calogero”. Secondo Crovi: “A Montalbano interessa incastrare i colpevoli, non pescare nel torbido del loro inconscio: a lui è toccato in sorte di pedinarli, spiarli ed eventualmente acciuffarli, non deve per forza capirli ed eventualmente commiserarli o perdonarli. Gli interessa indagare sull’umanità di chi lo circonda, non sulle sue specifiche colpe”. Il metodo d’indagine, l’analisi della dimensione filosofica, psicologica e sociale della narrativa camilleriana avrebbe meritato un approfondimento maggiore. Anche perché su questo aspetto diversi lettori conoscono già la nostra teoria dei tre livelli interpretativi dei romanzi camilleriani. E diverse nostre intuzioni sul piano storico, letterario e filosofico, tramite anche i dialoghi con Andrea Camilleri, sono stati ripresi nella bibliografia dei volumi dei Meridiani (curati da grandi studiosi) dedicati allo scrittore di Porto Empedocle. 

Tornando allo studio di Crovi, l’autore scrive che: “Andrea Camilleri ha saputo infondere nelle sue storie i colori e gli odori di una terra forte come la Sicilia, un’isola che l’autore ci racconta in maniera speculare e autonoma rispetto a illustri predecessori come Pirandello, Vittorini, Tomasi di Lampedusa, Brancati, Sciascia”. Interessante anche il passaggio sul “Giro di boa”: “Nodale per capire i cambiamenti che ha subito durante la sua vita di personaggio il commissario Montalbano è un episodio come Il giro di boa, in cui il poliziotto creato da Camilleri vorrebbe dimettersi dopo i fatti relativi al G8 non riconoscendosi più nel suo ruolo di agente di polizia. Da quella storia in avanti spesso Camilleri farà commentare a Montalbano la realtà quotidiana e il disagio sociale in essa presente, portandolo anche a indagare su nuove fasce di criminalità emergenti”.

Dal giallo-rosa di Alessia Gazzola al blues di Santo Piazzese

La scrittrice messinese Alessia Gazzola

Santo Piazzese

Sono diversi gli autori analizzati da Crovi, ed è molto efficace la sua interpretazione del fenomeno Alessia Gazzola, scrittrice messinese di talento e notevole successo narrativo. “Quando nel 2011 Alessia Gazzola diede alle stampe il romanzo L’allieva di certo non si aspettava di essere paragonata a Patricia Cornwell, né di diventare l’autrice più letta di gialli-rosa d’Italia e una delle più seguite in tv, grazie al fortunato adattamento delle storie che hanno per protagonista la sua Alice Allevi. Del medical-thriller della Cornwell e di Kathy Reichs la giovane dottoressa siciliana aveva il background di studi, ma il suo approccio alle storie fin dagli inizi è sempre stato meno drammatico. L’uso della commedia e del romanticismo è fondamentale nei suoi romanzi così come quello della musica, che scandisce capitolo dopo capitolo le sue storie”.

Suggestiva l’analisi di Santo Piazzese, fra i più raffinati ed acuti scrittori italiani contemporanei. Parlando dei due primi libri dello scrittore palermitano Crovi sostiene: “E’ proprio un blues (caldo come uno scirocco o come il pane con le panelle o il pane e milza che si possono mangiare ancora oggi per le strade di Palermo) a dare il ritmo a quei due romanzi. Un blues che accompagna il lavoro di un autore che volontariamente cerca di uscire dalla routine che vede la sua città come semplice sede di intrighi mafiosi e preferisce costruire delitti “sani, buoni e misteriosi”, quelli che insomma costituiscono la malavitosità ordinaria di un paese e permettono l’operatività di detective brillanti. E non è casuale neanche la scelta del suo investigatore, il giovane biologo Lorenzo La Marca, che perde il suo tempo come ricercatore nel Dipartimento di biochimica applicata dislocato all’interno dei giardini botanici comunali. Una sorta di immensa foresta tropicale collocata in via Charlie Marx (o sarebbe meglio dire nell’ufficiale via Medina-Sidonia che porta ancora tracce del ’68 sulla sua insegna stradale), un luogo dove nelle giornate di vento si possono sentire ruggire i leoni africani, ma dove possono anche essere rinvenuti cadaveri appesi a imponenti ficus”. Leggendo il libro troverete tanti protagonisti del giallo italiano (maggiori e minori) di tutte le aree geografiche del Paese, un lavoro ampio che merita di esser conosciuto…

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