venerdì 22 giugno 2018

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Con Giovanni Sollima la musica diventa happening

Recensioni

La performance all'Odeon di Catania per la stagione dell'Associazione Musicale Etnea del violoncellista palermitano, accompagnato dagli agilissimi Mario Ancillotti flautista, Matteo Fossi pianista, e dal soprano Francesca Adamo, ha coniugato suoni limpidi e brillanti con forme teatrali di happening newyorkese che hanno stuzzicato l'audience


di Anna Rita Fontana

Potremmo definirlo un tutt’uno col suo strumento, ma lui, il musicista palermitano Giovanni Sollima, classe 1962, sa ben interloquire col grande pubblico su un violoncello istrionico quanto il suo esecutore, dominando la scena accanto ad esso, come in Giovanni Sollima and Friends. In realtà ci è sembrato già un duo, quello dell’artista quanto mai sui generis accompagnato dal suo eloquente strumento a corde, secondo evento della 43° stagione dell’Associazione Musicale Etnea in un gremito Teatro Odeon di Catania, introdotta dal presidente Biagio Guerrera e dal direttore artistico Emanuele Casale. Quale incipit di serata il pezzo “John Africa”, per voce, violoncello e pianoforte, in linea con l’estro compositivo dell’autore, che, tra maglie contemporanee venate di ritmica jazz e forti accenti di primitivismo, si esibiva accanto a un ensemble affiatato: gli agilissimi Mario Ancillotti, flautista, Matteo Fossi, pianista, e il soprano Francesca Adamo che modulava con la sua voce di spicco le intemperanze strumentali accompagnandosi col battito delle mani nel primo tempo, poi bissato alla fine.

Mario Ancillotti, Matteo Fossi, Francesca Adamo e Giovanni Sollima

Ci ha coinvolto in seguito l’ampia effusione lirica del romantico “Trio in re minore op. 49 n. 1 per flauto, violoncello e pianoforte” di Felix Mendelssohn Bartholdy, dove un bell’insieme unitario ha fatto emergere un suono limpido e brillante, di chiaro taglio classico, che traeva linfa dalla fluidità espressiva di Sollima con la sua cavata profonda e risoluta nel tratteggio tematico, giostrato anche sulle abili chances melodiche del flautista, partecipi entrambi delle sottigliezze compositive del musicista di Amburgo, ben supportate dalla coesiva ricchezza pianistica di Fossi. Di complessa fruibilità invece, anche per i connotati di sperimentazione, le pagine tratte dal repertorio novecentesco di Maurice Ravel e Dmitri Shostakovich dei quali sono state eseguite rispettivamente “Les chansons Madécasses” per voce, flauto, violoncello e pianoforte (Nahandove - Aoua! - II est doux, sulla base dei versi tratti dal volume ”Chansons madécasses, traduites en francais, suivies de poésies fugitives di Evariste - Desiré Parmy de Forges) e “Ophelia Song” per voce e violoncello.

Il concerto di Sollima all'Odeon di Catania

In chiusura un Sollima ancora una volta sorprendente col suo pezzo composito “Short Trio Stories” per flauto, violoncello e pianoforte (Leonardo rebus - Biamonti 738 - Allegro troppo - Leonardo rebus - Scarlatti cut) che lo ha visto recitare sul suo violoncello, non più soltanto dalle corde strofinate, ma anche percosse e striate insieme al battito dei piedi: un mettersi in scena oltre che esserci, simulando poi col flautista e il pianista una brusca interruzione con litigio verbale, col fine di stuzzicare l’ascolto e forse renderlo più accattivante? Per la verità non ce l’aspettavamo, ma certamente uno spettacolo nello spettacolo che ci richiama le forme teatrali di happening newyorkese, ci ha calato in una dimensione di avanguardia che Sollima non ha esasperato, perché la musica non è ovviamente solo quello che si scrive sulla partitura e si traspone sulla scena, ma tutto ciò che il compositore-musicista ha assimilato e plasmato sulle proprie emozioni, rivissute al momento dell’esibizione con le sorprese e le trasgressioni che si addicono al personaggio Sollima. Interessante davvero dunque, per il gusto del bel suono, che trascina e conquista… e non solo per questo.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 27 ottobre 2017





Anna Rita Fontana

Ha compiuto studi umanistici al Liceo classico Cutelli di Catania e di indirizzo estetico-musicologico all’Università di Bologna, in Discipline della Musica. Ha conseguito il Diploma di Pianoforte all’Istituto Superiore di Studi Musicali “Vincenzo Bellini” di Catania, frequentando poi i corsi di interpretazione pianistica di Jorg Demus, di analisi musicale con Carlo Mosso e di canto gregoriano a Cremona con Nino Albarosa. Dal 2000 è docente di educazione musicale nelle scuole secondarie di primo grado. Giornalista pubblicista dal 1999, ha collaborato come critico musicale per diverse testate (Giornale di Sicilia, Prospettive, Globus magazine, Sicilia Journal). Oltre SicilyMag.it, attualmente collabora col notiziario on line di musica Bellininews, la rivista I Vespri e la rivista Laòs, notiziario culturale dell’Istituto teologico San Luca.


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